Archivio blog

venerdì 3 giugno 2016

INSIEME PER LA FRANA

Sono trascorsi settantasei giorni da quel 19 marzo in cui una parte di collina, fronte di un ex cava, è franato sull'Aurelia in località Pizzo, isolando Arenzano e bloccando la viabilità. Dopo un rimpallo continuo di responsabilità, ANAS aveva garantito che i lavori avrebbero avuto inizio entro  il 30 maggio, ma, al 3 giugno, ancora nulla si è mosso. I massi caduti dal versante sono ancora sull'asfalto e degli operai ANAS non v'è traccia. Per una cittadina che basa la sua economia sul turismo, tutto ciò sta creando un danno enorme a tutti gli operatori del settore, e non solo, soprattutto a inizio della stagione estiva.Di fronte a questa clamorosa e inspiegabile impasse, i cittadini arenzanesi hanno deciso di attivarsi e di organizzare una protesta pacifica. 
Se non saranno gli organi istituzionali a muoversi, lo faranno i cittadini, con una passeggiata di protesta che andrà dal luogo della frana all'imbocco autostradale, percorrendo tutto il tratto di Aurelia, andata e ritorno. 

martedì 31 maggio 2016

CI AUTOFINANZIAMO CON UN OCCHIO ALL'AMBIENTE

Le cicche di sigaretta sono un rifiuto pericoloso per l'ambiente e non biodegradabile. Le fibre di acetato di cellulosa, di cui è composto il filtro, una volta immesse nell’ambiente, non scompaiono ma vengono semplicemente frantumate: in questo modo si accumulano nel suolo e nelle acque superficiali e marine. II danno ambientale, viene aggravato dalle 4000 sostanze chimiche che il filtro ha assorbito durante la combustione della
sigaretta. Le cicche sono un rifiuto pieno di sostanze tossiche e, se gettate in acqua, diventano un time‐relased di composti chimici pericolosi.
Sono stati trovate cicche nello stomaco di pesci, uccelli, tartarughe, balene e altre creature marine.
Ogni anno milioni di animali marini perdono la vita a causa dell’ingestione di cicche di sigaretta scambiate per cibo.

Per quanto riguarda la pulizia da parte dei Comuni, la raccolta delle cicche risulta particolarmente difficile a causa delle loro ridotte dimensioni. Infatti rimangono facilmente intrappolate nelle fessure, nelle intercapedini,nei tombini e nei cespugli, dove i mezzi di spazzamento manuali e meccanici non riescono ad arrivare. Negli ambienti naturali si rende addirittura necessaria una raccolta manuale, con costi elevati, per rimuoverle dalle rocce, dalla vegetazione e dalle spiagge.
La collettività spende cifre considerevoli per ripulire strade e marciapiedi dalle cicche, con risultati non sempre soddisfacenti.


PER QUESTI MOTIVI IL NOSTRO GRUPPO, invece di inutili gadget, HA DECISO DI ACQUISTARE QUESTI UTILISSIMI POSACENERE PORTATILI CHE POTRETE TROVARE PRESSO I NOSTRI GAZEBO/BANCHETTI (offerta libera).

#ArenzanoPulita

mercoledì 18 maggio 2016

LA FATISCENZA DI UN EDIFICIO SPESSO NON E' SOLO UNA QUESTIONE ESTETICA, MA ANCHE E SOPRATTUTTO......

Come già denunciato in un precedente post, torniamo a portare all'evidenza lo stato di  degrado al quale è sottoposto ormai da molti anni l'edificio dell'ex Albergo Mira Mare. Come testimoniano le immagini  qui sotto, esso versa in uno stato di totale abbandono.













Riteniamo che questo stato di degrado  non possa trovare giustificazione alcuna da parte della Amministrazione pubblica,  responsabile del decoro della Città e della incolumità dei Cittadini. 
Infatti questa situazione non è solo una questione estetica (peraltro marcata vista la locazione dell'immobile nella strada più turistica di Arenzano) , ma anche e soprattutto una necessità di tutelare SICUREZZA e IGIENE PUBBLICA. Infatti è  esperienza tristemente maturata che gli immobili in abbandono, che presentano criticità strutturali, possano determinare distacchi improvvisi di porzioni di facciata, con grave pericolo per i passanti. Inoltre questi edifici diventano al loro interno tane per roditori che trovano nella sporcizia e nell'abbandono loro abituale dimora dove proliferare.












Le immagini ci sono state fornite da un cittadino arenzanese che più volte ha scritto al Sindaco e ha  informato  Prefetto, curatore fallimentare e  giudice delegato denunciando  tale situazione al fine di sollecitare  il pronto intervento delle pubbliche funzioni preposte alla tutela del decoro ambientale e della sicurezza pubblica, nella non creduta ipotesi che la Curatela non provveda ad immediato intervento risolutore di quanto oggetto di doglianza.

L' Hotel Miramare di Arenzano - Residenza Villa Gavotti Srl in liquidazione risulta infatti inserito nella procedura concorsuale.    

FRANA DEL PIZZO: parliamo di responsabilità.

