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mercoledì 5 aprile 2017

VILLA FIGOLI: CANTIERE FERMO CON LE QUATTRO FRECCE E “ZERO” INFORMAZIONI


Il parco di Villa Figoli, che l’attuale amministrazione aveva fieramente presentato come un nuovo motivo d’orgoglio per Arenzano, ad oggi  sta mostrando una realtà assai diversa e poco edificante: un insidioso cantiere a cielo aperto e un’opera ancora incompiuta.

Visto che da  oltre un mese non registriamo apprezzabili avanzamenti dei lavori,  abbiamo fatto qualche piccola ricerca…..

e con stupore, abbiamo scoperto che in data 23 febbraio 2017, sulla Gazzetta Ufficiale, è stato  pubblicato il decreto del Ministero dello sviluppo economico (2 febbraio 2017)  col quale  la CEMS società cooperativa, esecutrice (in subappalto) delle opere edili ed impiantistiche, veniva posta in stato di liquidazione coatta amministrativa.


Sulle ragioni dello stallo dei lavori, qualunque esse siano, ci saremmo aspettati più informazioni e maggiore trasparenza.

In occasione della "singolare" consultazione pubblica in merito all'affidamento in house  del servizio rifiuti e manutenzione verde pubblico abbiamo avuto modo di misurare quale fosse, per l’attuale  amministrazione, il concetto di coinvolgimento del cittadino. 

Di conseguenza:
·   sulla scorta del vostro modus operandi, avremmo forse dovuto aspettare notizie- sulle motivazioni del fermo-lavori da un commissario liquidatore?

·   Oltre alla fastosa passerella di inaugurazione (a cantiere aperto) non sarebbe stata opportuna anche una “contro-passerella” informativa sul fermo lavori?

·   Vi pare normale che a fronte delle spese sostenute - e a più di quattro mesi dall’apertura - il parco sia ancora in queste condizioni?

Si tratta di un bene che appartiene all'intera collettività!

Una cosa è certa, la prossima amministrazione, oltre a trascinarsi dietro un potenzialmente corposo contenzioso, erediterà anche il pesante fardello dell’incompiuta, che porterà con tutta probabilità ripercussioni negative sia di ordine economico che di immagine per il paese.

A questo punto ci chiediamo quanto tempo ancora dovrà trascorrere per vedere definitivamente ultimati i lavori di riqualificazione del parco!

Ovviamente la risposta muterà a seconda della compagine politica che comporrà la prossima giunta.

Certo è che Il M5S non nasconderà la polvere sotto il tappeto, dando continuità all’attuale sistema di mala gestio, ma intraprenderà scelte molto coraggiose, in totale trasparenza, al fine di tutelare patrimonio e pubblico interesse.

Alla luce dello stato dei fatti e dei luoghi, con grande preoccupazione, esponiamo la presenza di mezzi meccanici, attrezzi, materiali edili e rifiuti (forse anche pericolosi) in aree non idoneamente protette e quindi liberamente accessibili a chiunque; situazione che potrebbe protrarsi nel tempo, con quanto di conseguenza.

Non pensate che il complesso Villa Figoli-Des Geneys avrebbe meritato una dignità diversa da quella delle cosiddette opere incompiute?

Il M5S Arenzano, coerentemente col suo programma, farà della trasparenza e dell’informazione, in ogni settore, motivo del suo mandato, a maggior ragione nelle fasi relative alle gare di appalto.

Osservate e giudicate voi stessi se vi sembra normale che un complesso  di pregiato valore ambientale-naturalistico e patrimoniale si presenti agli occhi del visitatore in questo stato......   Sono questi i meriti che hanno “cagionato” l’onorifica carica a presidente onorario della fondazione Villa Figoli …?



giovedì 30 marzo 2017

VILLA FIGOLI: A LORO E ALLORI


Come sappiamo il Comune di Arenzano ha acquistato e sta ristrutturando Villa Figoli, con lo scopo di renderla fruibile da parte dei cittadini e dell'utenza turistica in genere, destinandola, in parte, anche ad altre attività tra cui l'istruzione e la formazione. Per quest'ultimo fine, l'amministrazione si è orientata verso l'Accademia della Marina Mercantile per la scuola di hotellerie di bordo. Si è inoltre scelta la struttura giuridica della fondazione,
con onori ad personam, ed oneri collettivi.

L'Articolo 12 della bozza di Statuto della fondazione, allegata alla delibera del Consiglio Comunale n.32 del 29 novembre 2016, infatti recita:

PRESIDENTE ONORARIO

La carica di Presidente Onorario è assegnata al Sindaco in carica al momento della costituzione della Fondazione. Il Presidente Onorario è invitato permanente alle riunioni del Consiglio Direttivo e, se costituito, al Comitato d’Indirizzo, senza  diritto di voto,  e può essere delegato dal Presidente della Fondazione a rappresentare la stessa in occasione di eventi ed iniziative pubbliche a sostegno dell’attività della Fondazione. Nel caso di elezione dello stesso a cariche politiche sovracomunali il Presidente Onorario decade dalla carica.
       Il Presidente Onorario può essere nominato Presidente
Effettivo.


Pertanto, è verosimile desumere che:


a prescindere da ogni considerazione, presidente onorario della fondazione sarà l’attuale sindaco, Dott.ssa Maria Luisa Biorci, riconducendo alla persona, anziché alla carica, il privilegio del riconoscimento onorifico che, di fatto, attribuisce prerogative che vanno ben oltre l’aspetto formale o nominalistico dell’investitura, costituendo presupposto – “a vita” - per l’eventuale futura o successiva elezione a presidente effettivo ed inibendo ad altri successivi sindaci di surrogarla nella carica, anche nell’eventuale ipotesi di sua decadenza per elezione a cariche sovracomunali.


Cosicché, il presidente onorario, odierno sindaco, manterrà tale veste anche qualora non dovesse essere più rieletto o, comunque, non rivestisse più la carica.


In altre parole:


  • Se, in occasione delle nuove elezioni, non dovesse essere rieletta sindaco, manterrebbe la carica onorifica, con possibilità di “promozione” a presidente effettivo, non ostando cause di incompatibilità con la perduta carica;


  • Se, in occasione delle nuove elezioni comunali, dovesse essere eletta consigliera, anche di minoranza, conserverebbe la carica onorifica;


  • Parteciperà sempre, anche quando non sindaca,  a tutte le riunioni degli organi di indirizzo e di governo della fondazione;


  • Nel caso di nomina a cariche sovracomunali, nessuno rivestirà la sua carica, nemmeno il nuovo sindaco pro-tempore;


  • Potrà essere delegata a rappresentare la fondazione in occasioni pubbliche, in rappresentanza e rassegna della collettività Arenzanese, anche se non più ivi dimorante.


Ovviamente, la nomina a presidente onorario di chi avesse fondato l’organismo con la dotazione di propri beni o risorse, non avrebbe destato alcuna meraviglia, ma poiché nella fattispecie la fondazione viene dotata di beni e patrimonio pubblico, cui il sindaco è mero “gestore/amministratore” e non proprietario, non è dato rilevare il nesso causale tra l’attribuzione “ad personam” della qualifica di prestigio e di riserva in pectore della potenziale nomina  ad amministratore e legale rappresentante ed il distintivo elemento soggettivo in base al quale le è stata attribuita la medesima carica onorifica. Né il sindaco di un comune che propone o perora la costituzione di una fondazione con beni o risorse pubbliche, potrebbe paragonarsi a chi destina un personale o familiare patrimonio alla fondazione per uno scopo specifico.


Così come, a prescindere dal vaglio dell’opportunità e del riscontro dei requisiti di efficacia ed efficienza in relazione al perseguimento degli interessi pubblici, non è dato rilevare quale sia o possa essere l’interesse pubblico dei cittadini Arenzanesi a riservare all’attuale sindaco una carica onorifica, quand’anche di lustro personale, distonica rispetto alla potenzialmente mutevole volontà elettorale nella scelta del primo cittadino al quale “tributare” l’onore e gli onori di rappresentanza della comunità in ogni dove.

