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sabato 24 gennaio 2015

RIFIUTI LIGURIA- RIPORTIAMO LA POLITICA NEI PALAZZI!



La missione della COMMISSIONE ECOMAFIE in Liguria è stata un ulteriore dimostrazione dell'ASSENZA DELLA POLITICA nei nobili palazzi, 
sta a noi cittadini e portavoce PORRE RIMEDIO 
Funzionari pubblici che truccano gli appalti in cambio di sesso (intercettazioni:"dai non fare la fanatica.... vieni da me brindiamo a champagne alla faccia di chi sta spalando"), discariche esaurite o sottosequesto, carenza di impianti ma alto costo di gestione procapite, rimpalli responsabilità e frammentazione, raccolta differenziata e recupero materia modesti.... 
I parlamentari Cinque Stelle hanno terminato la missione in LIGURIA con l'amaro in bocca e tanti documenti da vagliare, ma  torneranno  presto.



Tre i motivi principali che hanno richiesto l’intervento della commissione bicamerale sugli illeciti dei rifiuti:
- verificare la questione legata ai rifiuti urbani;
- procedere con la bonifica del siti contaminati (tra cui c’è anche la Stoppani di Cogoleto);
- occuparsi della questione del traffico transfrontaliero dei rifiuti.

Dal punto di vista pratico, ha spiegato il Vice Presidente della Commissione Vignaroli (M5S), «non è compito della commissione d’inchiesta fornire politiche adatte alla gestione dei rifiuti», perché «noi ci occupiamo di illeciti». Però, «non possiamo non prendere atto del fatto che manchi totalmente un piano rifiuti regionale: c’è un rimpallo di responsabilità, il Comune (di Genova, ndr) ha cambiato idea sul gassificatore e lamenta la mancanza del piano, ma Burlando risponde che i Comuni cambiano continuamente idea. La Liguria si è addormentata sulle discariche. C’è una carenza di impianti soprattutto per quanto riguarda il pre-trattamento, la percentuale relativa alla raccolta differenziata è bassa, eppure il costo procapite della gestione dei rifiuti in Liguria è il più alto dell’Italia settentrionale».
Noi del Movimento Cinque Stelle, miriamo alla  sostenibilità ambientale, economica e sociale!
Non è facile ma se facciamo rete ci riusciamo col SORRISO!


venerdì 23 gennaio 2015

POI CI CHIEDIAMO PERCHÉ LE AZIENDE CHIUDONO....

Ill governo Renzi, oltre ad aver massacrato per bene le aziende italiane, sferra un altro attacco contro di esse. 
Questa volta parliamo di Iva: la norma in questione si chiama 'Split payment', letteralmente 'spacca il pagamento', anche se in realtà ad essere spaccate sono le gambe delle nostre imprese, grandi e piccole.
La norma, inserita alla chetichella nella legge di Stabilità licenziata a poche ore dal Natale, prevede che da quest'anno le Pubbliche Amministrazioni non paghino più alle aziende l'Iva sulle fatture ricevute per forniture di beni e servizi, ma che la versino direttamente all'erario.
Facciamo l'esempio di un'azienda che fattura di imponibile 10 milioni di euro nei confronti della P.A.: fino a ieri questa azienda avrebbe regolarmente incassato i 2 milioni e 200 mila euro di Iva, che sarebbero andati a reintegrare l'Iva che l'azienda paga, a sua volta, ai suoi fornitori. Ora invece, l'azienda dovrà comunque continuare a pagare l'Iva ai suoi fornitori, senza però vedersi pagata quella che gli spetta dalla Pubblica Amministrazione.
In sostanza, lo Stato si è fatto una norma su misura per poter avere sempre liquidità nelle proprie casse a spese delle imprese. Queste, con i tempi biblici previsti per i rimborsi, con gli intoppi burocratici e con i decreti attuativi della norma ancora mancanti, si ritroveranno nei guai: riusciranno a pagare fornitori, tasse e buste paga dei dipendenti? Crediamo proprio di no.
Questa incredibile e paradossale situazione andrà a pesare soprattutto sulle spalle delle piccole imprese, già sofferenti a causa dell'impossibilità di accedere ai crediti bancari.
Durante la Legge di stabilità il Movimento 5 Stelle si è opposto con tutte le sue forze a questa norma, osteggiata anche dall'Europa. Ora torna a chiedere per l'ennesima volta a Renzi di fermare lo 'split payment', che rischia di mettere definitivamente in ginocchio le nostre imprese.

