2.1 I dati del piano urbanistico
Osserviamo
che i dati demografici utilizzati, risalenti
al 2008, sono inadeguati in quanto sorpassati da una crisi economica e da 8
anni di evoluzione sociale.
Vista l'insufficiente attualità delle informazioni
sull'andamento demografico e sulle attività dei cittadini, non vi è un quadro
chiaro sulla composizione del tessuto sociale, sui bisogni e sulle esigenze
della popolazione, elementi indispensabili per la progettazione del territorio
e necessari per ripensare correttamente la rete dei servizi che costituisce la
spina dorsale di un corretto sviluppo territoriale.
2.2 Le linee guida
Osserviamo da parte dell’amministrazione l’assenza
di una posizione ferma sul consumo di
suolo: non ci risulta infatti inserito come una delle principali linee guida, bensì solo citato come una generica “questione ambientale”.
Riteniamo
inaccettabile, per uno strumento urbanistico moderno, non porre tra le principali
(se non la principale) linee guida, l’arresto al consumo di suolo naturale. In
un momento in cui anche le direttive Europee sono finalmente orientate in questa direzione, riteniamo che la
pianificazione dovrebbe basarsi su fondamenti morali, etici e civili anziché
speculativi.
Riteniamo necessaria una revisione degli obiettivi
ponendo l'arresto del consumo di suolo come uno degli indirizzi principali.
3_
OSSERVAZIONI AL PIANO
3.1
L'irrealistica previsione di nuove volumetrie residenziali e il conseguente
incremento demografico
La concessione di volumetrie residenziali non è
giustificata né dall'andamento demografico né dall'andamento del mercato
immobiliare.
Abbiamo un potenziale edificato che copre il
fabbisogno abitativo di circa 35.000
abitanti a cui tuttavia non
corrispondono servizi a standard adeguati.
Dall’analisi degli stessi dati fornitici dal PUC
(relativi all’anno 2008) riguardanti il bilancio insediativo, si evince
chiaramente che non vi è nessuna esigenza di costruire “nuovi volumi
residenziali”, a fronte di una capacità abitativa tre volte superiore a quella
dei residenti attuali.
L’aumento previsto di 1.139 persone non solo non rappresenta
incremento demografico reale,
ma provoca un aumento di richiesta di servizi e infrastrutture.
Non è chiaro
sulla base di quali necessità si ritengano necessarie nuove volumetrie
residenziali e ne chiediamo chiarimenti che vadano al di là della politica del “fare
cassa”, chiarimenti che tengano in debito conto i dati del mercato immobiliare,
che vede attualmente un eccesso di
offerta di alloggi in vendita rispetto alla domanda, e delle conseguenze di
operazioni immobiliari poco lungimiranti, potenzialmente esposte a fallimento economico, con danni
irreparabili per il territorio e l'immagine del Paese stesso.(Esempi
emblematici nel vicino territorio di Lerca).
Comprendiamo che alcuni processi sono già in atto,
ma una corretta pianificazione serve anche per correggere processi già avviati
nella direzione sbagliata, perché superati da necessità storiche.
3.2 Il consumo di suolo naturale o agricolo
E’ doveroso iniziare con una breve serie di dati
sui quali si incardinano i principi della nostra politica del territorio
➢ Il suolo è una risorsa non rinnovabile.
➢ Occorrono 500
anni per formare 25 mm completi di suolo.
➢ Un ettaro di suolo naturale trattiene fino a
3.750.000 litri di acqua.
➢ Un ettaro di suolo impermeabilizzato ha un costo di gestione per la raccolta
dell’acqua di circa 6.500 €/anno (fonte Sol seailn institute for
Advanced Sustainability Studies (IASS University of Postdam, Germany).
➢ La perdita di un ettaro di suolo agricolo equivale
alla perdita della capacità di produrre cibo per 1.000 persone
➢ La perdita di 1 ettaro di suolo provoca un’emissione di 0,3 ton di Co2.
➢ La perdita di suolo riduce l'evapo-traspirazione
➢ L’energia necessaria per far evaporare la stessa
quantità di acqua che assorbe 1 ettaro di suolo naturale in un anno equivale al
consumo energetico di quasi 2,5 milioni
di KWh.
