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sabato 19 marzo 2016

ARENZANO- TRAGEDIA SFIORATA: IL DISSESTO IDROGEOLOGICO NON ASPETTA.

Il dissesto idrogeologico è sempre in agguato, ma gli Enti preposti  (ma pure i privati) continuano ad affidarsi alla benevolenza del fato e scelgono di non investire nella tutela del territorio. 

Quanto accaduto oggi ad Arenzano, salvo ancora accertare di chi sono le responsabilità, è per noi un'occasione per ricordare ai cittadini quanto sia importante, da parte delle istituzioni, non trascurare la tutela del territorio con dei piani di prevenzione a lungo termine, con la messa in sicurezza continua e con una meticolosa salvaguardia del consumo del suolo. 
La questione del dissesto idrogeologico ovviamente è molto complessa e così va affrontata. Le cause sono molteplici e non sempre direttamente correlate alle azioni umane. Le frane si verificano anche in natura a causa dei cambiamenti e delle modifiche delle condizioni del terreno o a causa dei mutamenti climatici, quindi  sia per cause dirette che per quelle prodotte indirettamente dalle attività dell'uomo. Tra le principali cause dirette vi sono le piogge torrenziali che hanno caratterizzato l'ultimo decennio e che dilavano lo strato superficiale del terreno mettendo a rischio la coesione dei versanti, soprattutto in liguria dove il sistema è già fragile, ma ve ne sono tantissime altre. 

Proprio per questi motivi occorre sensibilizzare le istituzioni a tutti i livelli allo scopo che esse si assumano le dovute responsabilità nel ruolo di garanti di un continuo monitoraggio e una costante cura, salvaguardia e messa in sicurezza del territorio. Ricordiamoci che anche se le cause sono indirette, le istituzioni giocano un ruolo fondamentale nelle scelte da attuare, sia nel campo della prevenzione che in quello della messa in sicurezza.

Arenzano, Aurelia -  Pizzo - (foto di Paolo Quezzi)

COSA FA IL GOVERNO?

Per quanto riguarda il Governo, Renzi ha promesso più volte di destinare fondi alla prevenzione del dissesto idrogeologico, ma in realtà , da una ricerca approfondita dei portavoce M5S della Commissione Ambiente M5S, risulta soltanto uno stanziamento di 50 milioni di euro rispetto ai 2 miliardi promessi a botte di slogan dal Premier. Per rimettere in sicurezza il territorio italiano occorrerebbero 4 miliardi di euro e contemporaneamente si dovrebbe stoppare il consumo di suolo e dare spazio ai terreni agricoli. Anche perché sul piano economico gli interventi postumi saranno sempre più costosi di un piano di prevenzione.

Certo, queste scelte impopolari non porterebbero voti ai partiti, ma occorre cambiare paradigma e sposare una visione globale che si svincoli dalle solite ottiche del profitto di pochi e dei bacini clientelari. che portano solo nella direzione opposta. I rappresentanti politici di turno preferiscono tagliare dei nastri per opere faraoniche e costosissime che spesso sono completamente inutili e che vanno a peggiorare la stabilità del territorio e a rovinare un equilibrio già instabile a causa dei cambiamenti climatici.




COSA SUCCEDE IN REGIONE?


Nel frattempo, in REGIONE LIGURIA MANCANO ALL'APPELLO OLTRE 3 MILIONI PER LA SICUREZZA DEL TERRITORIO. Dei 4 milioni e 600mila euro calcolati come introito regionale del tributo speciale per il conferimento dei rifiuti in discarica previsti per il 2016, solo 1,3 milioni sono stati iscritti a bilancio.
"In una regione come la Liguria devastata dal dissesto idrogeologico e da emergenze alluvionali continue pare incredibile che accada una cosa simile. Parliamo di risorse cruciali, destinate a interventi sul territorio, all’Arpal che dovrebbe garantire la sicurezza, ma anche ai premi per i comuni più virtuosi nella raccolta differenziata. 
"Se non avessimo depositato questa’interrogazione"-  afferma Alice Salvatore, consigliera regionale M5S - "Giampedrone avrebbe continuato a dormire sonni tranquilli pur conoscendo questa enorme lacuna.
"I contribuenti hanno diritto di sapere come sono investiti i soldi pubblici e di sapere se i soldi destinati all'ambiente sono davvero usati per l'ambiente. Altrimenti c'è ben poco da stupirsi quando l'Arpal non si trova in condizioni ottimali per svolgere il suo compito di monitoraggio, e se ci troviamo quindi impreparati ad affrontare emergenze alluvionali."