mercoledì 21 gennaio 2015

L'OBIETTIVO PRIMARIO DEVE ESSERE LA MASSIMA OCCUPAZIONE

Spero che un giorno si realizzi un mio vecchio sogno: sostituire il principio del pareggio di bilancio, inserito impavidamente nell’art.81 della nostra Costituzione, con l’obiettivo del perseguimento della massima occupazione. E questo non solo per ribadire con forza quanto posto a fondamento della nostra Repubblica democratica nel primo articolo, ma perché è da ritenersi la finalità primaria a cui deve tendere ogni azione dello Stato in quanto tale.

La nostra partecipazione all’UE, e in particolare all’Unione monetaria, hanno invece costantemente disatteso questo fondamentale principio, poiché il modello economico preso a fondamento e supporto per la sopravvivenza dell’euro, non permette ad economie molto diverse fra loro di poter raggiungere questo essenziale obiettivo nella stessa misura ed intensità; anzi paradossalmente riesce a farlo perseguire più facilmente a qualche paese ma a pesante discapito di altri!

La globalizzazione abbracciata senza aver definito regole e comportamenti comuni ha fatto il resto, permettendo nel totale silenzio e complicità dei governi europei la delocalizzazione industriale e produttiva verso aree che consentivano maggiori competitività grazie a limitatissime garanzie in termini sociali e di democrazia oltre che alla piena flessibilità della propria moneta. L’effetto di tali dissennate scelte sono tristemente visibili nella desertificazione costante ed irreversibile che stanno condannando un Paese industriale come l’Italia a tassi di disoccupazione non più compatibili con chi si accredita ancora essere una nazione libera, rappresentativa e democratica. 

Cosa aspettare ancora nel non porre come primario e insostituibile obiettivo nella nostra Costituzione Repubblicana il sacrosanto fine del perseguimento della massima occupazione? Esiste per caso un beneficio superiore per la collettività di quello raggiungibile garantendo un lavoro a tutta la forza lavoro disponibile in ogni angolo del Belpaese? Ricordo che coloro che vollero e fondarono la Repubblica sulle ceneri del disastro della Guerra, avevano molto chiaro questo obiettivo perché erano ben consci che il più grande bene prezioso a nostra disposizione fosse la capacità e l’intraprendenza scaturita dal lavoro e se fosse stato garantito a tutti, avrebbe consentito prosperità e benessere nel tempo.

Per rincorrere invece questo distorto “sogno” europeo abbiamo rinunciato a questo principio, non peraltro perché ci siamo affidati a personaggi nel passato e nel presente che non hanno minimamente compreso e valutato cosa gli effetti dei vincoli esterni avrebbero prodotto nel delicato meccanismo della nostra economia che in ogni caso, a torto o a ragione, ci aveva fatto ritornare fra i grandi.

Perciò si faccia avanti chi sostiene invece che per il bene della collettività siano altri gli obiettivi o se perseguendo gli attuali, dettati e imposti da Bruxelles e Francoforte passando magari prima da Berlino, siano maggiormente funzionali per poter garantire un onesto e dignitoso lavoro per tutti!