In termini economici, impermeabilizzare il suolo
comporta perdite economiche ingenti che però non sono immediatamente
misurabili, ma che verranno pagate dall'intera comunità sul lungo periodo.
Come tutti
sanno La Liguria ha il 7% di aree consumate che diventa il 20% prendendo in
considerazione la costa, se allarghiamo il perimetro di 100m dalle costruzioni, ovvero includiamo un
suolo comunque antropizzato, arriviamo a cifre che sfiorano il 40 % su l’intero territorio nazionale,
fatte le debite proporzioni, il dato è allarmante.
Abbiamo sovrapposto le aree in trasformazione e le
unità di intervento, ove prevista la nuova edificazione, con una semplice
aereo-fotocarta e con la carta del Piano relativa all’uso del suolo, e da quest’analisi
si evince che i perimetri di queste aree comprendono zone verdi agricole e boscate, e nello specifico addirittura alcune
unità di intervento ricomprese in zone E (ui 7.1-7.2-4.1 e 17.3)e di cui per la
7.1 e 7.2 è stata chiesta variante al PTCP per modificarne l’assetto IS-MA
Chiediamo una giustificazione valida ed esauriente
alla decisione di permettere la costruzione di volumetrie in queste aree.
Chiediamo che sia valutato un arresto totale delle nuove volumetrie su suolo vergine e che i
perimetri delle aree ove previsto il sedime della nuova volumetria siano
limitati a zone con suolo già consumato, e che sia ritagliato ed escluso dagli
stessi il tessuto naturale, in
particolare quello boscato e soprattutto
quello agricolo, sia esso in uso o abbandonato.
Vi
sottoponiamo e chiediamo che sia valutata la proposta di normative che
prevedano e facilitino lo spostamento
o la concentrazione delle volumetrie previste in zone già impermeabilizzate, evitando
perdite di suolo vergine, ovvero l’inserimento di una compensazione dove a
superficie naturale persa corrisponda l’obbligo di reintrodurre una quantità
superiore di superficie rinaturalizzata.
Questo tipo di procedure porterebbe convenienza a
riqualificare zone naturali degradate o a costruire in zone già cementificate,
riqualificando finalmente le stesse. La storia urbanistica insegna che non è
urbanizzando zone verdi che si riordina la città ma operando sull’esistente con interventi di demolizione,
ricostruzione e riqualificazione di un tessuto già degradato.
Proponiamo
che gli incrementi volumetrici permessi dalla LR 16/2008 art 10 comma 2 siano
autorizzati esclusivamente sul sedime dell’esistente; precisiamo che con la
nuova norma nazionale sul consumo del suolo probabilmente sarà svincolato e
facilitato anche il sistema della demolizione e ricostruzione.
Chiediamo che
sia modificato il rapporto di impermeabilizzazione introducendo un rapporto
vicino allo 0, per tutti gli interventi
su suolo vergine.
Chiediamo di valutare l’introduzione di uno standard
verd e reale, ossia una
quantità di alberi da piantumare per ogni abitante e per ogni parcheggio
insediato, a compensazione della quantità di CO2 prodotta.
Chiediamo di introdurre l’obbligo che i parcheggi a
raso (che costituiscono di fatto una perdita di suolo a cui nessuno accenna),
siano costruiti esclusivamente utilizzando pavimentazioni permeabili e siano
tutti obbligatoriamente alberati.
A tal riguardo chiediamo che sia favorito se non
obbligato l’utilizzo di pavimentazioni che permettono di evitare l’impermeabilizzazione
e la perdita di suolo in tutte le
sistemazioni esterne pubbliche e private, posti auto, parcheggi, viabilità
private o di quartiere, percorsi pedonali etc..
Chiediamo che al punto 4.1.23 delle norme generali
sia inserito il vincolo di realizzare nuove piscine private con impianto di
fitodepurazione e senza impermeabilizzazione del suolo.
Chiediamo di riprendere, nei limiti delle Leggi
Regionali di disciplina dell’Attività Edilizia 16/2008 e seguenti, che
definiscono i parametri edilizi, la definizione di superficie accessoria che
ha contribuito, e che contribuisce ancora oggi a produrre tanti abusi.