Illuminante sarebbe poter comprendere, magari con l’aiutino degli autori dell’investitura, quali siano state le ragioni di una potenziale ultrattività, rispetto alla carica, della nomina a presidente onorario dell’odierna sindaco.

giovedì 23 marzo 2017

CITTADINI ROVINATI E TANTI SINDACI "DISTRATTI": il M5S cerca di porre un freno all'azzardopatia

Di fronte alla recente apertura di una sala scommesse in Arenzano (e il vociferare di una prossima apertura di un'altra sala in zona porto), come cittadini e come M5S Arenzano, ci troviamo in una situazione di sgomento e di disagio. Avremmo altresì gradito che l'attuale giunta avesse assunto quantomeno una posizione chiara e netta in merito al contrasto all'azzardopatia; invece ci siamo trovati con una sala già aperta, nelle vicinanze di punti di aggregazione sociale.

 Da un lato il governo che, solo a parole, dice di voler contrastare il gioco d'azzardo, dall'altro la Regione Liguria che fa melina e ostruzionismo ad una seria legge che tuteli i cittadini e soprattutto le fasce deboli. Un dato allarmante che ci arriva da Genova è che nel 2016,  i casi di persone seguite per problemi legati alla ludopatia, sono raddoppiati! 

NOI ABBIAMO BISOGNO DI SINDACI CORAGGIOSI.

E' bene sapere che le regioni possono legiferare in materia di  giochi e che i Comuni, che tutelano la salute dei cittadini, dovrebbero dotarsi di norme stringenti. Pertanto, laddove non vi siano interessi, Regioni e Comuni sensibili  si attivano con leggi e PROPRI REGOLAMENTI per arginare  la dilagante diffusione del gioco d'azzardo;

In Liguria  il 2 maggio termina la deroga di cinque anni stabilita nel 2012 per le concessioni rilasciate prima dell'entrata in vigore della legge regionale n.17/2012. Ovviamente i Comuni hanno avuto ben 5 anni di tempo per dotarsi di regolamenti anche più stringenti della medesima legge regionale.

Oggi pare che dominanti forze politiche della  Regione Liguria  vogliano prorogare di un anno la fase transitoria, consentendo, fino al 2018, la persistenza di apparecchi da gioco (installati ante legem), anche al di sotto dei limiti minimi di distanza dai luoghi sensibili.
I sindaci dovrebbero invece assumere delle posizioni ferme e di forte contrasto sul proliferare delle sale da gioco e delle sale scommesse, confortati dal fatto che, nonostante i loro provvedimenti possano essere osteggiati da ricorsi e  richieste di risarcimento danni da parte delle multinazionali del gioco, la maggior parte delle sentenze in materia ha sempre visto soccombere i ricorrenti.
Solo di recente, grazie a due sentenze della Corte costituzionale (n. 300 del 2011 e n. 220 del 2014) si è affermato un nuovo indirizzo giurisprudenziale, in ragione del quale gli interventi dei Comuni e delle Regioni in materia di gioco d’azzardo sono ora considerati legittimi e compatibili sia con il dettato costituzionale che con i principi comunitari.






Le cifre che lo Stato guadagna sono enormi, così come enormi sono i danni sociali e alla salute dei cittadini alla cui tutela è demandato ogni sindaco. Pertanto  le amministrazioni locali dovrebbero rappresentare il primo argine sul territorio contro il dilagare di questa piaga, intervenendo con specifiche ordinanze e regolamenti comunali.


Il Movimento 5 Stelle, da sempre impegnato nella lotta al gioco d'azzardo, sta preparando una proposta di legge (ora in discussione sulla piattaforma  ROUSSEAU) che si pone l’obiettivo di creare una disciplina uniforme dando piena legittimità all'azione dei Comuni, in materia.

Questa proposta di legge  modifica la legge Balduzzi disponendo che per l’istallazione degli apparecchi idonei al gioco lecito sia necessaria l’autorizzazione del Comune, la cui validità è di 5 anni.
Per l’apertura di agenzie  di scommesse ippiche e sportive e  sale dedicate all'installazione di apparecchi o sistemi di gioco VLT (Video Lottery Terminal) dovrà parimenti essere ottenuta la licenza rilasciata dalla Questura ma anche l’autorizzazione comunale deve costituire condizione di esercizio dell’attività sul territorio comunale.
Al fine di tutelare le categorie di soggetti maggiormente vulnerabili (ad esempio i minori) vieta la collocazione degli apparecchi da gioco nei locali in prossimità di scuole, chiese, ospedali e altri “luoghi sensibili”.
Al fine di prevenire il rischio di accesso ai minori e garantire la sicurezza e la salute dei cittadini  prevede che gli apparecchi da gioco non possano restare in funzione per una durata superiore alle 8 ore al giorno e attribuisce ai Comuni la facoltà di fissare in concreto gli orari di esercizio, in base alle esigenze territoriali. Infine prevede sanzioni per il mancato rispetto della presente legge.

I Sindaci devono dichiarare da che parte stanno:  vogliono fare gli interessi  delle potenti lobby del gioco d'azzardo  o vogliono stare dalla parte della collettività, cercando di sconfiggere una crescente piaga sociale?

Come meetup M5S Arenzano esortiamo l' Amministrazione  comunale a dotarsi di un REGOLAMENTO SALE DA GIOCO E GIOCHI LECITI che disciplini la materia, in conformità a quanto previsto dal Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS)  e dalla Legge Regionale 17/ 2012, avvalendosi della facoltà di prevedere norme ancora più stringenti e prevedendo la permanente attuazione di efficaci controlli sul rispetto dello stesso.



Vi invitiamo ad ascoltate l'intervento di Matteo Mantero sul gioco d'azzardo: https://www.facebook.com/matteomantero.m5s/videos/1105128726282706/

domenica 12 marzo 2017

VILLA FIGOLI DE GENEYS: PARCO STORICO O PARCHEGGIO?

Torniamo a parlare per la terza volta del parco storico di Villa Figoli De Geneys.
La prima volta abbiamo affrontato l'argomento dell'abbattimento sregolato degli alberi con un esperto agronomo che ci ha raccontato la storia del giardino all'inglese, i suoi pregi e le modalità di manutenzione del suo patrimonio arboreo.
Siamo tornati recentemente a parlare del parco per denunciare una situazione di degrado e pericolo che ancora si protrae e si palesa dopo quattro mesi dall'inaugurazione, documentando la nostra segnalazione/denuncia con una discreta quantità di materiale fotografico.
Ebbene, purtroppo oggi siamo costretti nuovamente a tornare sull' argomento "parco villa Figoli" in quanto  in questi mesi abbiamo rilevato la presenza costante - dal lunedì al venerdì - di diverse autovetture e motocicli  all'interno dello stesso parco,  che viene pertanto  utilizzato come parcheggio (vedi immagini)

VISTO CHE il Comune di Arenzano è dotato di  un Regolamento dei parchi Storici in  cui si legge testualmente:

  • nella premessa:
i parchi  rappresentano un valore inestimabile dal punto di vista salutistico, culturale, urbanistico, storico, ambientale, naturalistico, faunistico. I parchi storici, individuati nella Villa Negrotto Cambiaso, nella Villa Mina, Villa Maddalena e Villa Figoli – Des Geneys costituiscono pertanto un bene prezioso da salvaguardare e tramandare alle future generazioni, nei quali si deve entrare come si fosse in un museo.
 Tenuto conto del valore storico testimoniale - architettonico - botanico, i parchi devono, comunque, essere godibili nelle corrette e giuste forme d’uso, al fine di conservare e tramandare quel messaggio di cultura del quale sono portatori, anche attraverso destinazioni d’uso alternative, la gestione economica e tecnica. Risulta, pertanto, di fondamentale importanza rendere il parco fruitivamente vitale, evitare di identificarlo come verde pubblico generico, in quanto ciò lo porterebbe verso un inevitabile decadimento, come testimoniano numerosi esempi sul territorio regionale e nazionale. 