 Premessa: È vero che generalmente è il proprietario dei terreni a monte che deve far sì che le stesse non arrechino danno alle proprietà a valle e che un muro di sostegno viene attribuito di principio a colui che sta a monte, ed è anche vero  che se non ci sono prove che il muro sia stato costruito da chi sta a valle potrebbe essere chiamato a risponderne il proprietario (è un caso limite). In qualche caso il giudice ha disposto di stabilire la cronologia degli interventi e le responsabilità ricadono su quelli più recenti.
Tuttavia nel caso in questione si parla di "versante" che comunque è preesistente alla strada, quindi chi fa o gestisce la strada dovrebbe preoccuparsi della sua sicurezza ed intervenire d conseguenza.  Un libero professionista che ha avuto già contenziosi con ANAS afferma che essa tende sempre ad attribuire  la colpa ai proprietari dei terreni sovrastanti, ma non sempre le va bene. 
In altre parole non è automatico che il proprietario di un versante (non di un muro o di un manufatto) venga chiamato a rispondere dei danni di una frana del suo terreno. L'ANAS,  accertato il potenziale pericolo,  avrebbe potuto decidere di non far passare  la strada in una zona geologicamente a rischio oppure  predisporre dei sistemi di protezione passivi quali un muro di protezione con reti e cavi o una galleria artificiale.
Naturalmente quelle che abbiamo elencato sono tutte possibilità; alla fine sarà il giudice a decidere.

 

Per la legge è Il gestore della strada, in questo caso ANAS, ad essere il responsabile dei versanti della strada stessa; nel merito si va poi a discutere dei limiti di pertinenza stradale e della definizione del versante, ma è il gestore della strada ad essere il responsabile della sicurezza della sua strada. 



Inoltre le sentenze ultime della Cassazione hanno dato ragione ai proprietari.

-Responsabilità da custodia: l’ente proprietario della strada paga i danni anche quando i massi cadono dal terreno di un privato.   L’ente proprietario della strada è tenuto a risarcire i danni provocati dagli eventi naturalistici (come una caduta di massi) anche se provenienti da proprietà limitrofe di terzi. Così, per esempio, se una serie di detriti discendono da un pendio perché causati dalla cattiva manutenzione di un fondo di un privato, l’eventuale danno agli automobilisti che circolano sulla strada pubblica deve essere indennizzato dall’Anas.   L’ente pubblico, proprietario della strada, si può esonerare dalla responsabilità solo se prova che si è trattato di un evento imprevedibile, cosa difficile da dimostrare se, per esempio, era già presente una segnaletica di pericolo, non vi era un muro di contenimento ed era chiaro a tutti che, prima o poi, il terreno sarebbe franato.   -

-Essendo funzione primaria dell'ente proprietario della strada quella di garantire la sicurezza della circolazione (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285, art. 14) e spettando all'ANAS, tra l'altro, il compito di adottare i provvedimenti necessari ai fini della sicurezza del traffico sulle strade e sulle autostrade che le sono affidate e in relazione alle quali essa esercita i diritti e i poteri attribuiti all'ente proprietario (D.Lgs. 26 febbraio 1994, n.e 143, art. 2), poco importa, in questa sede, stabilire su chi dovesse, in definitiva gravare il costo economico del risanamento delle sponde laterali, Sta di fatto che l'Ente non poteva consentire la circolazione su un tratto di strada di cui aveva la custodia, senza adottare - o assicurarsi che venissero da altri adottati - i presidi necessari ad eliminare i fattori di rischio conosciuti e conoscibili con un attento e doveroso monitoraggio del territorio. (...) l'inerzia del proprietario nella realizzazione degli interventi idonei a bonificare il terreno adiacente alla strada, non elimina di certo quella del proprietario o del concessionario dell'area su cui i massi rocciosi erano, ineluttabilmente, destinati a cadere - e caddero infatti - mettendo a repentaglio quella sicurezza della circolazione che, come testé specificato, costituisce uno dei compiti primari dell'ANAS.

fonti: 
-http://www.laleggepertutti.it/54166_frana-risarcimento-danno-sempre-dovuto-dallanas-o-dal-proprietario-della-strada#sthash.Z3QzIvdD.dpuf

-http://www.neldiritto.it/appgiurisprudenza.asp?id=7412

sabato 14 maggio 2016

ADESIONE AL COMITATO PER IL NO AL REFERENDUM MODIFICHE COSTITUZIONALI

 Il Parlamento italiano dovrà pronunciarsi definitivamente in ordine alla nuova modifica della Costituzione approvata in prima lettura sia dal Senato che dalla Camera dei deputati. 

Tale legge costituzionale proposta dal Governo riforma la Parte II della Costituzione in modo rilevante mettendo a rischio l'identità della stessa e con essa la genesi della Repubblica italiana costruita dopo la Resistenza. 

 Tutto ciò è ancor più inaccettabile in rapporto alla nuova legge elettorale Italicum, già approvata e molto simile al Porcellum, su cui la Corte costituzionale ha già pronunciato l’illegittimità; 
Inoltre  la cancellazione dell' elezione diretta dei Senatori e la composizione del Senato fondata su persone non elette dal popolo ma nominate, colpiscono irrimediabilmente il principio della rappresentanza politica e della democrazia, e ledono gli equilibri del sistema istituzionale. 
Non basta l'argomento del taglio dei costi della politica, che più e meglio poteva perseguirsi con scelte diverse visto che i costi saranno ridotti solo di un quinto;
 né basta l’intento dal sapore propagandistico di costruire una Repubblica delle autonomie, smentito da un rapporto Stato-Regioni-Enti Locali che riduce drasticamente i poteri di questi ultimi relegandoli ad una funzione marginale rispetto al Governo Centrale; 
 La Carta Costituzionale ha sempre avuto la sua forza nell’articolazione dei poteri in senso plurale e partecipato egualmente su tutto il territorio nazionale, mentre il vero obiettivo della riforma è lo sbilanciamento delle decisioni istituzionalmente importanti a favore dell'esecutivo;
Una prova in tal senso si trae dalla volontà di introdurre in Costituzione un farraginoso procedimento legislativo dove sarà il governo a dettare i tempi dell'agenda dei lavori parlamentari; 