Sappiamo
tutti che 1 mq di superficie agibile producono tre volte tanto di consumo di
suolo (tra accessori, pertinenze, locali non agibili, locali tecnici, etc
previsti dalla 4.2.5 e conseguenti infrastrutture).
Chiediamo che il Comune introduca un indice in
grado di valutare l’intera superficie (o volumetria) creata come
occupazione di suolo, in tutte le sue forme.
Inoltre
riteniamo che fondare tutta la ricezione di standard su due zone limitrofe, la 34 TR e la UI 8.3, con funzioni
ammesse molto simili, porterebbe un congestionamento della città in una parte
limitata della stessa con conseguenza sul lungo periodo di una ulteriore
richiesta di adeguamento che ha i suoi limiti nella struttura fisica dell’area.
Chiediamo che le 2 aree strettamente connesse e
vincolate siano progettate unitariamente come conseguenza di una visione urbana
omogenea.
Il PUC adduce
sovente, come giustificazione alla concessione di nuove volumetrie, al riordino di una parte di periferia
cresciuta in maniera disorganica. Ricordiamo che la maggior parte degli
interventi in queste zone, recenti e
avvallati dalle precedenti amministrazioni, sono dello stesso tipo di quelli in pianificazione; essi, non
solo non hanno portato quella qualità urbana che il piano vorrebbe portare come
giustificazione dell’intervento, ma anzi hanno creato cesure, verde isolato e inutilizzabile, parcheggi interrati con giardini pensili di qualità discutibile,
brutalizzazione delle aree agricole, mancanza totale di disegno urbano.
Al di la di
un programma che a parole ha ambizioni di salvaguardia e sostenibilità
obiettiamo che il tipo di pianificazione in alcune aree in trasformazione non
ci sembra proporre idee che si distacchino dall’eredità delle vecchie politiche speculative a scapito del
territorio.
Chiediamo
di valutare l’inserimento di Edilizia
Residenziale Pubblica nel
tessuto urbano consolidato su edifici esistenti, su
proprietà private in stato di abbandono che potrebbero essere rilevate dall’Ente
Pubblico, sia come occasione di riqualificazione del tessuto urbano sia come
traino ed esempio per il mercato edilizio.
Nella redazione degli oneri di urbanizzazione,
proponiamo l’inserimento di un coefficiente che in Francia si chiama VSD (versement pour sous -densité –
versamento per bassa densità) in cui gli oneri o una parte di essi possano
derivare dalla dispersione delle volumetrie, favorendo la concentrazione dell’edificato.
Si tratta di applicare agli oneri un coefficiente
in maniera proporzionale alla densità di occupazione del lotto,
aumentandoli in funzione della dispersione
delle volumetrie, e rapportando di conseguenza le tasse per il costruttore
in proporzione alla salvaguardia di terreno naturale.
Evidenziamo
che uno dei principali fattori di consumo del suolo è la costruzione a bassa
densità e il conseguente moltiplicarsi degli spostamenti veicolari.
Una politica tesa a una concentrazione dell’insediamento e a una facilità di spostamento
con i mezzi pubblici va sicuramente nella direzione della riduzione di consumo
di suolo.
Chiediamo di agire già da subito introducendo nella
fiscalità delle percentuali di compensazione che tengano conto di veri parametri ambientali dell’intervento
quali che includa tutte le conseguenze ambientali:
- DIRETTE
perdita del guadagno agricolo e della capacità di
sostentamento, perdita di ombreggiamento naturale,
perdita dei cicli vitali naturali di riciclo dell’ossigeno
e dell’acqua, produzione di Co2
- INDIRETTE
attenuazione
o meno delle cause del cambiamento climatico,
moltiplicazione degli spostamenti e conseguenze
sulla creazione di anidride carbonica con nuove infrastrutture
3.3 Lottizzazione del PUC
Nonostante al
punto 3.1.1.3 del PUC si parli di reti
ambientali e di paesaggio, non troviamo corrispondenza di tali elementi in
un disegno urbanistico che individui un progetto
ambientale che deve e può provenire solo dall’amministrazione.