  • al capo III, art.6:
1. In tutte le aree di cui all’articolo 1, con esclusione del Parco di Villa Maddalena E' VIETATO CIRCOLARE E SOSTARE CON QUALSIASI VEICOLO A MOTORE O RIMORCHI. È ammesso, comunque, l’ingresso in tutti i Parchi ai veicoli al servizio di persone invalide di cui all’articolo 188 del Decreto Legislativo n. 285/1992 (codice della strada) e ai veicoli di servizio, soccorso, manutenzione, vigilanza, fornitori in effettivo servizio.

2. In occasione di eventi e manifestazioni, autorizzate dall’Amministrazione Comunale, gli organizzatori dovranno richiedere apposito permesso di transito al competente ufficio di Polizia Locale.

4. La Giunta Comunale, sentito il parere tecnico della Commissione dei Parchi, stabilisce le zone di carico/scarico merci.




CHIEDIAMO:
 - Perchè, salvo eventuali deroghe,  il regolamento non venga rispettato

 - Perchè a distanza di 4 mesi dall'apertura non sia stata ancora apposta la necessaria  cartellonistica sui cancelli di ingresso in cui si indicano i relativi divieti (e non solo, vedi proposte). 
A tal proposito ci risulta da una ricerca sul sito web del Comune che in sede di quella che risulterebbe essere,  dagli atti pubblicati, l'ultima  riunione  dellla Commissione tecnica dei  Parchi storici del  13 maggio 2014  (Verbale Commissione Parchi storici ), che, per quanto concerne  gli altri parchi storici di Arenzano  si sia provveduto o comunque si sia dato impegno di  realizzare pannelli illustrativi e cartellonistica adeguata.


 - Perchè un parco storico, che fa parte dei beni patrimoniali del Comune e rappresenta un valore inestimabile dal punto di vista urbanistico, storico, ambientale, naturalistico, non venga tutelato adeguatamente al fine di proteggere questo  patrimonio, soprattutto a fronte di una spesa cospicua sostenuta con soldi pubblici.

 - Perchè il Comune non tuteli, vietando il transito alle autovetture, la sicurezza dei fruitori del parco (soprattutto anziani e bambini)

- Se e quando - visto il transito di furgoni  -   la Commissione Parchi storici  si sia espressa in merito all' identificazione di un'area destinata alle operazioni di carico e scarico merci.

- Se da parte dell'area VII siano state emesse eventuali autorizzazioni al traffico veicolare in deroga ai divieti imposti dal suddetto  regolamento 

-  Perchè sul sito web del comune i verbali pubblicati delle riunioni della Commissione parchi storici non vadano oltre il 14 maggio 2014

cancello ingresso mancante di cartellonistica
cancello ingresso mancante di cartellonistica














Ergo, PROPONIAMO:

Alla Commissione Parchi storici di Arenzano, oltre che assicurarsi del  rispetto del succitato regolamento comunale dei parchi, anche di cogliere l'occasione, in fase di scelta e affissione della cartellonistica indicante i divieti, di dedicare all'argomento dei cartelli particolare attenzione.

Visto che anche il parco di Villa Figoli de Geneys è un parco storico di rilievo, riteniamo che sarebbe opportuno dotare gli ingressi di una cartellonistica degna della storia del parco e della villa, prediligendo una comunicazione visiva che preveda la cartina del parco, indicazioni generali dei servizi e dei divieti all’interno del Parco, le evidenze da visitare, gli orari di apertura e chiusura, oltre il numero per informazioni turistiche dello IAT 0109127581, la mail parchi.storici@comune.arenzano.ge.it, e il Numero Unico Emergenze 112 (come già proposto per gli altri parchi dall' arch. Carlini)

Un cartello serve, ovviamente, per dare indicazioni a chi lo legge. Ma è anche un elemento sostanziale della immagine e soprattutto della identità del soggetto che rappresenta. Non solo dal punto di vista di un esperto di comunicazione, o di marchi o brand o di un cultore di araldica, per il quale stemmi e motti emblematici rivestono grandi valori da tramandare, ma anche e soprattutto per un turista che viene ad Arenzano per visitare il parco.  



























martedì 7 febbraio 2017

ECCO COME LA CONSULTAZIONE PUBBLICA PUÒ TRAMUTARSI DA PIENO DIRITTO DEL CITTADINO A CONDIZIONATA CONCESSIONE

In data 31.3.2015 con delibera n. 6  il Consiglio comunale di Arenzano approvava il piano di razionalizzazione delle partecipate;
In data 26.7.2016 con delibera n. 26 il Consiglio comunale di Arenzano preannunciava due possibili soluzioni alternative alla gara per la gestione del servizio rifiuti:


  • Liquidazione di Aral S.p.a.
  • Eventuale  trasformazione di Aral S.p.a. in società in house;


Con avviso pubblicato nell’albo pretorio in data 14.12.2016 il Comune di Arenzano indiceva la consultazione pubblica, obbligatoria per legge, concedendo 6 giorni di tempo alla cittadinanza per prendere atto della trasformazione di Aral S.p.a in società in house previo riscatto del 40% delle quote in mano al socio privato (Re.Tyre srl.), prescrivendo che le relative osservazioni sarebbero dovute pervenire esclusivamente  tramite il servizio PEC da inviare entro il 20.12.2016.
Nonostante un termine ridotto e insufficiente a partecipare attivamente e propositivamente al processo decisionale, incidendo anche sulla formulazione dei diversi punti di vista, il 20.12.2016 abbiamo inoltrato - via PEC - le nostre osservazioni che, per questioni di tempo, non potevano essere altro che inerenti al metodo e non al merito.
Ci dispiace dover sottolineare che la risposta del Sindaco alla nostra pec non sia giunta con analoga solerzia (visti i tempi stringati lasciati al dibattito pubblico), ma solo a deliberazione e votazione avvenuta, ossia il 30.12.2016, a mezzo raccomandata consegnata all’ufficio postale in data 28.12.2016 e recapitata al gruppo la mattina successiva alla votazione della delibera n.34 del 29.12.2017.
Ovviamente, dopo esserci presi i tempi adeguati per leggere e studiare  tutta la documentazione e capire nel merito le motivazioni di tale scelta, abbiamo replicato alla  nota inviataci dal Sindaco al fine di esporre la nostra contrarietà alle asserzioni contenute in essa e porre in risalto altri rilevanti aspetti di ordine valutativo rispetto alla convenienza economica e finanziaria dell’operazione, anche alla luce delle possibili conseguenze e riflessi sugli interessi patrimoniali degli Arenzanesi.
Alla luce delle ragioni che hanno motivato la scelta dell’in house,  abbiamo potuto osservare che il prezzo di riscatto delle azioni di Aral è stato deciso dall’Amministrazione, in euro 387.500,00, puramente e semplicemente sulla base di risultanze valutative di libro, però aperte a necessari od opportuni adattamenti o riclassificazioni che i destinatari della valutazione hanno ritenuto di non recepire e/o valorizzare.
Ovvio che tale iter di determinazione del prezzo acutizza l’avvilimento di un doveroso processo partecipativo e di un confronto collaborativo e costruttivo su scelte di comune interesse.
Infatti, relativamente alla citata spesa di euro 387.500, deliberata per il riscatto delle azioni, in sede di pubblica consultazione avremmo voluto, in tutta sincerità, domandare:
➢ Se si reputava economicamente e finanziariamente conveniente, per gli Arenzanesi, pagare un corrispettivo, per il riscatto della quota minoritaria del 40% del capitale sociale della Aral S.p.a., considerando totalmente riscuotibili gli euro 893.989,00 di crediti in sofferenza (vedi prospetto), senza procedere ad alcuna rettifica patrimoniale avente diretti riflessi sulla valutazione della acquisenda quota;
➢ Se in caso di mancato incasso per insolvenza, fallimento, crisi da sovraindebitamento, decadenza dall’azione accertatrice o prescrizione della pretesa, gli Arenzanesi pagherebbero due volte le perdite su crediti: una per la sopravvalutazione della quota ed un’altra con l’eventuale incremento tariffario o comunque a carico del bilancio comunale e quindi della collettività;
➢ Quale fosse la convenienza economica e finanziaria ad acquistare una partecipazione liquidata al socio privato ad un potenziale sopravalore  che graverà inesorabilmente sull’utenza in maniera diretta  tramite la tariffa o indirettamente sul bilancio;
Perché non sono stati resi disponibili ai cittadini tutti gli allegati allo schema di delibera onde poter cognitivamente ed avvedutamente contribuire alla decisione, apportando le proprie ragioni per una più ampia ed esaustiva riflessione;
Quale sarebbe stato l’onere in caso di gestione esternalizzata del servizio e del relativo rischio d’impresa, ferma restando la salvaguardia occupazionale, come peraltro previsto per legge.