 Il disegno di legge costituzionale del Governo stravolge radicalmente gli equilibri, i pesi e contrappesi dell'impianto della Costituzione, ed è esclusivamente proteso a trasformare i diritti sociali e le libertà personali, in valutazioni economiche che blindano il nostro paese nella cortina dell’Europa dell’austerità, delle banche e dei trattati, come già avvenuto con l’introduzione nel testo costituzionale del meccanismo del pareggio di bilancio. 

 L'impatto della nuova riforma sulla sovranità popolare, sulla rappresentanza, sulla partecipazione, sul diritto di voto, sarà devastante e condurrà il Paese verso la fine della eguaglianza sostanziale sancita nella nostra Costituzione. 






Per queste ragioni e per difendere la democrazia politica, l’autonomia dei territori, i principi di eguaglianza e i diritti,



 il gruppo CITTADINI ATTIVI PER ARENZANO A 5 STELLE:

  •  Ha aderito al Comitato per il No nel referendum sulle modifiche dellaCostituzione; 
  •  Promuove la raccolta firme affinché si possa dare l’ultima parola al popolo italiano    attraverso lo svolgimento del referendum confermativo; 
  • Vorrebbe che la Giunta Comunale si impegnasse a rendersi operativamente coinvolta da questo momento in ogni altra iniziativa utile e necessaria nei prossimi mesi a scongiurare la manomissione della Costituzione, partendo dall’informazione ai cittadini, e dalla mobilitazione delle altre realtà istituzionali come le scuole e le associazioni presenti ad Arenzano e sul territorio; 


IL TEMPO STRINGE: CI VEDIAMO DOMENICA 29 MAGGIO DALLE 10 ALLE 13.30 IN VIA BOCCA PER FIRMARE PRESSO IL NOSTRO GAZEBO!!

venerdì 13 maggio 2016

UNA PETIZIONE PER CHIEDERE CHIAREZZA E INFORMAZIONI SULLA FRANA

Il gruppo "Cittadini attivi per arenzano a 5 Stelle" il 4 maggio 2016 ha dato il via ad una raccolta firme per la sottoscrizione di una petizione alla quale hanno aderito diversi cittadini e commercianti indirizzata al Sindaco e alla Giunta. 
Con questa petizione in sostanza si chiedeva che la cittadinanza, ai fini di una maggiore trasparenza ed a fronte di una comprensibile esigenza di poter monitorare adeguatamente l'evolversi della situazione, fosse messa al corrente con costanza e puntualità, riguardo qualsiasi incontro, atto, provvedimento, decisione adottati dagli enti preposti, dagli organi istituzionali e dagli organi giurisdizionali di cui il Comune fosse a conoscenza. Ossia che venisse fornito un cronoprogramma dettagliato e continuo di tutti i dati riguardanti la frana che il 19 marzo  ha bloccato l'Aurelia in località Pizzo, tagliando in due la strada statale. 

Giovedì scorso, subito dopo le riprese in diretta della Rai, abbiamo avuto modo di spiegare direttamente al sindaco il contenuto della richiesta espresso a mezzo petizione e, nel pomeriggio, la Sindaco stessa si è messa al lavoro per esaudire la nostra  lecita richiesta.

Ecco la pagina che DA OGGI 13 MAGGIO 2016 si può trovare sul sito del Comune:http://www.comune.arenzano.ge.it/frana-di-arenzano.htm 

Apprezziamo sicuramente la buona volontà del Sindaco ed il fatto che sia stata immediatamente accolta la nostra richiesta ancor prima che la petizione fosse protocollata, ma non nascondiamo che ci saremmo aspetatti di più: auspicavamo delle informazioni  più dettagliate ed esaustive. Ad esempio, dagli incontri citati nel sito con prefetto, magistrato, dirigenti ANAS, tecnici comunali e proprietari interessati cosa è emerso? Cosa si è deciso o valutato? 
Quello che maggiormente preoccupa la cittadinanza è ciò che la attende da qui alla risoluzione del problema. Ai cittadini sarebbe utile e doveroso far sapere se c’è una previsione temporale ragionevolmente attendibile per la riapertura della strada, se esiste un progetto e, nel caso, cosa prevede ed i costi stimati; quali sono i passaggi formali ed istituzionali che devono essere superati per vedere iniziare i lavori di ripristino, il motivo per cui l'area è ancora sotto sequestro, se la frana è ancora attiva, cosa dicono i tecnici, etc.  

Questo è il senso della  richiesta che vorremmo inoltrare al Comune: conoscere come stanno i fatti e soprattutto sapere cosa ci attende! Ci auguriamo che a breve vengano rese disponibili alla cittadinanza anche le informazioni sopra citate e che nel tempo esse vengano puntualmente aggiornate e divulgate, in totale trasparenza.