Crediamo
che un disegno fatto per aree e lotti disgiunti, non inseriti in una sequenza
significativa, non sia rispondente alle vere esigenze del territorio.
Sosteniamo che un piano di progettazione urbana debba avere come suo fondamento
un disegno unitario consequenziale di
scelte omogenee, dove le trasformazioni siano concatenate e connesse, giustificate le une con le altre in un disegno territoriale che rispecchia l’idea progettuale dell’amministrazione.
Non troviamo negli strumenti questa intenzione,
nonostante sia ripetuta nelle idee e, anzi,
dentro quelle che dovrebbero essere unità
ambientali paesaggistiche continue,
ritroviamo lottizzazioni figlie del
principio di sacrificio del territorio naturale a servizio delle volumetrie
edificate. Chiediamo che ci sia un
disegno omogeneo di unità territoriali, ambientali e di paesaggio, che
fronteggi la frammentazione e costituisca le linee guida della progettazione
urbana.
3.4 La nuova edificazione in Pineta
Chiediamo che
non sia integrato nel PUC alcun lotto edificabili nell’area satura e completa della Pineta, comprensiva di 1R, 3R e parte del 12R , osserviamo inoltre che alcune U.I. sono in area boscata o in presenza di
uliveti.
La fase speculativa deve necessariamente arrestarsi
e l’amministrazione deve poter rivedere le scelte con un piano che sia la guida di un
progetto di salvaguardia dei valori
architettonici ambientali e paesistici ancora salvi, nessuna giustificazione a un ulteriore incremento di volumetrie in
questa zona può essere valida davanti alla necessità di salvare quel poco di
ambiente rimasto e davanti al pasticcio e alle speculazioni passate che hanno
visto incrementarsi la volumetria al di fuori delle previsioni, riteniamo che
nel
tentativo di correggere errori delle precedenti amministrazioni
sia dovere dell’attuale bloccare definitivamente qualsiasi ulteriore aumento delle cubature e individuare e attuare un percorso di regolamentazione per la
creazione di un'area di salvaguardia architettonica, (che trova concorde
anche il PUC), e di una salvaguardia ecologico ambientale, in
quanto presenti sull’area valori sia botanici che faunistici di pregio.
Sulla base di questi presupposti chiediamo l’inserimento
della Pineta in zona omogenea A.
All’interno della zona 12 in merito alla UI 12.2 Marina Grande chiediamo una
maggior precisione per questa previsione di progetto che pare lastricata di
buone intenzioni.
Come cittadini, davanti all'ecomostro di Marina
Grande, esigiamo delle posizioni chiare e inconfutabili, scevre da
successive interpretazioni e progetti ingannevoli.
Chiediamo che le previsioni volumetriche
siano precisate nel PUC imponendo che, alla demolizione dell’edificio su
spiaggia e alla rinaturalizzazione richiesta, sia contrapposto un non aumento
delle volumetrie esistenti.
3.5 Le
volumetrie non agricole previste in ambito agricolo( Aree extraurbane e non)
Chiediamo che il PUC non preveda ampliamenti o
nuova costruzione che non siano connessi
con la conduzione del fondo agricolo, ovvero che, al punto 5.4 delle Norme di conformità del Territorio
Extraurbano, non sia ammesso l’ampliamento di residenziale puro non agricolo,
ma subordinato anch’esso all’asservimento. Chiediamo che l’applicazione dell’incremento
sia subordinata a una superficie di fondo minima (come vincolato per gli
annessi agricoli), che giustifichi una attività
reale o una proporzione tra l’attività agricola, (l'estensione del fondo o le
giornate lavorative) e la nuova superficie residenziale agricola,
ci opponiamo al triplicamento dell’indice agricolo e chiediamo che l’indice massimo
di 0,1 mq/mq concesso dalle Norme sia ridotto almeno allo 0,05, reputiamo che 1.600 m2 di fondo per un incremento
di 80 m2, ovvero di un’altra unità immobiliare, ci sembrano già un grosso
carico insediativo per un’area che dovrebbe
essere protetta.