Probabilmente alcuni ci accuseranno di essere gli sciacalli della notizia e quelli del  noi ve lo avevamo detto, ma ci preme ricordare che la tutela dell'ambiente e del territorio è stata, è e sarà SEMPRE una delle nostre principali preoccupazioni, sia come cittadini attivi di Arenzano che come linea da seguire, già tracciata dal programma M5S al quale ci rifacciamo.... ..



venerdì 18 marzo 2016

IGENIO: UN SISTEMA INTELLIGENTE O UNA FREGATURA?



Il Comune di Arenzano in previsione dell'ampliamento della raccolta differenziata al centro storico, ha deciso di stipulare un contratto con l'azienda  AnconAmbiente  per il noleggio di due grandi contenitori  "itineranti", ossia due isole ecologiche mobili. Questo nuovo sistema sarà utilizzato per un anno poi eventualmente protratto.


Noi abbiamo provato a leggere qualche commento e a chiedere un parere a chi si occupa di rifiuti e  questo sistema lo utilizza già nel proprio paese, ma purtroppo il bilancio è negativo.

Da Celle Ligure Luigi commenta così: 
Quelli di Celle sono un poco scomodi da aprire e tenere aperti per conferire. A Celle lavorano da Aprile e per ora grandi problemi non ci sono. Il punto è il solito (come a Ge per AMIU) BASTA CONTENITORI! Sia intelligenti che non! Con il sistema dei contenitori non riesci a responsabilizzare i cittadini, è impossibile applicare sanzioni e i contenitori  sono spesso presi a riferimento per l'abbandono, ingombrano, puzzano, costano e se non fai i sacchetti riconoscibili con RFID, barre od altri sistemi non riuscirai a controllare cosa viene conferito e a fare una decente tariffa puntuale. ..... 

Da Pontedera  risponde Luca (collaboratore nella commissione ambiente ): 
IGENIO è costato 80.000 euro e non serve a niente.
I cassonetti non funzionano, le chiavette si smagnetizzano e poi non servono a stabilire la responsabilità' estesa del produttore (di rifiuto); sono solo cassonetti che si spostano da un posto all'altro, tanto vale rimanere con la raccolta stradale. Le chiavette servono solo per aprire il cassonetto e  non identificano l'utente, è tutto finto, perche' se non vedi CHI butta COSA, come fai ad abbinare il rifiuto con l'utente?
E' il contenitore che deve essere abbinato con l'utente NON la chiavetta.
la chiavetta e' solo una piccola calamita che serve a far scattare la serratura del cassonetto e puo' averla chiunque.
Da Vetralla leggiamo un commento di Giulio (consigliere comunale Sel):
E’ inconcepibile che in questi due anni non si sia arrivati a nulla se non a buttare via almeno diecimila euro per il sistema “a rincorsa” IGENIO, sperimentato a Tre Croci e fallito miseramente.
Da Ancona riguardo all'azienda AnconAmbiente leggiamo in un comunicato stampa di Andrea (consigliere comunale M5S):
Perché non citare l'impianto di digestione anaerobica voluto da Anconambiente nel 2008 sulla discarica del galoppatoio di Chiaravalle? Due milioni di euro buttati via per un impianto che non ha mai funzionato, come avevamo già detto nel 2010. Ora si accorgono che va tombato e portati a perdite i costi non ancora ammortizzati.Perché non citare Igenio, con un costo di 30.000 euro l'uno, che non ha portato alcun beneficio in termini di percentuali di raccolta differenziata? Che dire della società che lo produceva, che oberata dai debiti non ha più pagato le royalties ad Anconambiente, ha spostato la sede a Salerno e ceduto il ramo d'azienda produttivo ad una nuova società gemella, lasciando Anconambiente a bocca asciutta? Come mai è fallita nonostante i cittadini di Ancona con le proprie tasse abbiano fatto comprare inutilmente decine di Igenio?
Alleghiamo anche un articolo che testimonia l'esperienza fallimentare del sistema di isola itinerante a Pontedera:
«Topi e rifiuti nel quartiere. Viviamo sempre più un ghetto»

Che dire?  Aspetteremo di vedere in azione questo sistema per dare una nostra valutazione, anche se avremmo auspicato che si fossero copiati sistemi già presenti in altri territori indubbiamente più efficaci, più semplici e meno costosi. 



mercoledì 16 marzo 2016

QUALI ZONE DI ARENZANO VERRANNO ESCLUSE DAL PIANO CASA DI TOTI?