Antonio Maria Rinaldi


domenica 18 gennaio 2015

SULLA STOPPANI ESPLODE L'ENNESIMA BOMBA

Gli accertamenti della magistratura sono in corso già da tempo e l'Europa aveva aperto una procedura di infrazione. 
Ora sulla discarica di Molinetto indaga la Procura genovese che ha aperto un fascicolo contro ignoti. 
L’ipotesi è che la gara di appalto sia stata ritagliata su misura per favorire qualcuno. E non si esclude che il favore sia stato ripagato a suon di tangenti.

mercoledì 31 dicembre 2014

VILLA FIGOLI AFFITTATA A POCO PIÙ DI MILLE EURO AL MESE ALL'ACCADEMIA DELLA MARINA MERCANTILE


La Giunta del Comune di Arenzano ha approvato il progetto definitivo del secondo lotto di lavori di restauro conservativo, consolidamento  e adeguamento funzionale di Villa Figoli de Geneys
Questi interventi sono fatti rientrare nel programma di finanziamento della Regione Liguria PAR_FAS207/2013 al fine di istituire una scuola di alta formazione del personale di bordo delle navi da crociera.
Nel 2013 infatti la Regione Liguria infatti aveva concesso un contributo di ben 4 milioni di euro per il restauro della villa affinché essa venisse destinata a Istituto tecnico superiore dell' Accademia della Marina Mercantile Italiana, per la formazione di personale di bordo.  
Come si può osservare alle pag.22-23  della determina il totale complessivo dei lavori ammonterà a 4.347.678 euro. 

Fin qui quasi nulla da obiettare se non il fatto che parecchi fondi pubblici (che sono sempre soldi nostri) vengono destinati a cose che secondo la nostra visione di società equa, riteniamo non essere di primaria importanza in un momento di grave disagio socio-economico e in una regione che, visto il grave dissesto idrogeologico, ha altre priorità.
Ma la cosa che ci ha fatto cadere le braccia è ciò che è stato deliberato in seguito.
Ossia la  RIDUZIONE DELL'AMMONTARE DEL CANONE DI CONCESSIONE D'USO DELL'IMMOBILE VILLA FIGOLI DES GENEYS DA STIPULARSI TRA IL COMUNE DI ARENZANO E L'ACCADEMIA ITALIANA DELLA MARINA MERCANTILE. 
Un canone di locazione della villa storica e dell'edificio adiacente che  Il 3 aprile 2014 era stato stimato dal Geom. Mufoletto, responsabile di Area Edilizia ed Urbanistica, nell’importo di euro 47.349,93 annui.
Il 4 luglio era seguita una nota del Responsabile di Area Patrimonio che forniva l'indicazione di applicare al canone una riduzione del 40% dell'importo stimato, avvalendosi dell'applicazione dell'art.15 del Regolamento di gestione del patrimonio immobiliare,chiedendo nel contempo un parere al Segretario Generale;
Nonostante  il Segretario Generale avesse risposto con una nota che evidenziava la difficoltà di ricondurre la misura della riduzione del canone all'una o all'altra casistica di applicazione dell'art. 15 del suddetto Regolamento con il quale si norma il ribasso dei canoni di locazione agli enti pubblici, ma solo con determinate finalità e nonostante avesse chiesto che essa venisse decisa e interpretata dal Consiglio Comunale, 
 la Giunta, senza interpellare il Consiglio, come avrebbe dovuto fare democraticamente, ha deciso di applicare la riduzione del 70% del canone concessorio.


Il risultato é che la Marina Mercantile sosterrà un canone d'uso  annuo  pari a euro14.204,98 annui a fronte di un prezzo di mercato di 47.350.000 per utilizzare una villa storica per la quale il Comune spende solo che 4.367.0000 per il secondo lotto di lavori di consolidamento strutturale e funzionale. 