Chiediamo inoltre:
●
che la nuova
volumetria sia sovrapposta o annessa e continua con quella esistente, senza
distaccamenti tra l’esistente e il nuovo.
che la nuova volumetria concessa nel rispetto delle
condizioni di ruralità, ovvero di conduzione del fondo,
●
non sia
cedibile a privati non in possesso di tali requisiti per un periodo di tempo
stabilito non inferiore ai 15 anni, al fine di prevenire l'elusione della
normativa
●
che non sia
concessa la trasformazione di aree agricole attive o abbandonate in aree di
sviluppo o trasformazione
●
Precisiamo
che le UI 7.4/4.1/17.3 sono in aree agricole, pertanto ci opponiamo alla loro
trasformazione in unità di intervento e chiediamo una spiegazione della
necessità di costruire volumetrie in aree, sature
e con difficoltà infrastrutturale come
dal piano stesso evidenziato.
3.6 Il distretto
della Piana, scheda 34TR
Le
osservazioni rispetto al piano particolareggiato della PIANA riprendono quanto
detto sopra del non bisogno di nuova edificazione ad uso residenziale, della diseconomia nella perdita di suolo
agricolo, che non riguarda solo la l’economia, ma la salute dei cittadini,
della necessità ormai impellente di salvaguardare con sistemi di protezione
normativi il rimanente tessuto agricolo.
Crediamo che sia indispensabile e urgente che le
residue aree agricole, costituenti frammenti sopravvissuti all'interno del
tessuto urbano, di immenso valore storico, culturale, ambientale ed economico,
siano protette, e tutelate con uno sforzo da parte dell’amministrazione nel
ricercare soluzioni alternative, per tutti i seguenti motivi:
•
perché inserite nel tessuto urbano come pausa e
respiro dall'urbanizzazione necessarie per la qualità della nostra cittadina,
•
perché ultimi residui di terreno agricolo di valore
economico e sociale (la nostra miglior fonte di distribuzione alimentare, e non
solo, a Km 0),
•
perché
costituiscono le fondamenta storiche e sociali della cultura del Paese di
Arenzano;
•
perché
potrebbero dar adito ad attività ed economie floride e di spicco coinvolgendo
cittadini e proprietari
•
perché ogni
ettaro di terreno perso è un notevole danno economico ed ecologico.
•
perché ricordiamo che il 40% del nuovo edificato
residenziale in Italia costruito tra il 2014 e il 2015 è invenduto e il
procedere in questa direzione può portare a realizzare volumetrie che
rimarrebbero vuote, invendute o peggio, non finite per mancanza di fondi. E'
prioritario prevenire situazioni come singoli interventi non programmati e
disomogenei o come il blocco dell’attività per insostenibilità economica del progetto, con conseguente perdita del
valore dello strumento urbanistico,
•
perché un’alternativa
economicamente valida è possibile e anzi auspicabile viste la direzione e il
successo di iniziative analoghe
Osserviamo
che volumetrie previste potrebbero ricollocarsi in altra zona meno preziosa dal
punto di vista sociale, ambientale, alimentare con un’analisi attenta e con
strumenti normativi di supporto da parte dell’amministrazione. Osserviamo
inoltre che nuove infrastrutture viarie
non alleggeriranno la via Marconi strada già in crisi per le dimensioni ma
contribuiranno ad appesantire le 2 situazioni ove situati gli innesti, già di
per se stesse critiche. Notiamo che l’immissione nei pressi del civ 61 di via
Marconi avviene in un
punto molto
critico sia a livello di immissione sia a livello di dislivello, con pendenze
non facilmente gestibili se non con la costruzioni di muri di contenimento che
contribuiranno a creare ulteriori perdite di territorio e frammentazioni delle
superfici verdi, che vengono considerate sempre e solo come ritagli delle opere infrastrutturali,
creando situazioni di degrado e abbandono.
Rifiutiamo la definizione data di “rispetto e ricostruzione di ecosistemi
naturali” nella creazione di verde come scarto
dalle opere urbane, esigiamo come cittadini che la natura di questo sito sia il fulcro generatore del progetto e che quindi questo venga rivisto assumendone
i parametri corretti nel rispetto dei valori dell’intera cittadinanza.
Gli
studi sulla viabilità hanno ormai dimostrato che aumentare il flusso delle
macchine non contribuisce a ridurre e migliorare il traffico ma lo aumenta.