 Il 4 marzo in consiglio Comunale è stato discusso al punto 4 dell'ordine del giorno il seguente argomento: l’individuazione delle parti di territorio del Comune di Arenzano da cui escludere l'applicazione del PIANO CASA (disposizioni di cui agli articoli 3 3bis della lr 49/2209 ai sensi dell’art 12 della lr 22/2015)
Grazie all’art 12 introdotto con la legge regionale 22/2015 i Comuni avrebbero potuto riprendersi, almeno in parte, la propria autonomia pianificatoria semplicemente individuando le aree in cui non è applicabile il Piano Casa, entro 60 gg. previsti per legge (in scadenza il 7/03).


In sintesi, nella seduta consiliare di giovedì 4 marzo, la maggioranza ha illustrato le motivazioni che , in base all' art.12 della ll.r. 22, hanno portato alla decisione di escludere dall'applicazione del Piano Casa solamente due aree:  la Pineta e le aree extraurbane. 
La presentazione di un emendamento presentato dalla minoranza, che in attesa delle osservazioni al PUC chiedeva l'estensione anche alle zone extraurbane e alla Pineta, (previo passaggio dei progetti di ampliamento dal Consiglio Comunale o da una apposita commissione tecnica), è stato fatto ritirare perché ritenuto illegittimo dai funzionari comunali.

Possiamo plaudere sicuramente a una limitazione del danno, ma noi avremmo preferito che il Comune si fosse fatto carico di escludere l’intero territorio del Comune dalla Legge e di applicare il proprio piano urbanistico vigente in autonomia.


LE NOSTRE OSSERVAZIONI:
- vi è innanzitutto una considerazione logica e del tutto politica sulla questione:
un Comune, avendo a disposizione uno strumento urbanistico che deriva da considerazioni meditate, partecipate e condivise, non dovrebbe avvalersi di uno strumento così grezzo e primitivo dettato dall'alto con un unico scopo (aumento di cementificazione) ma, avendone facoltà, dovrebbe escludere in toto il proprio territorio comunale.
La assunzione del Piano Casa equivale infatti ad una ammissione di non esaustività degli strumenti urbanistici vigenti e quindi di insufficienza del lavoro svolto dallo stesso Comune per organizzarsi con una disciplina urbanistica.
- Un'altra considerazione è di tipo formale: dal momento in cui la LR n. 22 del 22/12/2015 è stata impugnata dal Governo il 19/02/2016, per evidenti elementi di incostituzionalità e quindi con la possibilità che possa essere dichiarata illegittima, si presenta la possibilità che la Corte Costituzionale si pronunci invalidando tutta una serie di procedure già avviate, con un conseguente pasticcio burocratico.
- VI è infine un'ultima considerazione, ma non ultima per importanza che riguarda IL PRINCIPIO  del costrutto su cui si basa il Piano Casa approvato dalla Regione: più volume costruito e più sfruttamento del suolo = maggiore lavoro e maggiore sviluppo. Questa equazione - che tiene conto di un unico principio quantitativo e non qualitativo e che è la causa delle peggiori speculazioni sul nostro territorio - è obsoleta e superata dall'evidenza dei fatti e soprattutto DIMOSTRA CHE SUL MEDIO E LUNGO PERIODO QUESTO E' UN MODELLO FALLIMENTARE. 
Sulla base di questa equazione gli unici ad arricchirsi sono gli speculatori edilizi a spese del patrimonio comune di suolo, ambiente, paesaggio, risorse, che appartengono a tutti i cittadini presenti e futuri.
Chi non ha capito che il prossimo futuro è in mano ad un altro modello di sviluppo e rimane attaccato a vecchie, superate e disastrose logiche, prosegue e incentiva il declino in atto.