Inoltre, a seguito della consultazione degli atti allegati alla delibera, abbiamo potuto rilevare e segnalare sia al Sindaco che alle Sezioni della Corte dei Conti  una  curiosa discrepanza temporale atteso che sul verbale n. 17 del Revisore dei Conti del Comune di Arenzano, allegato alla delibera, datato  16.12.2016,  testualmente si legge “””preso atto dei pareri di regolarità tecnica espressi dai responsabili dei servizi interessati a’ sensi dell’art. 49, co. 1, D.lgs n. 267/2000”””, seppure il parere citato  recasse il 29.12.2016 quale data di sottoscrizione da parte del Responsabile di Area!



mercoledì 21 settembre 2016

OSSERVAZIONI AL PUC


INTRODUZIONE
                                                   
Nell’attesa di una legge in attuazione dell’art. 9 della Costituzione – che azzeri subito tutte le previsioni di sviluppo edilizio nello spazio aperto e obblighi a ridisegnare gli strumenti urbanistici indirizzandoli alla riqualificazione degli spazi degradati, dismessi o sottoutilizzati attraverso interventi di riconversione, ristrutturazione, rinnovamento, restauro, risanamento, recupero e riedificazione, auspichiamo che la nostra amministrazione comunale sposi la visione lungimirante di uno spazio urbanizzato in cui le possibilità di riuso sono sconfinate. Dovremmo essere tutti consapevoli del fatto che lo stop al consumo del suolo non significa sviluppo zero e che in una logica di riuso ogni investimento volto al soddisfacimento di bisogni è al tempo stesso un’azione di recupero ambientale.

Crediamo che per parlare realmente di sostenibilità sia necessario cambiare il punto di vista nello strutturare lo strumento di gestione del territorio:

esso dovrebbe partire dal paesaggio, dalla qualità e dalla sostenibilità ambientale e inquadrare gli interventi sul territorio in funzione di questi. Affinché il cittadino non percepisca la tutela dell'ambiente soltanto come tassa o coercizione, è necessario che il punto di vista del pianificatore parta dal valore ambientale del territorio, altrimenti la pianificazione rimarrà un puro abbellimento di politiche speculative, arricchita di belle parole, svuotate del loro significato.

Riteniamo che l'unico strumento capace di garantire ricchezza in futuro, anche in termini di qualità di vita, sarà quello capace di affermare la dicotomia “ambiente = ricchezza”, “cementificazione = perdita di ricchezza”

Attualmente il nostro tessuto sociale è costituito da operatori commerciali, turistici, artigiani e in gran misura anche da persone che, pur lavorando fuori zona, vi abitano o vi si sono trasferite per la sua dimensione più umana, meno caotica, ricca di bellezze naturali e di tranquillità, in una posizione strategicamente prossima alla grande città.

Colui che amministra deve interpretare questi bisogni spingendo in quella stessa direzione, ricercando le risposte nella terra che ci accoglie e alla quale apparteniamo.

Rispettare il territorio significa valorizzare le sue risorse naturali, dalle zone agricole al litorale; solo così (e non cementificando) si potranno creare nuove opportunità di occupazione e di rilancio turistico oltreché tendere ad un miglioramento della qualità di vita che risponde alla crescente domanda di ritorno alle origini, di vita in un ambiente salubre, di cibo genuino e di contatto con tutti quegli elementi che la natura ci offre e di cui Arenzano è naturalmente ricca, in controtendenza alla società globalizzata e all’insostenibilità dei grandi centri urbani.

Crediamo che la sostenibilità dell'insediamento urbanistico si concretizzi mantenendo l'ambiente naturale, con il corretto funzionamento delle reti tecnologiche e con la qualità delle soluzioni spaziali. Fermando il consumo del territorio, Arenzano smetterà di espandersi con altre colate di cemento e potrà concentrarsi sul recupero di volumi degradati e sul miglioramento dell'esistente, vincolando gli oneri ad un'effettiva riqualificazione.

2.1 I dati del piano urbanistico


Osserviamo che i dati demografici utilizzati, risalenti al 2008, sono inadeguati in quanto sorpassati da una crisi economica e da 8 anni di evoluzione sociale.

Vista l'insufficiente attualità delle informazioni sull'andamento demografico e sulle attività dei cittadini, non vi è un quadro chiaro sulla composizione del tessuto sociale, sui bisogni e sulle esigenze della popolazione, elementi indispensabili per la progettazione del territorio e necessari per ripensare correttamente la rete dei servizi che costituisce la spina dorsale di un corretto sviluppo territoriale.

2.2 Le linee guida


Osserviamo da parte dell’amministrazione l’assenza di una posizione ferma sul consumo di suolo: non ci risulta infatti inserito come una delle principali linee guida, bensì solo citato come una generica “questione ambientale”.

Riteniamo inaccettabile, per uno strumento urbanistico moderno, non porre tra le principali (se non la principale) linee guida, l’arresto al consumo di suolo naturale. In un momento in cui anche le direttive Europee sono finalmente orientate in questa direzione, riteniamo che la pianificazione dovrebbe basarsi su fondamenti morali, etici e civili anziché speculativi.

Riteniamo necessaria una revisione degli obiettivi ponendo l'arresto del consumo di suolo come uno degli indirizzi principali.




3_ OSSERVAZIONI AL PIANO



3.1 L'irrealistica previsione di nuove volumetrie residenziali e il conseguente incremento demografico

La concessione di volumetrie residenziali non è giustificata né dall'andamento demografico né dall'andamento del mercato immobiliare.
Abbiamo un potenziale edificato che copre il fabbisogno abitativo di circa 35.000 abitanti a cui tuttavia non corrispondono servizi a standard adeguati.

Dall’analisi degli stessi dati fornitici dal PUC (relativi all’anno 2008) riguardanti il bilancio insediativo, si evince chiaramente che non vi è nessuna esigenza di costruire “nuovi volumi residenziali”, a fronte di una capacità abitativa tre volte superiore a quella dei residenti attuali.

L’aumento previsto di 1.139 persone non solo non rappresenta incremento demografico reale, ma provoca un aumento di richiesta di servizi e infrastrutture.

Non è chiaro sulla base di quali necessità si ritengano necessarie nuove volumetrie residenziali e ne chiediamo chiarimenti che vadano al di là della politica del “fare cassa”, chiarimenti che tengano in debito conto i dati del mercato immobiliare, che vede attualmente un eccesso di offerta di alloggi in vendita rispetto alla domanda, e delle conseguenze di operazioni immobiliari poco lungimiranti, potenzialmente esposte a fallimento economico, con danni irreparabili per il territorio e l'immagine del Paese stesso.(Esempi emblematici nel vicino territorio di Lerca).