Le considerazioni finali le lasciamo a voi.








lunedì 29 dicembre 2014

Il regalo di Renzi ai pensionati nella legge di Stabilità

Con la nuova Legge di stabilità appena approvata, il Governo va a toccare anche le pensioni. In pratica, chi ha deciso di investire la propria liquidazione nei fondi pensione, chi ha lasciato il Tfr in azienda e chi vuole di avere il Tfr in busta paga vedrà aumentare la tassazione sui rendimenti, senza via di scampo. In questo modo, il Governo cambia le carte in tavola a partita in corso: un atteggiamento che riteniamo inammissibile.
Cosa cambia per i contribuenti

La nuova Legge di stabilità mira a fare cassa, toccando  gli stpendi e le pensioni. Nessuno è escluso, dal momento che coinvolge un po' tutti i lavoratori:

  • Chi ha deciso di investire la sua liquidazione (il Tfr) nei fondi pensione, vedrà la tassazione sui rendimenti aumentare dall’11% del 2013 fino al 20%
  • Se invece hai lasciato il Tfr in azienda, vedrai aumentare la tassazione sulla rivalutazione dall’11 al 17%
  • Chi deciderà di avere il Tfr in busta paga, invece, vedrà quest’ultimo tassato con un’aliquota che sarà quella marginale Irpef, al minimo pari al 23%, senza le agevolazioni attualmente previste.

Cresce la sfiducia verso la previdenza integrativa

In pratica, chi ha investito nei fondi pensione non può uscirne, se non in rari casi. L'aumento della tassazione dei fondi pensione, inoltre, viola i principi dello Statuto del contribuente, perché è retroattivo (a partire dal 1° gennaio 2014). E, come se non bastasse, questi aumenti creano ancora più sfiducia nei confronti di un sistema, quello della previdenza integrativa, necessario per il nostro futuro.

Verso pensioni sempre più basse

Le pensioni pubbliche saranno sempre più basse e potranno essere anche solo il 60% dell'ultimo stipendio. Tra qualche anno, perciò, ci saranno sempre più pensionati con pensioni sempre più basse. Una povertà diffusa che avrà elevati costi sociali. Proprio per questo motivo, tutte le forme di risparmio ai fini di previdenza complementare dovrebbero essere sostenute e non penalizzate, come invece stanno mostrando le direzioni prese dall'attuale Governo.




sabato 27 dicembre 2014

Città Metropolitana e pianificazione del territorio Metropolitano


Con la legge 56/2014 (detta legge Delrio) la Città Metropolitana, realtà istituzionale di cui si discuteva da almeno venticinque anni, è diventata realtà e dal 1 gennaio 2015 subentrerà, con funzioni anche nuove e diverse, alle dieci relative province,comportando rilevanti innovazioni sui processi di governo del territorio. Il testo normativo individua le funzioni fondamentali del nuovo ente di area vasta che dovrà occuparsi di sviluppo economico, promozione e gestione integrata dei servizi, infrastrutture, reti di comunicazione e le relazioni istituzionali afferenti al proprio livello, comprese quelle a livello europeo. La Città Metropolitana si occuperà inoltre di mobilità e viabilità e dovrà assicurare la compatibilità e la coerenza della pianificazione urbanistica comunale nell’ambito metropolitano.

Le Regioni dovevano già a luglio decidere quali funzioni delegare alle città metropolitane e tuttavia, per il momento, l’accordo si è trovato solo per quelle di tipo amministrativo. Per tutto il resto le Regioni si sono impegnate unicamente ad “adottare le iniziative legislative di propria competenza” entro la fine del 2014. Un impegno in verità assai vago che lascia intendere, in filigrana, il dualismo che si è venuto a creare tra le regioni e i nuovi enti metropolitani che, specie in alcuni casi, hanno un peso assai elevato nelle dinamiche politiche e socio-economiche degli ambiti regionali di appartenenza.

