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mercoledì 16 marzo 2016

QUALI ZONE DI ARENZANO VERRANNO ESCLUSE DAL PIANO CASA DI TOTI?

 Il 4 marzo in consiglio Comunale è stato discusso al punto 4 dell'ordine del giorno il seguente argomento: l’individuazione delle parti di territorio del Comune di Arenzano da cui escludere l'applicazione del PIANO CASA (disposizioni di cui agli articoli 3 3bis della lr 49/2209 ai sensi dell’art 12 della lr 22/2015)
Grazie all’art 12 introdotto con la legge regionale 22/2015 i Comuni avrebbero potuto riprendersi, almeno in parte, la propria autonomia pianificatoria semplicemente individuando le aree in cui non è applicabile il Piano Casa, entro 60 gg. previsti per legge (in scadenza il 7/03).


In sintesi, nella seduta consiliare di giovedì 4 marzo, la maggioranza ha illustrato le motivazioni che , in base all' art.12 della ll.r. 22, hanno portato alla decisione di escludere dall'applicazione del Piano Casa solamente due aree:  la Pineta e le aree extraurbane. 
La presentazione di un emendamento presentato dalla minoranza, che in attesa delle osservazioni al PUC chiedeva l'estensione anche alle zone extraurbane e alla Pineta, (previo passaggio dei progetti di ampliamento dal Consiglio Comunale o da una apposita commissione tecnica), è stato fatto ritirare perché ritenuto illegittimo dai funzionari comunali.

Possiamo plaudere sicuramente a una limitazione del danno, ma noi avremmo preferito che il Comune si fosse fatto carico di escludere l’intero territorio del Comune dalla Legge e di applicare il proprio piano urbanistico vigente in autonomia.


LE NOSTRE OSSERVAZIONI:
- vi è innanzitutto una considerazione logica e del tutto politica sulla questione:
un Comune, avendo a disposizione uno strumento urbanistico che deriva da considerazioni meditate, partecipate e condivise, non dovrebbe avvalersi di uno strumento così grezzo e primitivo dettato dall'alto con un unico scopo (aumento di cementificazione) ma, avendone facoltà, dovrebbe escludere in toto il proprio territorio comunale.
La assunzione del Piano Casa equivale infatti ad una ammissione di non esaustività degli strumenti urbanistici vigenti e quindi di insufficienza del lavoro svolto dallo stesso Comune per organizzarsi con una disciplina urbanistica.
- Un'altra considerazione è di tipo formale: dal momento in cui la LR n. 22 del 22/12/2015 è stata impugnata dal Governo il 19/02/2016, per evidenti elementi di incostituzionalità e quindi con la possibilità che possa essere dichiarata illegittima, si presenta la possibilità che la Corte Costituzionale si pronunci invalidando tutta una serie di procedure già avviate, con un conseguente pasticcio burocratico.
- VI è infine un'ultima considerazione, ma non ultima per importanza che riguarda IL PRINCIPIO  del costrutto su cui si basa il Piano Casa approvato dalla Regione: più volume costruito e più sfruttamento del suolo = maggiore lavoro e maggiore sviluppo. Questa equazione - che tiene conto di un unico principio quantitativo e non qualitativo e che è la causa delle peggiori speculazioni sul nostro territorio - è obsoleta e superata dall'evidenza dei fatti e soprattutto DIMOSTRA CHE SUL MEDIO E LUNGO PERIODO QUESTO E' UN MODELLO FALLIMENTARE. 
Sulla base di questa equazione gli unici ad arricchirsi sono gli speculatori edilizi a spese del patrimonio comune di suolo, ambiente, paesaggio, risorse, che appartengono a tutti i cittadini presenti e futuri.
Chi non ha capito che il prossimo futuro è in mano ad un altro modello di sviluppo e rimane attaccato a vecchie, superate e disastrose logiche, prosegue e incentiva il declino in atto.


Se continuiamo a perseguire all'infinito il principio secondo cui ad un aumento di volumetria e di cementificazione corrisponde un aumento di occupazione e lavoro arriveremo a una copertura totale del suolo, con case che nessuno abita e che non "producono" nulla. 

Infatti una casa vuota, come già il 65/70 % delle nostre volumetrie presenti, non produce lavoro, né servizi, né ossigeno, né ricchezza in nessun modo se non nel brevissimo periodo e a discapito di costi che a lungo termine saranno sempre più ingenti.

La logica del consumo all'infinito prima o poi per problemi fisici si dovrà arrestare e, quanto prima gli Enti prenderanno coscienza di un nuovo modello di sviluppo attivando altre logiche, tanto prima saremo in grado di USCIRE  dalla cosiddetta “crisi“, spauracchio di qualsiasi decisione insostenibile.