Comprendiamo che alcuni processi sono già in atto, ma una corretta pianificazione serve anche per correggere processi già avviati nella direzione sbagliata, perché superati da necessità storiche.


3.2 Il consumo di suolo naturale o agricolo


E’ doveroso iniziare con una breve serie di dati sui quali si incardinano i principi della nostra politica del territorio

  Il suolo è una risorsa non rinnovabile.

  Occorrono 500 anni per formare 25 mm completi di suolo.

  Un ettaro di suolo naturale trattiene fino a 3.750.000 litri di acqua.

  Un ettaro di suolo impermeabilizzato ha un costo di gestione per la raccolta dell’acqua di circa 6.500 €/anno (fonte Sol seailn institute for Advanced Sustainability Studies (IASS University of Postdam, Germany).

  La perdita di un ettaro di suolo agricolo equivale alla perdita della capacità di produrre cibo per 1.000 persone

  La perdita di 1 ettaro di suolo provoca un’emissione di 0,3 ton di Co2.

  La perdita di suolo riduce l'evapo-traspirazione

  L’energia necessaria per far evaporare la stessa quantità di acqua che assorbe 1 ettaro di suolo naturale in un anno equivale al consumo energetico di quasi 2,5 milioni di KWh.

In termini economici, impermeabilizzare il suolo comporta perdite economiche ingenti che però non sono immediatamente misurabili, ma che verranno pagate dall'intera comunità sul lungo periodo.

Come tutti sanno La Liguria ha il 7% di aree consumate che diventa il 20% prendendo in considerazione la costa, se allarghiamo il perimetro di 100m dalle costruzioni, ovvero includiamo un suolo comunque antropizzato, arriviamo a cifre che sfiorano il 40 % su l’intero territorio nazionale, fatte le debite proporzioni, il dato è allarmante.

Abbiamo sovrapposto le aree in trasformazione e le unità di intervento, ove prevista la nuova edificazione, con una semplice aereo-fotocarta e con la carta del Piano relativa all’uso del suolo, e da quest’analisi si evince che i perimetri di queste aree comprendono zone verdi agricole e boscate, e nello specifico addirittura alcune unità di intervento ricomprese in zone E (ui 7.1-7.2-4.1 e 17.3)e di cui per la 7.1 e 7.2 è stata chiesta variante al PTCP per modificarne l’assetto IS-MA

Chiediamo una giustificazione valida ed esauriente alla decisione di permettere la costruzione di volumetrie in queste aree.

Chiediamo che sia valutato un arresto totale delle nuove volumetrie su suolo vergine e che i perimetri delle aree ove previsto il sedime della nuova volumetria siano limitati a zone con suolo già consumato, e che sia ritagliato ed escluso dagli stessi il tessuto naturale, in particolare quello boscato e soprattutto quello agricolo, sia esso in uso o abbandonato.

Vi sottoponiamo e chiediamo che sia valutata la proposta di normative che

prevedano e facilitino lo spostamento o la concentrazione delle volumetrie previste in zone già impermeabilizzate, evitando perdite di suolo vergine, ovvero l’inserimento di una compensazione dove a superficie naturale persa corrisponda l’obbligo di reintrodurre una quantità superiore di superficie rinaturalizzata.

Questo tipo di procedure porterebbe convenienza a riqualificare zone naturali degradate o a costruire in zone già cementificate, riqualificando finalmente le stesse. La storia urbanistica insegna che non è urbanizzando zone verdi che si riordina la città ma operando sull’esistente con interventi di demolizione, ricostruzione e riqualificazione di un tessuto già degradato.

Proponiamo che gli incrementi volumetrici permessi dalla LR 16/2008 art 10 comma 2 siano autorizzati esclusivamente sul sedime dell’esistente; precisiamo che con la nuova norma nazionale sul consumo del suolo probabilmente sarà svincolato e facilitato anche il sistema della demolizione e ricostruzione.

Chiediamo che sia modificato il rapporto di impermeabilizzazione introducendo un rapporto vicino allo 0, per tutti gli interventi su suolo vergine.

Chiediamo di valutare l’introduzione di uno standard verd e reale, ossia una quantità di alberi da piantumare per ogni abitante e per ogni parcheggio insediato, a compensazione della quantità di CO2 prodotta.

Chiediamo di introdurre l’obbligo che i parcheggi a raso (che costituiscono di fatto una perdita di suolo a cui nessuno accenna), siano costruiti esclusivamente utilizzando pavimentazioni permeabili e siano tutti obbligatoriamente alberati.

A tal riguardo chiediamo che sia favorito se non obbligato l’utilizzo di pavimentazioni che permettono di evitare l’impermeabilizzazione e la perdita di suolo in tutte le sistemazioni esterne pubbliche e private, posti auto, parcheggi, viabilità private o di quartiere, percorsi pedonali etc..

Chiediamo che al punto 4.1.23 delle norme generali sia inserito il vincolo di realizzare nuove piscine private con impianto di fitodepurazione e senza impermeabilizzazione del suolo.

Chiediamo di riprendere, nei limiti delle Leggi Regionali di disciplina dell’Attività Edilizia 16/2008 e seguenti, che definiscono i parametri edilizi, la definizione di superficie accessoria che ha contribuito, e che contribuisce ancora oggi a produrre tanti abusi.

Sappiamo tutti che 1 mq di superficie agibile producono tre volte tanto di consumo di suolo (tra accessori, pertinenze, locali non agibili, locali tecnici, etc previsti dalla 4.2.5 e conseguenti infrastrutture).

Chiediamo che il Comune introduca un indice in grado di valutare l’intera superficie (o volumetria) creata come occupazione di suolo, in tutte le sue forme.

Inoltre riteniamo che fondare tutta la ricezione di standard su due zone limitrofe, la 34 TR e la UI 8.3, con funzioni ammesse molto simili, porterebbe un congestionamento della città in una parte limitata della stessa con conseguenza sul lungo periodo di una ulteriore richiesta di adeguamento che ha i suoi limiti nella struttura fisica dell’area.

Chiediamo che le 2 aree strettamente connesse e vincolate siano progettate unitariamente come conseguenza di una visione urbana omogenea.

Il PUC adduce sovente, come giustificazione alla concessione di nuove volumetrie, al riordino di una parte di periferia cresciuta in maniera disorganica. Ricordiamo che la maggior parte degli interventi in queste zone, recenti e avvallati dalle precedenti amministrazioni, sono dello stesso tipo di quelli in pianificazione; essi, non solo non hanno portato quella qualità urbana che il piano vorrebbe portare come giustificazione dell’intervento, ma anzi hanno creato cesure, verde isolato e inutilizzabile, parcheggi interrati con giardini pensili di qualità discutibile, brutalizzazione delle aree agricole, mancanza totale di disegno urbano.

Al di la di un programma che a parole ha ambizioni di salvaguardia e sostenibilità obiettiamo che il tipo di pianificazione in alcune aree in trasformazione non ci sembra proporre idee che si distacchino dall’eredità delle vecchie politiche speculative a scapito del territorio.

Chiediamo di valutare l’inserimento di Edilizia Residenziale Pubblica nel

tessuto urbano consolidato su edifici esistenti, su proprietà private in stato di abbandono che potrebbero essere rilevate dall’Ente Pubblico, sia come occasione di riqualificazione del tessuto urbano sia come traino ed esempio per il mercato edilizio.

Nella redazione degli oneri di urbanizzazione, proponiamo l’inserimento di un coefficiente che in Francia si chiama VSD (versement pour sous -densité – versamento per bassa densità) in cui gli oneri o una parte di essi possano derivare dalla dispersione delle volumetrie, favorendo la concentrazione dell’edificato.

Si tratta di applicare agli oneri un coefficiente in maniera proporzionale alla densità di occupazione del lotto, aumentandoli in funzione della dispersione delle volumetrie, e rapportando di conseguenza le tasse per il costruttore in proporzione alla salvaguardia di terreno naturale.