In attesa della riforma del titolo V della seconda parte della Costituzione – delle relative norme di attuazione e fermo restando la competenza regionale (articoli 114 e 117) – le Città Metropolitane  saranno governate, secondo la legge 56/2014, dal sindaco, il consiglio e la conferenza metropolitana. Non è prevista la costituzione della giunta, ma è data la facoltà al sindaco di nominare un vicesindaco e uno o più consiglieri delegati. Il consiglio, l’organo d’indirizzo e controllo, approva regolamenti, piani, programmi e approva o adotta ogni altro atto ad esso sottoposto dal sindaco metropolitano; ha altresì potere di proposta dello statuto (attualmente in fase di redazione) e poteri decisori finali per l’approvazione del bilancio.

Proprio le risorse appaiono il nodo attualmente più intricato in quanto le Città Metropolitane, a fronte di un aumento del numero di competenze “pesanti”, ereditano quelle delle province, che da alcuni anni sono oggetto di pesante decurtazione. Posto che le Città Metropolitane per funzionare necessitano di risorse proporzionate alle funzioni che esse saranno chiamate a svolgere, l’utilizzo dei fondi europei tramite i PON (Piani Operativi Nazionali) si pone così come una importante scelta strategica: lo stanziamento previsto è di quasi 600 milioni di euro tra il 2014 e il 2020, ma riguarda solamente progetti  inerenti l’agenda digitale, la mobilità e sostenibilità urbana e l’inclusione sociale.

 

Verso Il Piano Territoriale Metropolitano

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Foto: M. Barzi

Il nuovo ente si occuperà di “pianificazione territoriale generale”, comprese le strutture di comunicazione, le reti di servizi e delle infrastrutture, anche fissando vincoli e obiettivi all’attività e all’esercizio delle funzioni dei comuni ricompresi nell’area. A tale attribuzione si affianca la “pianificazione territoriale di coordinamento”, nonché la “tutela e valorizzazione dell’ambiente” ereditata dalla Provincia; un ruolo di coordinamento tra i diversi temi e soprattutto tra i differenti piani, possibilmente con un impegno concreto di razionalizzazione e semplificazione. Il termine “pianificazione generale” sembra far riferimento alla possibilità di previsioni di carattere prescrittivo e cogente, selezionando progetti e azioni rilevanti di scala vasta e lasciando così alla strumentazione urbanistica “tradizionale” compiti regolativi di livello comunale/locale.

In un quadro di leggi urbanistiche e di governo del territorio in cui, ad eccezione della regione Piemonte, le Città Metropolitane non esistono, e fatte salve le leggi regionali che dovrebbero specificare in dettaglio compiti e ruoli delle singole realtà istituzionali, il Piano Territoriale Metropolitano (PTM) sarà quindi chiamato a svolgere tre principali funzioni: strategicadi coordinamentoprescrittiva, con efficacia prevalente per ambiti e temi selezionati cercando forme di condivisione e raccordo con i comuni.

Riassumendo si può dire che il PTM potrebbe quindi avere alcune caratteristiche del piano territoriale di coordinamento provinciale e avere una valenza di piano strutturale per quel che riguarda l’assetto complessivo del territorio – non incidente però sui diritti edificatori -  oltre una valenza attuativa per alcune funzioni strategiche (infrastrutture e sistemi di livello metropolitano) da gestire tramite accordi di programma con gli enti locali interessati. In attesa che siano le leggi urbanistiche regionali a definire le prerogative del PTM, saranno gli Statuti attualmente in corso di elaborazione a farsi carico di tale definizione, dopo di che si aprirà la fase di elaborazione che potrebbe, verosimilmente, avvalersi delle elaborazioni già prodotte dalle province in sede di piani territoriali di coordinamento.

Fonte: http://www.millenniourbano.it/citta-metropolitana-e-pianificazione-del-territorio/

giovedì 25 dicembre 2014

LEGGE DI STABILITÀ: A VINCERE SONO MAFIA E GRANDI OPERE

Dopo gli scandali di Mafia Capitale, gli arresti del Mose, e le indagini su Expo-Milano, ci sembra doveroso lasciare traccia sul blog di questo connubio tutto italiano. Si é appena discussa in Parlamento la legge di Stabilità  su cui si é posta l'ennesima fiducia e nella quale il Governo Renzi ha scelto di dare un'ulteriore colpo di scure alla legalità, alla democrazia e all'eguaglianza sociale.
Abbiamo trovato nelle parole del giudice Ferdinando Imposimato,  il miglior modo per descrivere la  vera essenza della mafia connection made in Pd

Ferdinando Imposimato Col voto di fiducia al... 