QUESTO IL TESTO DELLA PETIZIONE:

RICHIESTA DI INFORMATIVA SULLA FRANA DI ARENZANO 


PREMESSO CHE a seguito dell'evento franoso che lo scorso 19 marzo, ha colpito la SS 1 Aurelia , nel territorio del Comune di Arenzano, in località Pizzo, causando grandi disagi, ci saremmo aspettati quantomeno l'indizione di un'assemblea pubblica per essere ragguagliati sui provvedimenti che il Sindaco e la Amministrazione Comunale, a prescindere dall'iter giuridico, dalle responsabilità e dall'ambito di competenza, avrebbero via via adottato per far fronte in tempi più brevi possibili alla grave criticità che sta arrecando danno al nostro territorio, alle attività commerciali e disagio alla viabilità; 
VISTO CHE abbiamo appreso solo dagli organi di stampa che, a seguito dell'incontro tenutosi il 3 maggio in Regione, è emerso che per la sola opera di disgaggio della parete interessata allo smottamento, nonché per la riapertura di una corsia, occorreranno 72 giorni, e che vi sarà una compartecipazione dell'erogazione dei fondi da parte della Regione Liguria e di A.N.A.S per un ammontare di circa 1,6 milioni di euro, ma che non siamo a conoscenza di dati più precisi,                                                               

CHIEDIAMO 

al Sindaco e alla Giunta, che la cittadinanza venga informata attraverso un canale ufficiale di informazione continua e costante che fornisca un crono-programma preciso degli interventi e attraverso il quale vengano trasmessi maggiori dettagli e chiarezza non solo sui tempi e sui lavori di messa in sicurezza e di ripristino della viabilità sulla SS Aurelia, ma anche sulla gara d'appalto di Anas, sui dettagli del costo totale dell'opera, sui tempi per l' avvio dell'iter autorizzativo da parte di Prefettura e Sovrintendenza, e ancor prima sui tempi precisi per un progetto preliminare dei lavori e di assegnazione dell’opera ed i loro contenuti, sulla data di partenza dei lavori, sul nominativo del futuro soggetto (se unico) a cui verrà affidata la progettazione esecutiva e definitiva, ed altre puntuali informazioni che siano più particolareggiate rispetto a quelle sommarie che ci vengono fornite dalla stampa locale, OSSIA che la cittadinanza venga informata con costanza e puntualità, su qualsiasi incontro, atto, provvedimento, decisione adottati dagli enti preposti, dagli organi istituzionali e dagli organi giurisdizionali di cui il Comune sia a conoscenza. Ai fini di una maggiore trasparenza ed a fronte di una comprensibile esigenza di poter monitorare adeguatamente il decorso della situazione, CHIEDIAMO all'Amministrazione comunale di dedicare un'apposita pagina web all'interno del sito istituzionale del Comune contenente ogni tipo di informazione riguardante la frana. 
Ovvero di indire con regolare frequenza assemblee pubbliche in modo che tutti i cittadini abbiano la possibilità di monitorare il decorso della situazione in ogni suo aspetto. 


sabato 2 aprile 2016

RACCOLTA DIFFERENZIATA RIFIUTI: LA TARIFFA PUNTUALE


Quali sono i sistemi che permettono la misurazione e la conseguente tariffazione puntuale dei rifiuti prodotti?
Gli strumenti attraverso cui viene applicata la tariffazione puntuale in Europa, negli Usa e in Australia sono diversi ed hanno subito nell'ultimo quinquennio una rapida evoluzione soprattutto grazie allo sviluppo delle tecnologie legate alla tranciabilità in genere che hanno fatto abbassare i costi rendendo possibile l’applicazione dei singoli Tag perfino sui sacchi a perdere. I sistemi di tariffazione puntuale vengono distinti in due metodi di applicazione: il primo si basa sull'identificazione dell’utenza, il secondo si basa invece sull'identificazione dei contenitori associati ad una singola utenza oppure, in subordine, condivisi da un gruppo di utenti. Tra i primi annoveriamo i sistemi cosiddetti a calotta volumetrica ad apporto volontario ed i sistemi di conferimento presso centri di raccolta presidiati oppure isole ecologiche fissi o mobili nei quali le utenze vengono identificate tramite tessere con transponder, badge magnetici o tessera sanitaria, etc. I modelli maggiormente diffusi sono invece quelli che rientrano nel secondo metodo e cioè quelli che identificano l’utenza attraverso la lettura di un Tag affisso sul contenitore o sul sacco. Questo metodo è particolarmente adatto ai sistemi porta a porta e va ulteriormente a rafforzare l’elemento della responsabilizzazione dell’utenza con l’associazione diretta tra singolo conferimento e utenza di provenienza del rifiuto. 