Evidenziamo che uno dei principali fattori di consumo del suolo è la costruzione a bassa densità e il conseguente moltiplicarsi degli spostamenti veicolari.
Una politica tesa a una concentrazione dell’insediamento e a una facilità di spostamento con i mezzi pubblici va sicuramente nella direzione della riduzione di consumo di suolo.

Chiediamo di agire già da subito introducendo nella fiscalità delle percentuali di compensazione che tengano conto di veri parametri ambientali dell’intervento quali che includa tutte le conseguenze ambientali:
- DIRETTE

perdita del guadagno agricolo e della capacità di sostentamento, perdita di ombreggiamento naturale,

perdita dei cicli vitali naturali di riciclo dell’ossigeno e dell’acqua, produzione di Co2
- INDIRETTE
attenuazione o meno delle cause del cambiamento climatico,

moltiplicazione degli spostamenti e conseguenze sulla creazione di anidride carbonica con nuove infrastrutture

3.3 Lottizzazione del PUC

Nonostante al punto 3.1.1.3 del PUC si parli di reti ambientali e di paesaggio, non troviamo corrispondenza di tali elementi in un disegno urbanistico che individui un progetto ambientale che deve e può provenire solo dall’amministrazione.

Crediamo che un disegno fatto per aree e lotti disgiunti, non inseriti in una sequenza significativa, non sia rispondente alle vere esigenze del territorio. Sosteniamo che un piano di progettazione urbana debba avere come suo fondamento un disegno unitario consequenziale di scelte omogenee, dove le trasformazioni siano concatenate e connesse, giustificate le une con le altre in un disegno territoriale che rispecchia l’idea progettuale dell’amministrazione.

Non troviamo negli strumenti questa intenzione, nonostante sia ripetuta nelle idee e, anzi, dentro quelle che dovrebbero essere unità ambientali paesaggistiche continue, ritroviamo lottizzazioni figlie del principio di sacrificio del territorio naturale a servizio delle volumetrie edificate. Chiediamo che ci sia un disegno omogeneo di unità territoriali, ambientali e di paesaggio, che fronteggi la frammentazione e costituisca le linee guida della progettazione urbana.

3.4 La nuova edificazione in Pineta

Chiediamo che non sia integrato nel PUC alcun lotto edificabili nell’area satura e completa della Pineta, comprensiva di 1R, 3R e parte del 12R , osserviamo inoltre che alcune U.I. sono in area boscata o in presenza di uliveti.

La fase speculativa deve necessariamente arrestarsi e l’amministrazione deve poter rivedere le scelte con un piano che sia la guida di un progetto di salvaguardia dei valori architettonici ambientali e paesistici ancora salvi, nessuna giustificazione a un ulteriore incremento di volumetrie in questa zona può essere valida davanti alla necessità di salvare quel poco di ambiente rimasto e davanti al pasticcio e alle speculazioni passate che hanno visto incrementarsi la volumetria al di fuori delle previsioni, riteniamo che nel

tentativo di correggere errori delle precedenti amministrazioni sia dovere dell’attuale bloccare definitivamente qualsiasi ulteriore aumento delle cubature e individuare e attuare un percorso di regolamentazione per la creazione di un'area di salvaguardia architettonica, (che trova concorde anche il PUC), e di una salvaguardia ecologico ambientale, in quanto presenti sull’area valori sia botanici che faunistici di pregio.

Sulla base di questi presupposti chiediamo l’inserimento della Pineta in zona omogenea A.

All’interno della zona 12 in merito alla UI 12.2 Marina Grande chiediamo una maggior precisione per questa previsione di progetto che pare lastricata di buone intenzioni.

Come cittadini, davanti all'ecomostro di Marina Grande, esigiamo delle posizioni chiare e inconfutabili, scevre da successive interpretazioni e progetti ingannevoli. Chiediamo che le previsioni volumetriche siano precisate nel PUC imponendo che, alla demolizione dell’edificio su spiaggia e alla rinaturalizzazione richiesta, sia contrapposto un non aumento delle volumetrie esistenti.

3.5 Le volumetrie non agricole previste in ambito agricolo( Aree extraurbane e non)

Chiediamo che il PUC non preveda ampliamenti o nuova costruzione che non siano connessi con la conduzione del fondo agricolo, ovvero che, al punto 5.4 delle Norme di conformità del Territorio Extraurbano, non sia ammesso l’ampliamento di residenziale puro non agricolo, ma subordinato anch’esso all’asservimento. Chiediamo che l’applicazione dell’incremento sia subordinata a una superficie di fondo minima (come vincolato per gli annessi agricoli), che giustifichi una attività reale o una proporzione tra l’attività agricola, (l'estensione del fondo o le giornate lavorative) e la nuova superficie residenziale agricola,

ci opponiamo al triplicamento dell’indice agricolo e chiediamo che l’indice massimo di 0,1 mq/mq concesso dalle Norme sia ridotto almeno allo 0,05, reputiamo che 1.600 m2 di fondo per un incremento di 80 m2, ovvero di un’altra unità immobiliare, ci sembrano già un grosso carico insediativo per un’area che dovrebbe essere protetta.
Chiediamo inoltre:
      che la nuova volumetria sia sovrapposta o annessa e continua con quella esistente, senza distaccamenti tra l’esistente e il nuovo.

che la nuova volumetria concessa nel rispetto delle condizioni di ruralità, ovvero di conduzione del fondo,

       non sia cedibile a privati non in possesso di tali requisiti per un periodo di tempo stabilito non inferiore ai 15 anni, al fine di prevenire l'elusione della normativa

      che non sia concessa la trasformazione di aree agricole attive o abbandonate in aree di sviluppo o trasformazione

      Precisiamo che le UI 7.4/4.1/17.3 sono in aree agricole, pertanto ci opponiamo alla loro trasformazione in unità di intervento e chiediamo una spiegazione della necessità di costruire volumetrie in aree, sature e con difficoltà infrastrutturale come dal piano stesso evidenziato.

3.6  Il distretto della Piana, scheda 34TR

Le osservazioni rispetto al piano particolareggiato della PIANA riprendono quanto detto sopra del non bisogno di nuova edificazione ad uso residenziale, della diseconomia nella perdita di suolo agricolo, che non riguarda solo la l’economia, ma la salute dei cittadini, della necessità ormai impellente di salvaguardare con sistemi di protezione normativi il rimanente tessuto agricolo.

Crediamo che sia indispensabile e urgente che le residue aree agricole, costituenti frammenti sopravvissuti all'interno del tessuto urbano, di immenso valore storico, culturale, ambientale ed economico, siano protette, e tutelate con uno sforzo da parte dell’amministrazione nel ricercare soluzioni alternative, per tutti i seguenti motivi:
        perché inserite nel tessuto urbano come pausa e respiro dall'urbanizzazione necessarie per la qualità della nostra cittadina,


        perché ultimi residui di terreno agricolo di valore economico e sociale (la nostra miglior fonte di distribuzione alimentare, e non solo, a Km 0),

        perché costituiscono le fondamenta storiche e sociali della cultura del Paese di Arenzano;

        perché potrebbero dar adito ad attività ed economie floride e di spicco coinvolgendo cittadini e proprietari

        perché ogni ettaro di terreno perso è un notevole danno economico ed ecologico.

        perché ricordiamo che il 40% del nuovo edificato residenziale in Italia costruito tra il 2014 e il 2015 è invenduto e il procedere in questa direzione può portare a realizzare volumetrie che rimarrebbero vuote, invendute o peggio, non finite per mancanza di fondi. E' prioritario prevenire situazioni come singoli interventi non programmati e disomogenei o come il blocco dell’attività per insostenibilità economica del progetto, con conseguente perdita del valore dello strumento urbanistico,

        perché un’alternativa economicamente valida è possibile e anzi auspicabile viste la direzione e il successo di iniziative analoghe