Col voto di fiducia al Senato sulla legge di stabilità, il Presidente Piero Grasso ha violato principi elementari di democrazia, che significa trasparenza e rispetto della opposizione. Egli ha costretto il Senato a votare, senza discutere e senza conoscerne il contenuto , la legge preparata dal Governo. 
Di fronte alla drammatica crisi, che colpisce i più bisognosi, Matteo Renzi, ha dimostrato una inerzia inquietante nel ridurre la diseguaglianza sociale, intervenendo nel settore dei privilegi di Camera, Senato e Quirinale, e in quello delle società private che fruiscono del denaro pubblico. Esse sono in Italia la prima causa della corruzione per 70 miliardi di euro che gravano sui lavoratori , sui disoccupati e sui giovani . Appare assurdo considerare private società in cui il socio pubblico, lo Stato, detiene la totalità o maggioranza del capitale sociale. Si tratta di un fiume di euro che potrebbe salvare il Paese dalla drammatica crisi che vive da anni. 
Il Governo Renzi doveva procedere, con la manovra , alla soppressione o riduzione delle 30.000 società partecipate di Regioni, Province e Comuni . Il cui scopo è l'arricchimento di pochi percettori e distributori di tangenti e la creazione di migliaia di posti di lavoro per parenti, amici, amanti e clienti. Esse impediscono ai più meritevoli di accedere alla Pubblica Amministrazione a causa della sistematica soppressione dei concorsi pubblici. 
La legge sulla stabilità, col voto del Senato, del 20 dicembre 2014, ha sancito il principio che i sussidi alla società pubbliche non si possono tagliare. Nonostante siano ingiusta sottrazione di risorse ai cittadini, meri regali o scandalosi furti ai bisognosi. Dei circa 33 miliardi di euro versati dallo Stato alle aziende , 30 sono finiti a società pubbliche , come TAV, FFSS, Expo, Mose, etc, per fare risultare sostenibili bilanci che altrimenti sarebbero stati in rosso.
Da consulente del Governo Monti, il prof Francesco Giavazzi , un liberale illuminato, propose un taglio di società pubbliche radicale, rifiutato da Monti. Poi è arrivato Matteo Renzi che, nel programma delle primarie del 2013, per la segreteria del partito democratico promise “una riduzione del 20-25% degli investimenti alle imprese pubbliche. Con l'obiettivo di risparmiare 12-16 miliari di euro”. Ora che aveva la possibilità di mantene l'impegno con la legge di stabilità, è andato nella direzione contraria. Ha rinviato la decisione a data da stabilire; cioè a mai. Nella legge di stabilità sono saltati i tagli di 12-16 miliardi di finanziamenti alle società pubbliche che sarebbero dovuti andare al lavoro, alla scuola e agli esodati. Così resistono i finanziamenti pubblici alle imprese come FFSS, Expo, Tav, Mose, e via di seguito che distorcono la competizione e favoriscono la corruzione e il potenziamento delle organizzazioni criminali.

Il pres Renzi , di fronte allo scandalo gravissimo che ha travolto il comune di Roma e i politici delle larghe intese, propone un testo contro la corruzione insufficiente. Ed anzi contro producente perché rischia di scoraggiare i pochissimi che denunziano i furti di Stato. E' “una manovra contro la corruzione irrisoria , di mera propaganda, ma priva di forza dissuasiva e repressiva. Lo scandalo delle prescrizione è un beneficio ingiustificato per i potenti , mentre i più deboli pagano con pene severe, e gli assassini della salute pubblica sono assolti da crimini contro l'umanità.