La tipologia di rifiuto urbano che viene solitamente sottoposta a misurazione e tariffazione puntuale è la frazione indifferenziata ma all'estero viene spesso sottoposta a misurazione e tariffazione anche la frazione organica (umido e verde). In Belgio, per esempio, è stata introdotta una tariffazione differenziale (denominate infatti tariffe DIFTAR, geDIFferentieerd TARief) attraverso una modulazione dei costi anche per l’organico e per la frazione imballaggi (chiaramente notevolmente inferiori rispetto il costo applicato al rifiuto residuo) proprio per distribuire il disincentivo economico prevalentemente sul rifiuto residuo ma anche in parte minoritaria sulle altre frazioni recuperabili e riciclabili. Questa modulazione della tariffazione puntuale differenziale risulta molto interessante perché bisogna sempre rammentare che l’obiettivo perseguito a livello europeo non è solo un elevato livello di riciclaggio ma innanzitutto la prevenzione quale obiettivo prioritario. Tendere, ad esempio, a disincentivare la produzione di rifiuti organici significa favorire un minore spreco di prodotti alimentari così come un disincentivo verso la produzione di rifiuti da imballaggi significa minor spreco di risorse che sono serviti alla loro produzione, alla loro commercializzazione e poi al loro successivo riciclo. Vari studi mettono infatti in evidenza che la tariffazione puntuale determina un incentivo economico che ha effetti diretti anche nella determinazione dei flussi di rifiuti prodotti ed a sua volta influenza sia il modo con cui le amministrazioni locali si approcciano alla gestione dei rifiuti (ad esempio promuovendo e finanziando i centri del riuso, il compostaggio domestico, ecc.) sia l’industria che è incentivata alla progettazione di packaging (design) meno voluminoso o allo sviluppo di scelte di marketing orientate alla minore produzione di imballaggi a perdere.

Tariffa puntuale rifiuti: cos'è, come funziona. Intervista ad Attilio Tornavacca (Esper)
     
Nel caso di grandi complessi residenziali, la misurazione avviene per singolo appartamento oppure ci sono realtà dove il calcolo dei rifiuti indifferenziati avviene per condominio?
Le tecnologie più recenti consentono di applicare il principio “chi inquina paga” non solo all’intero condominio con contenitori condivisi tra più utenze ma anche al singolo appartamento utilizzando per il conferimento sia sacchi che mastelli dotati di specifici transponder. ESPER ha infatti operato per introdurre anche in Italia sistema che consentissero di evitare di dover gestire contenitori condivisi da più utenze poiché tale sistema limita notevolmente il principio “chi inquina paga” in quanto non si garantisce più che ciascuna utenza paghi in base a quanto effettivamente prodotto.

Nel 2012 nel Comune di Trento, ad esempio, per l’applicazione della tariffazione puntuale nelle utenze condominiali con un numero di famiglie superiore a 5 è stata lasciata libera scelta all'assemblea condominiale di mantenere il conferimento alla singola famiglia o ripartirne la suddivisione, nei modi previsti dal regolamento comunale Tari, tra tutti i condomini. Nel caso di assegnazione di contenitori condominiali tra tutte le famiglie la parte variabile sarà suddivisa tenendo conto degli stessi parametri che vengono utilizzati per la determinazione del calcolo della tariffa variabile per le singole utenze (numero di svuotamenti, volumetria, peso, etc.). Nel 2015 nel Comune di Olbia non è stata invece nemmeno prevista l’opzione della possibile scelta del bidone condominiale ed i risultati ottenuti (oltre il 70 % di RD fin dai primi mesi) hanno confermato la validità e l’apprezzamento degli utenti per tale scelta operativa.

Il calcolo della tariffa come viene effettuato? Oltre a una quota fissa, questa viene calcolata in base al numero di svuotamenti?
Generalmente si distingue tra una parte fissa e variabile. La prima serve a coprire quei costi che tendenzialmente non sono interessati dalle variazioni nelle produzioni di rifiuti: si tratta dei costi dei servizi svolti per la collettività in generale quali i servizi di spazzamento, pulizia degli spazi pubblici, gli ammortamenti, gli investimenti, i costi di gestione, etc. Generalmente è calcolata sulla superficie dell’immobile ponderata per il numero di componenti come ad esempio avviene a Parma e Trento. Può però anche essere calcolata in funzione del volume del contenitore prescelto come ad esempio avviene nel Consorzio Contarina per il contenitore del rifiuto vegetale che può essere richiesto per il ritiro domiciliare su domanda secondo differenti volumetrie disponibili.

In questo caso la tariffa è considerata come una tariffa-abbonamento sulla base di un servizio effettivamente reso indipendente dal numero dei componenti e della superficie dell’immobile. La parte fissa sarà calcolata come detto in base alla volumetria richiesta mentre la parte variabile viene calcolata distinguendo tra costi correlati ad un numero di sacchetti o svuotamenti minimi attribuiti ad ogni utenza in relazione al numero di componenti e costi correlati al numero di eventuali ulteriori sacchetti utilizzati o svuotamenti aggiuntivi rispetto a quelli minimi pre-assegnati. A Parma e Trento è calcolata conteggiando tutti gli svuotamenti eccedenti un numero minimo di svuotamenti già assegnati. Ad esempio, il numero minimo di svuotamenti previsti per una famiglia di Parma con due componenti per contenitori da 40 litri il numero minimo è di 18 svuotamenti mentre per contenitori da 120 litri il numero minimo di svuotamenti è di 6.

I controlli e le sanzioni sono fondamentali per la riuscita del sistema?
I controlli sono fondamentali per ogni sistema basato sull'introduzione di nuove regole di conferimento ma per l’ottimale successo della tariffazione puntuale le attività di controllo assumono un ulteriore valenza ed un duplice metodo di applicazione: permangono i controlli sul campo effettuati eventualmente anche dai cosiddetti ecovolontari in ausilio alle forze locali di polizia ma si rafforzano notevolmente le segnalazioni di quelle utenze che conferiscono in maniera non ordinaria e che, grazie alla più semplice identificazione delle utenze che non conferiscono i propri rifiuti in modo regolare, possono essere indirizzati i controlli in modo più efficace e mirato.