Osserviamo che volumetrie previste potrebbero ricollocarsi in altra zona meno preziosa dal punto di vista sociale, ambientale, alimentare con un’analisi attenta e con strumenti normativi di supporto da parte dell’amministrazione. Osserviamo inoltre che nuove infrastrutture viarie non alleggeriranno la via Marconi strada già in crisi per le dimensioni ma contribuiranno ad appesantire le 2 situazioni ove situati gli innesti, già di per se stesse critiche. Notiamo che l’immissione nei pressi del civ 61 di via Marconi avviene in un

punto molto critico sia a livello di immissione sia a livello di dislivello, con pendenze non facilmente gestibili se non con la costruzioni di muri di contenimento che contribuiranno a creare ulteriori perdite di territorio e frammentazioni delle superfici verdi, che vengono considerate sempre e solo come ritagli delle opere infrastrutturali, creando situazioni di degrado e abbandono. Rifiutiamo la definizione data di “rispetto e ricostruzione di ecosistemi naturali” nella creazione di verde come scarto dalle opere urbane, esigiamo come cittadini che la natura di questo sito sia il fulcro generatore del progetto e che quindi questo venga rivisto assumendone i parametri corretti nel rispetto dei valori dell’intera cittadinanza.



Gli studi sulla viabilità hanno ormai dimostrato che aumentare il flusso delle macchine non contribuisce a ridurre e migliorare il traffico ma lo aumenta.
La pedonalizzazione e la creazione di trasporti pubblici efficienti sono gli unici strumenti in grado di decongestionare le strade.

La disincentivazione dell’uso dell'auto è l’unico reale strumento che permette la diminuzione e il miglioramento della circolazione.

La nuova viabilità veicolare crea frammentazione del verde soprattutto verso i rii Fagiani e Sersa, ci opponiamo alla tombinatura degli stessi, pratica irrispettosa nei confronti dell’equilibrio dell’ambiente naturale precostituito e al non rispetto delle distanze che garantiscono sia sicurezza che preservazione di corridoi naturali.

Ci opponiamo al nuovo percorso veicolare per motivi infrastrutturali ma anche:

           in quanto adiacente al corso d’acqua e sul tornante addirittura in contatto con il Rio,

           in quanto passante sopra il muro di cinta storico di via Terralba, che sarebbe falciato dalla nuova strada, ci sembra che via Terralba abbia già pagato un prezzo abbastanza alto alla speculazione edilizia e chiediamo il rispetto dei valori storici di quest’area.

Suggeriamo quindi di abbandonare le vecchie logiche edilizie di sfruttamento del suolo per ripensare e fornire nuovi assetti e prospettive, e, ricordiamo, che l’autorizzazione di questo progetto si porterà dietro la responsabilità della distruzione dell’ultima traccia storica della produzione agricola estensiva in Arenzano.

Evidenziamo inoltre che :

al punto c e d della norma 34TR la creazione di parcheggi interrati e a raso non riduce il consumo di suolo come proposto dalla norma ma tutt’altro , chiediamo


che sia imprescindibile posizionare i parcheggi interrati sotto il sedime dell’abitato ed ci opponiamo a qualsiasi ulteriore spazio verde pensile di estrema e dubbia qualità.

Il punto e ed f degli obiettivi della norma 34TR non ci sembrano rispettati in quanto il piano prevede l’occupazione e l’impermeabilizzazione di più del 50% dell’area di cui le infrastrutture ne sono in gran parte responsabili.

3.7 L'ampliamento della zona industriale

Nonostante la zona 4 sia satura come lo stesso PUC afferma, il PUC prevede 2 unità di intervento , contestiamo l’inserimento dell’unità di intervento Ui1.4 in zona non prevista dalla zonizzazione del vecchio PRG per una gran parte in zona E.

Inoltre chiediamo che venga inserita anche la possibilità di cambio DU per capannoni dismessi e fatto uno studio organico dell’ambito con riqualificazione prevedendo anche per dismissioni in o future dismissioni lo spostamento di volumetrie con servizi diversi da quelli industriali se superati da necessità storiche.

4_ PROPOSTE AL PIANO

4.1 Un piano urbano che parta dal paesaggio dove le unità ambientali siano le linee guida territoriali

Nonostante all’interno dei documenti si parli di IDENTITA AMBIENTALI, non troviamo corrispondenza in un disegno generatore dell’idea di città.

Proponiamo che vengano individuate come linee guida delle identità ambientali e paesaggistiche sul territorio e queste stesse poste a supporto dell’idea del progetto urbano.

Abbiamo tracciato una bozza, di quello che vorremmo fosse il punto di partenza di una pianificazione urbanistica moderna, che non necessità di incrementi di superficie costruita, ma di messa a sistema del territorio, di coerenza di lettura, di omogeneità, di valorizzazione, di utilizzo del verde, del paesaggio, e dei vari sistemi ad esso correlati, come base dell’ambiente in cui vorremmo vivere.

Per la costruzione di quest’idea siamo passati attraverso lo sviluppo del concetto e l’individuazione delle “unità paesaggistiche” presenti e rilevanti nel territorio di Arenzano:




    -il bosco
-le aree agricole e i percorsi storici connessi
-la linea di costa, le spiagge e le scogliere
-il mare
-i parchi storici monumental
-le aree a servizi pubblici di connessione e tessuto -collagene tra unità ambientali
-il parco del Beigua e le nostre montagne


Questi elementi devono trovare una continuità, una omogeneità, sono quelli che creano gli spazi pubblici intesi come ambiti di interesse pubblico, di vita e relazione, sono quei corridoi che formano l’identità della Comunità.

I punti di connessione tra le unità di paesaggio dovrebbero diventare i nodi di sviluppo del sistema di relazioni, sono quelli che stabiliscono i rapporti, le interrelazioni tra la città e il territorio e sono quelli che vanno gestiti, individuati e elaborati con dei progetti urbani pubblici.

Precisiamo sulle unità ambientali che

> Il bosco , l’area boscata tra la Pineta e il Paese, è spesso individuato nei documenti del PUC, (punto 4.2.26 etc) , ma nonostante il riconoscimento formale


della rilevanza paesaggistica e caratterizzante della stessa, non troviamo un disegno che chiarisca il suo rapporto con il resto, non la troviamo protagonista
ma solo intesa come spazio di ritaglio delle nuove aree di trasformazione,

addirittura inserite all’interno della stessa e svincolate le une dalle altre, riteniamo un errore ambientale e urbanistico frammentarla ulteriormente e reputiamo indispensabile invece salvaguardarne la continuità ed rafforzarne la connessione con aree limitrofe simili.

> le aree a servizi pubblici costituiscono le aree a standard cittadine che garantiscono la continuità del paesaggio all’interno dell’edificato più fitto dove il verde si dirada, si struttura e si mescola con i servizi pubblici.

4.2 La creazione di un parco agricolo strutturato

Chiediamo di valutare un reale progetto di recupero e valorizzazione del patrimonio agricolo che impegni il Comune in primo piano in veste di promotore. Proponiamo la creazione di un ambito specifico di tutela delle restanti aree agricole attraverso l’istituzione di un parco agricolo intra paese che colleghi la zona di Terralba, la Piana le zone agricole di via Costa dei Frati fino alla valle del Cantarena e Terrarossa,

La messa a sistema di questo progetto si attuerebbe attraverso il concatenamento di una serie di attività eterogenee quali la ristrutturazione di vecchi percorsi pedonali di collegamento, la cooperazione con le scuole e la didattica, la creazione di un sistema di gestione e affitto degli orti, la creazione di zone di valorizzazione, di studio e vendita dei prodotti agricoli, ecc.

Questo progetto sostenibile non accontenterebbe solo qualche proprietario terriero a scapito dell’intera cittadinanza, ma fornirebbe un nuovo spunto turistico, economico e sociale per l’intera comunità.