Se continuiamo a perseguire all'infinito il principio secondo cui ad un aumento di volumetria e di cementificazione corrisponde un aumento di occupazione e lavoro arriveremo a una copertura totale del suolo, con case che nessuno abita e che non "producono" nulla. 

Infatti una casa vuota, come già il 65/70 % delle nostre volumetrie presenti, non produce lavoro, né servizi, né ossigeno, né ricchezza in nessun modo se non nel brevissimo periodo e a discapito di costi che a lungo termine saranno sempre più ingenti.

La logica del consumo all'infinito prima o poi per problemi fisici si dovrà arrestare e, quanto prima gli Enti prenderanno coscienza di un nuovo modello di sviluppo attivando altre logiche, tanto prima saremo in grado di USCIRE  dalla cosiddetta “crisi“, spauracchio di qualsiasi decisione insostenibile.



Per tutti questi motivi, crediamo che il Comune, oltre a quelle previste dalla Legge e alle zone individuate in Consiglio, avrebbe dovuto salvaguardare l’INTERO territorio e in particolar modo avrebbe dovuto tutelare:
  1. LE AREE AGRICOLE, frammenti sopravvissuti all'interno del tessuto urbano di valore storico, culturale, ambientale ed economico che, ancora salve dalla speculazione, hanno bisogno di essere difese, perché minacciate dalla coda di uno sviluppo edilizio dissennato, perché inserite nel tessuto urbano come pausa e respiro dall'urbanizzazione, perché ultimi residui di terreno agricolo di valore economico e sociale ( la nostra miglior fonte di distribuzione alimentare e non solo a Km 0), e infine ma non ultimo perché costituiscono le fondamenta storiche della cultura del Paese di Arenzano
  2.  LE AREE DI VALORE PAESAGGISTICO AMBIENTALE anche inserite all'interno dell’ambito urbano, 
  3. TUTTO IL PATRIMONIO STORICO ARCHITETTONICO  non solo relativamente al centro storico
  4. TUTTE LE AREE DI TRASFORMAZIONE ossia quelle ove già previsto un piano di trasformazione, come la Piana, Terrarossa, Terralba etc;

venerdì 11 marzo 2016

EVENTI AI QUALI PARTECIPEREMO



VI INVITIAMO A PARTECIPARE RENDENDOVI PARTE ATTIVA, CONSAPEVOLE E INFORMATA  SULLE SCELTE OPERATE DALLE ISTITUZIONI.

Per chi fosse interessato ricordiamo gli appuntamenti imminenti ai quali parteciperanno i cittadini attivi di  Arenzano a 5 Stelle



  •  VENERDì 11 MARZO ORE 20.30: assemblea pubblica con la Regione sul Piano Regolatore Portuale   -   Municipio VII Ponente.
  • SABATO 12 MARZO ORE 17: Dibattito sulla raccolta differenziata nella valle Stura - Cinema Teatro Opera Mons. Macciò.
  • LUNEDì 14 MARZO ORE 21.30: riunione gruppo Arenzano 5 stelle - Portichetto Pineta
  • MERCOLEDì 16 MARZO: Convocazione Commissione consiliare su ARAL





venerdì 4 marzo 2016

REFERENDUM DEL 17 APRILE CONTRO LE TRIVELLE - Andiamo a votare SI!

Il 17 aprile puoi scegliere: lasciare che i nostri mari diventino un far west di petrolieri, mettendo a rischio il Mediterraneo, oppure far capire al governo che il nostro vero petrolio è la bellezza delle nostre coste, culla della nostra storia e della nostra cultura.

Per estrarre petrolio le compagnie devono versare dei “diritti”, le cosiddette royalties. Ma per trivellare i mari italiani si pagano le royalties più basse al mondo: il 7% del valore di quanto si estrae. E i petrolieri ringraziano. Per estrarre poche gocce di petrolio di scarsa qualità, si mettono in pericolo le nostre coste, la fauna, il turismo, la pesca sostenibile. Le prime vittime innocenti potrebbero essere delfini, capodogli, tartarughe, gabbiani e i pesci che popolano i nostri mari. È il momento che qualcuno te lo dica: bucare i fondali non risolverà la nostra dipendenza energetica dall’estero. Come ammette anche il governo, le riserve certe di petrolio nei mari italiani equivalgono a 7-8 settimane di consumi nazionali e potremmo estrarre gas per soddisfare i consumi di 6 mesi. Ne vale la pena?