Per tutti questi motivi, crediamo che il Comune, oltre a quelle previste dalla Legge e alle zone individuate in Consiglio, avrebbe dovuto salvaguardare l’INTERO territorio e in particolar modo avrebbe dovuto tutelare:
  1. LE AREE AGRICOLE, frammenti sopravvissuti all'interno del tessuto urbano di valore storico, culturale, ambientale ed economico che, ancora salve dalla speculazione, hanno bisogno di essere difese, perché minacciate dalla coda di uno sviluppo edilizio dissennato, perché inserite nel tessuto urbano come pausa e respiro dall'urbanizzazione, perché ultimi residui di terreno agricolo di valore economico e sociale ( la nostra miglior fonte di distribuzione alimentare e non solo a Km 0), e infine ma non ultimo perché costituiscono le fondamenta storiche della cultura del Paese di Arenzano
  2.  LE AREE DI VALORE PAESAGGISTICO AMBIENTALE anche inserite all'interno dell’ambito urbano, 
  3. TUTTO IL PATRIMONIO STORICO ARCHITETTONICO  non solo relativamente al centro storico
  4. TUTTE LE AREE DI TRASFORMAZIONE ossia quelle ove già previsto un piano di trasformazione, come la Piana, Terrarossa, Terralba etc;

venerdì 11 marzo 2016

EVENTI AI QUALI PARTECIPEREMO



VI INVITIAMO A PARTECIPARE RENDENDOVI PARTE ATTIVA, CONSAPEVOLE E INFORMATA  SULLE SCELTE OPERATE DALLE ISTITUZIONI.

Per chi fosse interessato ricordiamo gli appuntamenti imminenti ai quali parteciperanno i cittadini attivi di  Arenzano a 5 Stelle



  •  VENERDì 11 MARZO ORE 20.30: assemblea pubblica con la Regione sul Piano Regolatore Portuale   -   Municipio VII Ponente.
  • SABATO 12 MARZO ORE 17: Dibattito sulla raccolta differenziata nella valle Stura - Cinema Teatro Opera Mons. Macciò.
  • LUNEDì 14 MARZO ORE 21.30: riunione gruppo Arenzano 5 stelle - Portichetto Pineta
  • MERCOLEDì 16 MARZO: Convocazione Commissione consiliare su ARAL





venerdì 4 marzo 2016

REFERENDUM DEL 17 APRILE CONTRO LE TRIVELLE - Andiamo a votare SI!

Il 17 aprile puoi scegliere: lasciare che i nostri mari diventino un far west di petrolieri, mettendo a rischio il Mediterraneo, oppure far capire al governo che il nostro vero petrolio è la bellezza delle nostre coste, culla della nostra storia e della nostra cultura.

Per estrarre petrolio le compagnie devono versare dei “diritti”, le cosiddette royalties. Ma per trivellare i mari italiani si pagano le royalties più basse al mondo: il 7% del valore di quanto si estrae. E i petrolieri ringraziano. Per estrarre poche gocce di petrolio di scarsa qualità, si mettono in pericolo le nostre coste, la fauna, il turismo, la pesca sostenibile. Le prime vittime innocenti potrebbero essere delfini, capodogli, tartarughe, gabbiani e i pesci che popolano i nostri mari. È il momento che qualcuno te lo dica: bucare i fondali non risolverà la nostra dipendenza energetica dall’estero. Come ammette anche il governo, le riserve certe di petrolio nei mari italiani equivalgono a 7-8 settimane di consumi nazionali e potremmo estrarre gas per soddisfare i consumi di 6 mesi. Ne vale la pena?

Per scongiurare il quorum, Renzi ha anticipato la data del voto al 17 aprile, dimezzando i tempi della campagna referendaria e ostacolando il tuo diritto a informarti.
Dimostragli che questi trucchetti non riusciranno a fermare la democrazia. VOTA SÌ!
Fonte: http://www.greenpeace.org/italy/it/Cosa-puoi-fare-tu/partecipa/referendum-trivelle/

ASSEMBLEA PUBBLICA sul Piano Regolatore Portuale e PETIZIONE contro l'ampliamento del Porto






Dopo le varie petizioni promosse dai comitati e dal M5S e in seguito alle manifestazioni di protesta contro l'ampliamento del porto di Prà fino a Vesima, i Comitati, le associazioni e i cittadini del ponente torneranno a discutere del futuro del litorale di Voltri  nel palazzo del VII Municipio.

Venerdì 11 marzo, alle 20.30 il coordinamento comitati e associazioni del ponente ha indetto una assemblea pubblica con esponenti della Regione per ribadire il netto no ad ogni ipotesi di ampliamento delle attività del porto contenute nel piano regolatore di Autorità Portuale.

indicazioni stradali


mercoledì 2 marzo 2016

Toti, dopo 23 anni, taglia i fondi all'Associazione Alta Via dei monti liguri, in barba alla legge

"Siamo spiacenti di comunicarvi che a partire dal °1 marzo cesseranno i servizi finora garantiti dall’associazione Alta Via dei Monti Liguri per mancanza di finanziamenti da parte della Regione Liguria".
Alta Via dei Monti Liguri
Con un comunicato stringato e freddo, l'associazione che si occupa della manutenzione e valorizzazione del percorso di 450 chilometri che dalla Francia porta alla Toscana attraverso l'Appennino annuncia lo stop alle attività a causa dello stop ai fondi regionali imposto dalla giunta Toti.