Va infine evidenziato che sia in Italia che all'estero le esperienze di tariffazione puntuale che si basano unicamente sull'uso di calotte ad accesso controllato del residuo consentendo libero accesso ai contenitori stradale delle varie frazioni riciclabili, determinano spesso un drastico peggioramento della qualità delle frazioni merceologiche delle frazioni riciclabili a causa della evidente difficoltà di controllo della qualità delle frazioni differenziate conferite nei contenitori di prossimità o stradali ad uso collettivo.



Quali sono gli esempi italiani dove la tariffa puntuale è stata adottata con successo? E in Europa?
 

Oramai tutti conoscono il Comune di Ponte nelle Alpi che ha primeggiato nelle classifiche di Legambiente negli ultimi rapporti Comuni Ricicloni o il Comune di Capannori che per primo ha introdotto in Italia l’uso di sacchetti dotati di transponder UHF abbinati alla tariffazione puntuale con il supporto tecnico della ESPER. Recentemente ha però destato parecchio interesse il caso del Comune di Parma che è risulta attualmente il comune più grande d’Italia per ampiezza demografica ad applicare la tariffazione puntuale con i suoi 190.000 abitanti. Infatti se tra i comuni medio piccoli la tariffazione puntuale si sta diffondendo sempre più velocemente, soprattutto nel centro-Nord, è nei comuni grandi e nelle grandi città che tale modello stenta ancora a diffondersi rapidamente. A Parma è stato raggiunto il 72% di raccolta differenziata già nei primi 6 mesi grazie all’introduzione della tariffa puntuale. Contestualmente si è riusciti a limitare la produzione complessiva del 6% circa. Trento con i suoi 120.000 abitanti dal primo gennaio del 2013 applica la tariffazione puntuale e nel 2015 ha superato l’80% di raccolta differenziata con una diminuzione del rifiuto totale prodotto di circa il 10% dal 2013. Tra i consorzi di Comuni in cui è stata adottato la tariffazione puntuale fin dal 2002 si devono evidenziare i risultati conseguiti dal Consorzio Priula che conta circa 550.000 abitanti complessivi nei 50 comuni serviti della provincia di Treviso dove si raggiunge al 2014 l’85% di raccolta differenziata con una riduzione del rifiuto residuo a soli 55-57 kg.ab.anno. Altre esperienze ormai consolidate e molto significative in termini di riduzione del rifiuto del rifiuto residuo e di riduzione dei costi del servizio sono quelle operate da ETRA SpA (75 Comuni per circa 600.000 abitanti nelle Province di Padova, Vicenza e Treviso), dal Consorzio Chierese dei Servizi (124.000 abitanti in Provincia di Torino) e dalConsorzio dei Navigli (circa 25.000 abitanti). 

mercoledì 23 marzo 2016

LA FRANA DI ARENZANO VISTA DA UN GEOLOGO

Abbiamo chiesto il parere di un esperto e accogliamo volentieri sul Blog il commento di un geologo sulla frana di Arenzano.

"La parete franata probabilmente era un fronte di cava abbandonato mentre la zona del ciglio era occupata da due fasce coltivate che sono crollate. Ora rimangono altre fasce coltivate.
Temo che la permeabilità del suolo alle spalle della frana non sia stato un bene.
La galleria del Pizzo all'imbocco ha un tratto artificiale: lavori di messa in sicurezza eseguiti verso al fine anni 80. Ci sono analogie con la frana di Via Digione, a Genova Di Negro: per fortuna che qui non ci hanno costruito un palazzo.

Attualmente c'è un rischio di un allargamento verso ponente al di sotto di un paio di fascette della Villa che è stata costruita sul ripiano a monte della scarpata (I blocchi che si vedono nella foto): la casa non è in pericolo.
 La fascia rimasta visibile nella foto è destinata ad arretrarsi: una scarpata in terra verticale di circa tre metri tenderà a disporsi su un angolo più stabile (minimo 40°) e la sicurezza si raggiungerà riducendolo ad un massimo di 30 gradi e proteggendo il fronte con opere di regimazione idraulica. Però dovranno ricercare soluzioni che possano rendere agibile l'Aurelia in tempi rapidi. Ciò complica un po' le cose: ci sarà un palleggio di responsabilità tra Comune, Anas e proprietari dei terreni. Inoltre ci sarà anche un'inchiesta penale che non favorirà una rapida soluzione e, conseguentemente le inchieste civili. Oltretutto c'è anche un ferito grave.
Vi sono anche dei problemi legati alle proprietà dei terreni che innescheranno un palleggio di responsabilità  su chi doveva fare che cosa. Teoricamente il proprietario dovrebbe fare in modo che la frana non danneggi la proprietà altrui: in quel punto  c'era una cava (da verificare) ora dismessa (anche il proprietario è tenuto al ripristino ambientale), poi c'è l'Anas che avrà fatto qualche scavo al piede, le autorità che dettero le autorizzazioni..... e così via. Tra causa penale e civili c'è il rischio che la cosa si possa protrarre per almeno una decina d'anni.
Le rocce lì presenti appartengono alle così dette rocce verdi (metabasiti, in questo caso, che possono contenere anfiboli sodici); queste sono in contatto a monte con serpentiniti. C'è la possibilità che in tal caso  il materiale franato venga  trattato come rifiuto pericoloso.