Per scongiurare il quorum, Renzi ha anticipato la data del voto al 17 aprile, dimezzando i tempi della campagna referendaria e ostacolando il tuo diritto a informarti.
Dimostragli che questi trucchetti non riusciranno a fermare la democrazia. VOTA SÌ!
Fonte: http://www.greenpeace.org/italy/it/Cosa-puoi-fare-tu/partecipa/referendum-trivelle/

ASSEMBLEA PUBBLICA sul Piano Regolatore Portuale e PETIZIONE contro l'ampliamento del Porto






Dopo le varie petizioni promosse dai comitati e dal M5S e in seguito alle manifestazioni di protesta contro l'ampliamento del porto di Prà fino a Vesima, i Comitati, le associazioni e i cittadini del ponente torneranno a discutere del futuro del litorale di Voltri  nel palazzo del VII Municipio.

Venerdì 11 marzo, alle 20.30 il coordinamento comitati e associazioni del ponente ha indetto una assemblea pubblica con esponenti della Regione per ribadire il netto no ad ogni ipotesi di ampliamento delle attività del porto contenute nel piano regolatore di Autorità Portuale.

indicazioni stradali


mercoledì 2 marzo 2016

Toti, dopo 23 anni, taglia i fondi all'Associazione Alta Via dei monti liguri, in barba alla legge

"Siamo spiacenti di comunicarvi che a partire dal °1 marzo cesseranno i servizi finora garantiti dall’associazione Alta Via dei Monti Liguri per mancanza di finanziamenti da parte della Regione Liguria".
Alta Via dei Monti Liguri
Con un comunicato stringato e freddo, l'associazione che si occupa della manutenzione e valorizzazione del percorso di 450 chilometri che dalla Francia porta alla Toscana attraverso l'Appennino annuncia lo stop alle attività a causa dello stop ai fondi regionali imposto dalla giunta Toti.

Creata con legge regionale nel 1993, l’itinerario dell’Alta Via, che rappresenta anche una importante risorsa turistica per la destagionalizzazione del turismo in Liguria, è nato da un progetto congiunto del Centro Studi Unioncamere Liguri, del Club Alpino Italiano e della Federazione Italiana Escursionismo ed è da sempre affidata all’associazione appositamente per tutelarla e promuoverla.

In seguito alle proteste dell'associazione e le numerose polemiche in rete, l’assessore regionale all'Escursionismo, Stefano Mai, ha successivamente dichiarato alla stampa che la gestione dell’Alta Via dei Monti liguri sarà affidata al CAI e che verranno stanziati dalla Regione Liguria 100mila euro per la gestione e la promozione del famoso sentiero.
"Un passaggio di consegne improvviso" - dicono i membri dell’associazione - "che di sicuro non si deve ai costi, visto che la nuova gestione, esattamente come quella vecchia, costerà alla Regione 100mila euro. Comunque vada, si porrà fine senza il minimo preavviso a due contratti di lavoro, a progetti internazionali e in generale alle attività delle tante persone che in questi anni si sono dedicate all’Alta Via".
Staremo a vedere nelle prossime settimane se la convenzione con il CAI andrà in Giunta – come dichiarato dall'assessore Mai - e se la carica di Presidenza del CAI di Rixi, sarà affidata a DeFerrari, oppure se l'alta via dei monti liguri sarà abbandonata a sé stessa.

Tuttavia, a prescindere da questo, non possiamo fare a meno di rilevare che i fondi stanziati all'associazione per la valorizzazione dell'Alta Via dei Monti Liguri negli ultimi anni erano stati drasticamente ridotti. Nel 2009 ad esempio l'impegno di spesa fu pari a Euro 205.000,00 così suddivisi:
1) Interventi di ripristino dell'Alta Via dei Monti Liguri (Euro 110.000,00),
2) Interventi di potenziamento delle strutture ricettive e dei servizi al fruitore (Euro 20.000,00),
3) Attuazione del Progetto regionale Alta Via: collaborazione con la Regione Liguria per lo sviluppo del progetto (Euro 55.000,00),
4) Attuazione del Progetto regionale Alta Via: azioni relative a manutenzione, implementazione e sviluppo portale web (Euro 5.000,00),
5) Attuazione del Progetto regionale Alta Via: interventi di marketing territoriale e divulgazione (Euro 15.000,00).
Mentre i finanziamenti per gli anni successivi, a detta dell'ex presidente Zunino, furono non superiori ai 100.000 euro, fino ad arrivare a zero per il 2016.