Proponiamo che sia l’amministrazione a mappare le proprietà delle aree agricole e a individuare una cintura di presidio con innesti agricoli ancora presenti nel tessuto urbano, e che parallelamente sia avviato un processo fiscale giuridico e di gestione delle aree che veda la partecipazione di proprietari e cittadini, , sviluppando la mappatura di una rete di colture, di approvvigionamento idrico, di reti di spostamento e connessione, di predisposizione dei servizi necessari per lo sviluppo, la commercializzazione, la gestione e l’assistenza ad un progetto
integrato di Parco agricolo che sia protagonista di uno sviluppo urbanistico, economico e paesaggistico del territorio, avvalendosi dell’importantissima memoria storica.

5_OSSERVAZIONI SPECIFICHE ALLE ZONE

5.1 Zona 1

La zona 1 è strettamente legata con la zona 31, nonostante il PUC parli di difesa della fascia boscata tra la pineta e l’Aurelia e lo porti ad esempio di sistema verde nello specifico “MANTENIMENTO e salvaguardia naturalistica del bosco”, ritroviamo interventi che ritagliano, limitano e frazionano l’area boscata.

Obiettiamo che se si vuole difendere un ecosistema lo si deve fare non solo nelle intenzioni, ma con azioni concrete

chiediamo che la fascia boscata si difesa nella sua continuità e non ritagliata o spaccata, in quanto proprio e solo la sua continuità ininterrotta ne costituisce_
-elemento paesaggistico di importanza territoriale,

-elemento di salvaguardia delle specie animali e vegetali che vi abitano, -sistema ecologico di salvaguardia della fragilità idrogeologica del versante,

le unità di intervento 1.1, 1.2 ,1.3 che si ritrovano all’interno di questa fascia, non rispondono a questi criteri.

in dettaglio nell’intervento ui 1.2 è prevista una struttura ricettiva laddove


ne è già presente una analoga , dall’altra parte della strada, . Inoltre nel territorio cittadino vi sono altre unità dello stesso tipo da riqualificare, sicuramente più interessanti e di maggior pregio (albergo Miramare ad esempio).

        Osserviamo che la proposta di un polo sportivo è mancante della specifica del tipo di legame che avrebbe con gli altri poli sportivi previsti dal Piano, di cui uno sicuramente interessante in zona piazza Rodocanachi. Inoltre il polo previsto in questa area rimarrebbe completamente scollegato con il centro cittadino a causa dell’ assenza di un percorso di connessione.
        Proponiamo quindi che venga creato un percorso pedonale ciclabile che funga da rete connettiva tra il centro del paese, la Colletta e l’Ospedale e che serva i vari impianti sportivi già esistenti (Maddalena, Pineta, maneggio), con attraversamenti pedonali sicuri sull’Aurelia.
        Crediamo che la creazione di un’ulteriore nuova struttura non sia necessaria in questa zona e che comunque qualsiasi intervento di nuova edificabilità dovrebbe essere preceduto da una valutazione a più ampio spettro e dalla redazione di un piano per le attrezzature sportive che preveda la messa a sistema delle esistenti e delle future .

        Riteniamo che la creazione di una rete di collegamento fatta di percorsi verdi ciclabili e pedonali che si dipanano all’interno del territorio comunale possa definirsi di per sé un sistema sportivo di buona qualità, (o una struttura sportiva itinerante), oltretutto mai preso in
considerazione dalle amministrazioni comunali.

Chiediamo quindi di giustificare questa scelta e di guardare ad alternative che puntino sulla riqualificazione e la congiunzione dell’esistente.

Chiediamo che all’interno della zona 1.1a non sia intaccato il bosco e nessuna area naturale tenuto conto che l’area presenta anche fragilità idrogeologiche Chiediamo i progetti 1.1b e 1.1 a siano tenuti aggregati e compattati sul sito già compromesso e possano prevedere anche la demolizione e ricostruzione del manufatto pre-esistente e la riqualificazione urbana di un ambito la cui urbanizzazione recente non ha tenuto in nessun conto di aspetti qualitativi ma solo quantitativi. Ci auguriamo che l’incremento volumetrico autorizzato in questa sede non sia solo speculativo ma sia occasione per rigenerare un pezzo di tessuto urbano discutibile.
5.2 Zona 5

Chiediamo che venga valutata la possibilità che la zona del parcheggio attuale dell’Ospedale, s5.7, fortemente disaggregata, sia valutata per la creazione di un parcheggio multipiano con piazza in quota ad uso ospedale che soddisfi i parcheggi di interscambio proposti dal PUC in altre aree naturali.

Crediamo che questa area degradata sia l’occasione per concentrare aree a parcheggio evitando il sacrificio di aree naturali e per progettare uno spazio pubblico qui necessario.

Ui 5.2 osserviamo che anche questa volumetria prevista, una RSA da 120 posti letto, è situata in ambito boscato e naturalistico, chiediamo di valutare la traslazione della volumetria utilizzando zone antropiche dismesse e maggiormente inserite nel contesto urbano,

Crediamo che una struttura in questa area inoltre rimarrebbe isolata con ulteriore necessità di infrastrutture e quindi conseguente aumento dell’impatto sul suolo.

Suggeriamo la valutazione dell’utilizzo del vecchio Ospedale come RSA tramite un accordo con ARTE

6_OSSERVAZIONI SULLA MOBILITA

Nel PUC non viene proposta nessuna visione alternativa alla viabilità attuale. Al Punto 5.1.3 si evince che le possibili soluzioni proposte dall’amministrazione comunale per far fronte alle criticità in tema di mobilità sono l’allargamento delle sedi stradali esistenti e una maggiore fluidità
Soluzioni che equivalgono a un aumento della portata e della velocità, l’esatto

contrario della vivibilità e della pedonalità che invece noi chiediamo.

In riferimento alla costruzione di una nuova viabilità nell’area della Piana non troviamo alcun elemento che possa giustificarne la fattibilità, ma soltanto criticità proprie di una scelta dalla marcata impronta anti-ambientalista.
Nello specifico riteniamo che:
- il suo stesso posizionamento à 1/3 della via Marconi non svincola il problema su una parte di esso almeno, e, tenuto conto inoltre che l’automobilista farà sempre la strada più breve, da Arenzano rimarrà prevalente l’uso di via Marconi, mentre da ovest la prima parte della suddetta esistente è già larga a sufficienza, e non sembra quindi portare nessun miglioramento,

Per questi motivi richiediamo sia fatto uno studio preciso del traffico e della mobilità che giustifichi la distruzione di aree verdi e di muri di cinta storici per la creazione di una strada a nostro parere totalmente inutile.

Osserviamo che la rete di piste ciclabili previste è indirizzata prevalentemente ad un uso turistico piuttosto che a un uso quotidiano, lasciando così inespresse le esigenze dei cittadini e di una mobilità veramente sostenibile che ricopra l’intero territorio e tutte le esigenze. La nostra visione di mobilità cittadina vede, prioritariamente alla costruzione di nuove strade, lo sviluppo di una continuità pedonale e ciclabile che colleghi e serva tutti i quartieri. Chiediamo che all’individuazione di aree di interscambio ai limiti del centro in aggiunta ai parcheggi esistenti, segua la previsione di percorsi pedonali e ciclabili che colleghino queste aree con il centro e le aree turistiche.

CONCLUSIONI

"La lotta contro la distruzione del suolo italiano sarà dura e lunga, forse secolare. Ma è il massimo compito di oggi se si vuole salvare il suolo in cui vivono gli italiani. Significherebbe che lo stato intende vegliare affinché, dopo secoli di distruzione, si salvi quel poco che resta delle foreste e del suolo delle Alpi e degli Appennini e si ricostruisca parte di quel che fu distrutto".

(Luigi Einaudi, "Della servitù della gleba in Italia", 15 dicembre 1951)