La
pedonalizzazione e la creazione di trasporti pubblici efficienti sono gli unici
strumenti in grado di decongestionare le strade.
La
disincentivazione dell’uso dell'auto è l’unico
reale strumento che permette la
diminuzione e il miglioramento della circolazione.
La nuova viabilità veicolare crea frammentazione del verde soprattutto
verso i rii Fagiani e Sersa, ci opponiamo alla tombinatura degli stessi, pratica irrispettosa nei confronti dell’equilibrio dell’ambiente
naturale precostituito e al non rispetto delle distanze che garantiscono sia
sicurezza che preservazione di corridoi naturali.
Ci
opponiamo al nuovo percorso veicolare
per motivi infrastrutturali ma anche:
•
in quanto
adiacente al corso d’acqua e sul tornante addirittura in contatto con il Rio,
•
in quanto
passante sopra il muro di cinta storico di via Terralba, che sarebbe falciato
dalla nuova strada, ci sembra che via Terralba abbia già pagato un prezzo
abbastanza alto alla speculazione edilizia e chiediamo il rispetto dei valori
storici di quest’area.
Suggeriamo
quindi di abbandonare le vecchie logiche edilizie di sfruttamento del suolo per
ripensare e fornire nuovi assetti e
prospettive, e, ricordiamo, che l’autorizzazione di questo progetto si
porterà dietro la responsabilità della
distruzione dell’ultima traccia storica
della produzione agricola estensiva in Arenzano.
Evidenziamo
inoltre che :
al punto c e
d della norma 34TR la creazione di parcheggi interrati e a raso non riduce il
consumo di suolo come proposto dalla norma ma tutt’altro , chiediamo
che sia imprescindibile posizionare i parcheggi
interrati sotto il sedime dell’abitato ed ci opponiamo a qualsiasi ulteriore
spazio verde pensile di estrema e dubbia qualità.
Il punto e ed f degli obiettivi della norma 34TR
non ci sembrano rispettati in quanto il piano prevede l’occupazione e l’impermeabilizzazione
di più del 50% dell’area di cui le infrastrutture ne sono in gran parte
responsabili.
3.7 L'ampliamento della zona industriale
Nonostante la zona 4 sia satura come lo stesso PUC afferma, il PUC prevede 2 unità di
intervento , contestiamo l’inserimento dell’unità di intervento Ui1.4 in zona
non prevista dalla zonizzazione del vecchio PRG per una gran parte in zona E.
Inoltre chiediamo che venga inserita anche la
possibilità di cambio DU per
capannoni dismessi e fatto uno studio organico dell’ambito con riqualificazione
prevedendo anche per dismissioni in o future dismissioni lo spostamento di
volumetrie con servizi diversi da quelli industriali se superati da necessità
storiche.
4_ PROPOSTE
AL PIANO
4.1 Un piano
urbano che parta dal paesaggio dove le unità ambientali siano le linee guida
territoriali
Nonostante all’interno dei documenti si parli di IDENTITA AMBIENTALI, non troviamo
corrispondenza in un disegno generatore dell’idea di città.
Proponiamo che vengano individuate come linee guida
delle identità ambientali e paesaggistiche sul territorio e queste
stesse poste a supporto dell’idea del progetto
urbano.
Abbiamo
tracciato una bozza, di quello che vorremmo fosse il punto di partenza di una
pianificazione urbanistica moderna, che non necessità di incrementi di
superficie costruita, ma di messa a
sistema del territorio, di coerenza di lettura, di omogeneità, di
valorizzazione, di utilizzo del verde, del paesaggio, e dei vari sistemi ad
esso correlati, come base dell’ambiente in cui vorremmo vivere.
Per la costruzione di quest’idea siamo passati
attraverso lo sviluppo del concetto e l’individuazione delle “unità paesaggistiche” presenti e
rilevanti nel territorio di Arenzano:
-il bosco
-le aree agricole e i percorsi storici connessi
-la linea di costa, le spiagge e le scogliere
-il mare
-i parchi storici monumental
-le aree a servizi pubblici di connessione e tessuto -collagene tra unità ambientali
-il parco del Beigua e le nostre montagne