Andrea Melis, portavoce del MoVimento 5 Stelle in Regione Liguria riguardo alla gestione dell’Associazione Alta Via dei Monti liguri afferma: “Noi, come MoVimento 5 Stelle, presenteremo al più presto un’interrogazione alla Giunta per chiedere chiarimenti in merito e conoscere cos'ha intenzione di fare per sostenere e promuovere questo fondamentale presidio naturalistico, che rappresenta uno dei simboli della nostra regione”.

venerdì 26 febbraio 2016

Riqualificazione del parco di Villa Figoli, luci ed ombre: tagli selvaggi o un progetto ragionato?


 Il gruppo Cittadini attivi  Arenzano A 5 stelle ha ospitato l'agronomo Claudio Serrano per capire meglio come sono andate le cose e per guardare in maniera più consapevole al futuro del parco della villa, patrimonio arenzanese. 
La trasparenza e la partecipazione sono due elementi che caratterizzano l'operato del M5S; per questo motivo  il gruppo di attivisti arenzanesi ha deciso di ascoltare il parere di un esperto e sciogliere eventuali dubbi su come sono andate le cose.

Questa la sintesi della relazione:

Il Parco di Villa Figoli fu progettato nel 1872 dall'architetto Rovelli. Esso si sovrappose ad un parco settecentesco in stile formale di cui conserva ancora alcune tracce. 
Tra le piante messe a dimora durante il restyling il pezzo forte è rappresentato dalla splendida collezione di palme. 
Nel febbraio del 1934 il parco fu sottoposto a tutela, garantendo pertanto per lo stesso le condizioni di conservazione e protezione. Infatti, sia la villa che il parco furono soggetti a vincolo della Soprintendenza per i beni Architettonici e Paesaggistici e sottoposti successivamente alle disposizioni di tutela dei Beni Culturali.
Il parco di Villa Figoli rientra nella tipologia dei “giardini romantici”.

La loro caratteristica è di essere creati per emozionare: ricchi di spazi racchiusi ed ombrosi, più che di spazi aperti, luminosi e lineari, atti a creare una sequenza di luoghi intimi tra alberi, cespugli e fiori che apparentemente sono fatti crescere in modo naturale, quasi disordinato.

ll problema è sorto, probabilmente, nel momento in cui il progetto architettonico della Villa ha prevalso su quello dell'agronomo. Infatti secondo gli architetti il progetto avrebbe dovuto valorizzare le viste prospettiche della villa mentre il parco diventa elemento di contorno che va sfoltito in quanto adito solo a dar risalto all'edificio. Mentre, al contrario, il progetto dell'agronomo è di tipo conservativo: esso tende a dare risalto al verde e a mantenere l'autenticità del giardino. 
L'altro elemento che ha portato all'elaborazione del progetto preliminare di abbattimento, soprattutto quello riguardante i pini domestici, è stata la messa in sicurezza degli spazi pubblici.
E' ovvio che nessuno possa garantire che un albero in un centro urbano non cada e non arrechi danni in seguito ad un evento forte di vento. Pertanto, secondo questa logica, moltissimi alberi sani  e non ancora giunti a fine vita, possono essere abbattutti.
Studi recenti hanno dimostrato che, in particolare per quanto riguarda i pini domestici, gli alberi lasciati crescere liberamente e con apparati radicali indisturbati siano più resistenti in quanto la naturale conformazione aerodinamica della chioma permette una maggiore stabilità.

In seguito all'incontro del 21 gennaio tra l'amministrazione e  progettisti, tecnici comunali, tecnici dell'associazione DTGP (dirigenti e tecnici giardini pubblici) e con la presenza del Sig. Patrone - promotore della petizione pro parco - il progetto ha subito delle sostanziali modifiche.