Suscettività al dissesto


carta degli elementi a rischio geomorfologico
Nelle zone a rischio l'agricoltura non è proibita, a meno che questo rischio non diventi una certezza: in quel caso viene transennata una fascia di congrua larghezza nella quale viene interdetto l'accesso. Cosa che hanno fatto dopo la frana: attualmente hanno disposto dei nastri che delimitano la zona interdetta ed una parte di questi sono all'interno del giardino della villa. Fra qualche giorno, a seguito di indagini geo-meccaniche in sito, potranno decidere se si potrà ridurre il livello di cautele, se eseguire opere di consolidamento in alto o se far cadere ulteriori parti rimodellando la scarpata su pendenze più basse. 
Attualmente l'ultima cosa che farei sarebbe quella di rimuovere il materiale franato (a parte i massi isolati sulla strada). 

 
Non scarterei l'ipotesi di ricorrere a difese passive da porre alla base del pendio: cavi e reti paramassi (delle quali deve essere messa in conto la necessità di rifarle dopo ogni crollo; esse agiscono un po' come i cavi freno sulle poraterei) e/o una galleria artificiale (ce ne è una sul capo Noli che proteggeva la ferrovia). Il primo lavoro da fare è, secondo me un disgaggio molto pesante su tutto il fronte ed in particolare sulle parti alte . Si tratta di interventi che vanno accuratamente progettati e valutati in tutte le componenti sopratutto economiche. È possibile che il giudice imponga l'esecuzione dei lavori con riserva di addebitamento alle varie parti ritenute responsabili.

Sicuramente daranno un incarico per il rilevamento in parete da remoto mediante utilizzo di droni dotati di laser scanner (anche se con laser credo possano agire da qualche punto a valle). Attualmente è ben visibile una frattura aperta  di una ventina di centimetri, disposta longitudinalmente al pendio che parte da sotto la fascia rimasta. L'area sul Piano di Bacino è nella carta delle suscettività al dissesto, è in PG4 (la più alta). Singolare è che sulla "carta del rischio" proprio quel tratto di Aurelia sia classificato a basso rischio, così come l'area al piede del versante dove dalle foto satellitari sembra ci sia un parcheggio con molte auto. Risulta ad alto rischio il tratto di Aurelia immediatamente a ponente (dove c'è il muraglione mi pare) che non è stato colpito dalla frana".

sabato 19 marzo 2016

NUOVO STATUTO DI IREN: AUMENTA LA PRIVATIZZAZIONE!

(a cura del Movimento 5 Stelle di Genova)
Il Movimento 5 Stelle di Genova, unitamente ai colleghi di Torino e Reggio Emilia, è contrario alla modifica dello statuto di Iren, studiato per impoverire la partecipazione pubblica e il potere dei cittadini.
La proposta di modifica dello Statuto del Gruppo IREN che la Giunta porterà tra poco in Consiglio palesa l’intenzione di privatizzare definitivamente la società e con essa settori e beni strategici come l’acqua ed i rifiuti.
Oggi Sindaco, PD e maggioranza vogliono introdurre il voto maggiorato, cioè la possibilità di scendere sotto al 51% pur mantenendo il controllo – …ma quale? Già oggi sono evidenti le difficoltà di controllo da parte del pubblico – .
Ricordiamo brevemente i passaggi che ci hanno portato fino a qui: avevamo una municipalizzata (AMGA) che si è aggregata con altre aziende, poi è diventata società per azioni, poi è stata quotata in borsa ma con il 51% in mano ai Comuni azionisti: la solita foglia di fico della maggioranza pubblica che però non incide sulle scelte aziendali. Infatti, nel frattempo, le azioni hanno perso il 45% del valore di collocamento, il Gruppo ha più di 2 miliardi di debiti, il servizio non è migliorato e i costi per i cittadini sono lievitati. Una strada maestra verso la privatizzazione totale.
Vendere azioni pubbliche per far cassa, raccontando ai cittadini la favola dell’azienda ancora pubblica vuol dire privatizzare senza dirlo. Già oggi basta che i soci privati si mettano d’accordo con uno dei Comuni azionisti con scambio di reciprochi interessi a danno degli altri Comuni azionisti per far si che la maggioranza dei cittadini coinvolti subisca indirizzi peggiorativi. Basterebbe, con le nuove variazioni, nel prossimo futuro eliminare anche il voto maggiorato e la gestione dei nostri beni comuni oltre a essere diventata di fatto una  proprietà privata, verrebbe effettuata  da chi non ha alcun legame con il territorio e non ha alcun interesse per le città e i cittadini essendo vincolato solo a logiche economiche e finanziarie. Già adesso abbiano la sensazione che l’unico obiettivo di IREN sia quello di fare dividendi, che neppure arrivano al Comune di Genova perché servono a ripagare i debiti bancari della società intermedia FSU e gestire poltrone.
La Giunta chiede anche di delegare al CdA IREN la possibilità di aumenti di capitale per i prossimi 3 anni fino a un massimo del 3% con esclusione del diritto di opzione. Il CdA, dicono, verrà rinnovato a breve e in maniera incomprensibile ed inaccettabile prima delle elezioni amministrative di Torino, forse per paura che il prossimo sindaco della Mole non sia allineata? Tale aumento di capitale potrebbe essere offerto in sottoscrizione solo a soggetti pubblici o a fronte di conferimento di aziende pubbliche o rami di aziende pubbliche connessi all’oggetto sociale di IREN.
Insomma, anche qui via libera a nuove aggregazioni dai contorni ignoti per i  cittadini però forse già chiare nella mente dei proponenti. Il Movimento 5 Stelle di Genova, unitamente ai colleghi di Torino e Reggio Emilia, è contrario a questa modifica dello statuto, che non è utile in alcun modo ai cittadini ma solo alle speculazioni finanziarie e politiche.
Ci batteremo con tutte le forze per evitare questa nuova svendita di potere. E staneremo in aula gli ipocriti che si riempono la bocca di “pubblico” ma adorano il profumo dei soldi privati.