Molte delle piante destinate all'abbattimento (in seguito ad indagini strumentali) sono state preservate.

Il direttore dei lavori, dr Sassatelli, bolognese,  ha sposato le proposte riguardo l'integrale conservazione del palmeto suggerita dall'associazione Dirigenti e tecnici dei pubblici giardini.
Purtroppo però non si è fatto in tempo a fermare l'abbattimento di un tipo di palma dal tronco multiforme molto pregiato (vedi foto 1). Il numero totale delle piante abbattute è sceso sotto le 150 unità rispetto alle 207 previste e il totale delle 589 sottoposte alla verifica VTA (visual tree assessment). Oltre ad aver accantonato lo sfoltimento del  palmeto quegli esemplari che venivano indicati come “da trapiantare per scopi architettonici” rimarranno al loro posto. Questo freno è stato posto grazie alla sollevata di scudi della cittadinanza arenzanese e ad una petizione contro l'abbattimento, atrimenti l'esecuzione dei lavori previsti dal progetto avrebbe potuto procedere per inerzia (vedi foto 2).

Al termine della pulizia preliminare l'Associazione Dirigenti e Tecnici dei pubblici giardini sarà invitata ad una visita nel parco in occasione della quale potrà attivarsi una sinergia tra progettisti-amministratori-tecnici per la valorizzazione del parco ad iniziare da un lavoro di classificazione delle piante di pregio (che a nostro avviso avrebbe dovuto compiersi prima di procedere).

sabato 20 febbraio 2016

Convocazione riunione - PARCO DI VILLA FIGOLI: Situazione attuale e futura del Parco



Vi aspettiamo 


Ordine del giorno:

1) VILLA FIGOLI: RELAZIONE SUL PROGETTO CHE AVEVA PREVISTO L'ABBATTIMENTO DI NUMEROSI ALBERI - Quale è lo stato attuale del parco? E quello futuro?- RELATORE Dr. CLAUDIO SERRANO - AGRONOMO

2) Scelta e organizzazione GRUPPI DI LAVORO (tra cui quello per osservazioni al PUC); 

3) organizzazione prossimo gazebo: proposte di iniziative di democrazia diretta (referendum, petizioni)

4) varie ed eventuali




La riunione è aperta a tutti coloro che sono interessati

venerdì 19 febbraio 2016

L'ACQUA DI ARENZANO - un tesoro pubblico da non cedere alla governance delle multi-utility

Venerdì 12 febbraio scorso è stata convocata l'assemblea di Am.Ter , ordine del giorno è il passivo di bilancio riscontrato nell'esercizio 2015 e la volontà dei 5 soci di maggioranza, i comuni di Cogoleto, Mele, Masone, Campo Ligure e Rossiglione, di capirne i motivi.
Il socio di minoranza che detiene il 49%, che è anche il socio operativo , è Mediterranea delle Acque (MdA), la stessa società che gestisce l'acqua di tutta Genova e che tramite le sue controllate gestisce di fatto anche le zone limitrofe e tutto il Tigullio . A MdA appartengono i Laghi del Gorzente, il complesso dei tre bacini artificiali che costituiscono la riserva idrica di tutta l'area. MdA è una controllata di IREN spa che ne detiene il 60% delle azioni, il restante 40% appartiene a F2i (banche, fondazioni, cassa depositi e prestiti).

Sul piano amministrativo abbiamo l'Ente d'Ambito che governa l' ATO (Ambito Territoriale Ottimale), esso assegna il Servizio Idrico ai gestori e con loro stabilisce le tariffe in base al rapporto fra spese correnti, previsione di investimenti e stima dei servizi erogati. 
L'ente d'ambito dell' ATO genovese è costituito dai rappresentanti dei 67 comuni che lo costituiscono e fa riferimento alla città metropolitana di Genova.
L'assegnazione del SII ad un unico grande gestore da parte dell'Ente d'Ambito viene motivato come una scelta volta a razionalizzare il servizio, rendendolo più efficace ed economico, anche se, alla luce dei fatti, non riscontriamo nessun beneficio sulla bolletta mentre le spese per gli investimenti vengono ridotte a discapito delle piccole reti locali di approvvigionamento.

La tendenza delle grandi società di servizi a risparmiare sugli investimenti pur di ottenere dei dividendi è ormai nota, sembra anzi essere il reale motivo della loro stessa esistenza. In tutta Italia queste cosiddette “multiutility” spartiscono dividendi superiori agli utili: nel caso di MdA essa ha distribuito nel periodo 2010 -2014 , 367 milioni di dividenti a fronte di un utile di 350, questo in violazione della legge votata dagli Italiani con il referendum del 2011.
In questo contesto si inserisce l'incomprensibile buco di bilancio di Am.Ter :
Se confrontiamo gli esercizi dell'ultimo triennio possiamo notare che il conto economico della società continua ad essere positivo mentre compaiono considerevoli aumenti di voci accessorie in bilancio.
Sostanzialmente però, i numeri, non consentono ad una società che ha un capitale sociale di 1.300.000€ di venir liquidata per un buco di bilancio di soli 30.000 .
A norma statutaria la parte di azioni possedute dai comuni non possono nemmeno essere acquistate da un eventuale socio privato, solo se la società venisse in qualche modo liquidata il SII dovrebbe essere nuovamente assegnato a un gestore. Tirando le somme, da una parte traspare la volontà di far apparire AmTer come una società in passivo quindi inefficiente, dall'altra si prepara il campo all'abbandono delle le reti locali di approvvigionamento a beneficio di una rete principale proveniente da Genova. 

Nella maggior parte dei Comuni dell' estremo ponente ligure, dall'entroterra Ingauno fino a Ventimiglia, oltre il 90% dei Comuni gestiscono in economia diretta le proprie risorse idriche.
Sia il territorio, sia le infrastrutture, sono molto frammentati, poco idonei ad una gestione centralizzata; a causa degli alti costi di manutenzione e della bassa concentrazione demografica la gestione risulta poco appetibile per le grandi società .
Sembra quindi che il vero motivo della presenza dei grandi gestori, non sia un bisogno di razionalizzare o di ottimizzare i costi della gestione idrica, ma piuttosto quello di produrre utili. Infatti solo dove le previsioni di investimento sono favorevolmente proporzionate al numero di utenze e la densità di popolazione è più elevata, questi ultimi si impongono come gestori unici del Sistema idrico Integrato.


Se consideriamo il sistema idrico di Arenzano e Cogoleto possiamo riscontrare che esso è già dotato delle infrastrutture che consentono di sopperire ad eventuali carenze, principalmente estive, veicolando acqua proveniente da Genova, acquistandola cioè dalla stessa società (MdA)che rappresenta il 49 % di Am.ter stessa.
Come si può non pensare che una volta dichiarato antieconomico il mantenimento delle nostre fonti non si cerchi di monopolizzare l'intera area di ponente della città metropolitana vendendo acqua di MdA? O, ancor peggio, sostituendosi ad Am.Ter come gestore?
Le nostre sorgenti sono caratterizzate da un'acqua di alto pregio, essa non contiene calcare, è povera di sodio e di altri sali, ha un grado di salinità molto basso( 120 /180 microS). E' così pregiata che sull'altro versante dei nostri monti (Urbe) è stata, per un breve periodo, imbottigliata e venduta con il nome di “Acqua del Faiallo”. Non è accettabile che il servizio idrico venga gestito in termini unicamente speculatici senza tener conto degli aspetti qualitativi!

Come cittadini di Arenzano non intendiamo rinunciare alla qualità delle nostre acque e come cittadini di Arenzano a 5 Stelle chiediamo che l'amministrazione scelga di servire gli interessi della cittadinanza nello spirito delle leggi che regolano la materia, a partire dalla norma scaturita dal referendum del 2011, secondo cui, la gestione del Sistema Idrico Integrato non può avere fini di lucro. 
Il Comune deve porre il massimo rigore nel pretendere che le disposizioni del contratto di servizio siano osservate scrupolosamente, perché esse sono il corrispettivo di quanto i cittadini versano per esso.
Non sono tollerabili giochi politici tesi a favorire un regime di monopolio della gestione idrica, con conseguente abbandono delle risorse locali e diminuzione della qualità del servizio ai cittadini


Riunione congiunta su Am.ter