ARENZANO- TRAGEDIA SFIORATA: IL DISSESTO IDROGEOLOGICO NON ASPETTA.

Il dissesto idrogeologico è sempre in agguato, ma gli Enti preposti  (ma pure i privati) continuano ad affidarsi alla benevolenza del fato e scelgono di non investire nella tutela del territorio. 

Quanto accaduto oggi ad Arenzano, salvo ancora accertare di chi sono le responsabilità, è per noi un'occasione per ricordare ai cittadini quanto sia importante, da parte delle istituzioni, non trascurare la tutela del territorio con dei piani di prevenzione a lungo termine, con la messa in sicurezza continua e con una meticolosa salvaguardia del consumo del suolo. 
La questione del dissesto idrogeologico ovviamente è molto complessa e così va affrontata. Le cause sono molteplici e non sempre direttamente correlate alle azioni umane. Le frane si verificano anche in natura a causa dei cambiamenti e delle modifiche delle condizioni del terreno o a causa dei mutamenti climatici, quindi  sia per cause dirette che per quelle prodotte indirettamente dalle attività dell'uomo. Tra le principali cause dirette vi sono le piogge torrenziali che hanno caratterizzato l'ultimo decennio e che dilavano lo strato superficiale del terreno mettendo a rischio la coesione dei versanti, soprattutto in liguria dove il sistema è già fragile, ma ve ne sono tantissime altre. 

Proprio per questi motivi occorre sensibilizzare le istituzioni a tutti i livelli allo scopo che esse si assumano le dovute responsabilità nel ruolo di garanti di un continuo monitoraggio e una costante cura, salvaguardia e messa in sicurezza del territorio. Ricordiamoci che anche se le cause sono indirette, le istituzioni giocano un ruolo fondamentale nelle scelte da attuare, sia nel campo della prevenzione che in quello della messa in sicurezza.

Arenzano, Aurelia -  Pizzo - (foto di Paolo Quezzi)

COSA FA IL GOVERNO?

Per quanto riguarda il Governo, Renzi ha promesso più volte di destinare fondi alla prevenzione del dissesto idrogeologico, ma in realtà , da una ricerca approfondita dei portavoce M5S della Commissione Ambiente M5S, risulta soltanto uno stanziamento di 50 milioni di euro rispetto ai 2 miliardi promessi a botte di slogan dal Premier. Per rimettere in sicurezza il territorio italiano occorrerebbero 4 miliardi di euro e contemporaneamente si dovrebbe stoppare il consumo di suolo e dare spazio ai terreni agricoli. Anche perché sul piano economico gli interventi postumi saranno sempre più costosi di un piano di prevenzione.

Certo, queste scelte impopolari non porterebbero voti ai partiti, ma occorre cambiare paradigma e sposare una visione globale che si svincoli dalle solite ottiche del profitto di pochi e dei bacini clientelari. che portano solo nella direzione opposta. I rappresentanti politici di turno preferiscono tagliare dei nastri per opere faraoniche e costosissime che spesso sono completamente inutili e che vanno a peggiorare la stabilità del territorio e a rovinare un equilibrio già instabile a causa dei cambiamenti climatici.




COSA SUCCEDE IN REGIONE?


Nel frattempo, in REGIONE LIGURIA MANCANO ALL'APPELLO OLTRE 3 MILIONI PER LA SICUREZZA DEL TERRITORIO. Dei 4 milioni e 600mila euro calcolati come introito regionale del tributo speciale per il conferimento dei rifiuti in discarica previsti per il 2016, solo 1,3 milioni sono stati iscritti a bilancio.
"In una regione come la Liguria devastata dal dissesto idrogeologico e da emergenze alluvionali continue pare incredibile che accada una cosa simile. Parliamo di risorse cruciali, destinate a interventi sul territorio, all’Arpal che dovrebbe garantire la sicurezza, ma anche ai premi per i comuni più virtuosi nella raccolta differenziata. 
"Se non avessimo depositato questa’interrogazione"-  afferma Alice Salvatore, consigliera regionale M5S - "Giampedrone avrebbe continuato a dormire sonni tranquilli pur conoscendo questa enorme lacuna.
"I contribuenti hanno diritto di sapere come sono investiti i soldi pubblici e di sapere se i soldi destinati all'ambiente sono davvero usati per l'ambiente. Altrimenti c'è ben poco da stupirsi quando l'Arpal non si trova in condizioni ottimali per svolgere il suo compito di monitoraggio, e se ci troviamo quindi impreparati ad affrontare emergenze alluvionali."



Probabilmente alcuni ci accuseranno di essere gli sciacalli della notizia e quelli del  noi ve lo avevamo detto, ma ci preme ricordare che la tutela dell'ambiente e del territorio è stata, è e sarà SEMPRE una delle nostre principali preoccupazioni, sia come cittadini attivi di Arenzano che come linea da seguire, già tracciata dal programma M5S al quale ci rifacciamo.... ..