Creata con legge regionale nel 1993, l’itinerario dell’Alta Via, che rappresenta anche una importante risorsa turistica per la destagionalizzazione del turismo in Liguria, è nato da un progetto congiunto del Centro Studi Unioncamere Liguri, del Club Alpino Italiano e della Federazione Italiana Escursionismo ed è da sempre affidata all’associazione appositamente per tutelarla e promuoverla.

In seguito alle proteste dell'associazione e le numerose polemiche in rete, l’assessore regionale all'Escursionismo, Stefano Mai, ha successivamente dichiarato alla stampa che la gestione dell’Alta Via dei Monti liguri sarà affidata al CAI e che verranno stanziati dalla Regione Liguria 100mila euro per la gestione e la promozione del famoso sentiero.
"Un passaggio di consegne improvviso" - dicono i membri dell’associazione - "che di sicuro non si deve ai costi, visto che la nuova gestione, esattamente come quella vecchia, costerà alla Regione 100mila euro. Comunque vada, si porrà fine senza il minimo preavviso a due contratti di lavoro, a progetti internazionali e in generale alle attività delle tante persone che in questi anni si sono dedicate all’Alta Via".
Staremo a vedere nelle prossime settimane se la convenzione con il CAI andrà in Giunta – come dichiarato dall'assessore Mai - e se la carica di Presidenza del CAI di Rixi, sarà affidata a DeFerrari, oppure se l'alta via dei monti liguri sarà abbandonata a sé stessa.

Tuttavia, a prescindere da questo, non possiamo fare a meno di rilevare che i fondi stanziati all'associazione per la valorizzazione dell'Alta Via dei Monti Liguri negli ultimi anni erano stati drasticamente ridotti. Nel 2009 ad esempio l'impegno di spesa fu pari a Euro 205.000,00 così suddivisi:
1) Interventi di ripristino dell'Alta Via dei Monti Liguri (Euro 110.000,00),
2) Interventi di potenziamento delle strutture ricettive e dei servizi al fruitore (Euro 20.000,00),
3) Attuazione del Progetto regionale Alta Via: collaborazione con la Regione Liguria per lo sviluppo del progetto (Euro 55.000,00),
4) Attuazione del Progetto regionale Alta Via: azioni relative a manutenzione, implementazione e sviluppo portale web (Euro 5.000,00),
5) Attuazione del Progetto regionale Alta Via: interventi di marketing territoriale e divulgazione (Euro 15.000,00).
Mentre i finanziamenti per gli anni successivi, a detta dell'ex presidente Zunino, furono non superiori ai 100.000 euro, fino ad arrivare a zero per il 2016.

Andrea Melis, portavoce del MoVimento 5 Stelle in Regione Liguria riguardo alla gestione dell’Associazione Alta Via dei Monti liguri afferma: “Noi, come MoVimento 5 Stelle, presenteremo al più presto un’interrogazione alla Giunta per chiedere chiarimenti in merito e conoscere cos'ha intenzione di fare per sostenere e promuovere questo fondamentale presidio naturalistico, che rappresenta uno dei simboli della nostra regione”.

venerdì 26 febbraio 2016

Riqualificazione del parco di Villa Figoli, luci ed ombre: tagli selvaggi o un progetto ragionato?


 Il gruppo Cittadini attivi  Arenzano A 5 stelle ha ospitato l'agronomo Claudio Serrano per capire meglio come sono andate le cose e per guardare in maniera più consapevole al futuro del parco della villa, patrimonio arenzanese. 
La trasparenza e la partecipazione sono due elementi che caratterizzano l'operato del M5S; per questo motivo  il gruppo di attivisti arenzanesi ha deciso di ascoltare il parere di un esperto e sciogliere eventuali dubbi su come sono andate le cose.

Questa la sintesi della relazione:

Il Parco di Villa Figoli fu progettato nel 1872 dall'architetto Rovelli. Esso si sovrappose ad un parco settecentesco in stile formale di cui conserva ancora alcune tracce. 
Tra le piante messe a dimora durante il restyling il pezzo forte è rappresentato dalla splendida collezione di palme. 
Nel febbraio del 1934 il parco fu sottoposto a tutela, garantendo pertanto per lo stesso le condizioni di conservazione e protezione. Infatti, sia la villa che il parco furono soggetti a vincolo della Soprintendenza per i beni Architettonici e Paesaggistici e sottoposti successivamente alle disposizioni di tutela dei Beni Culturali.
Il parco di Villa Figoli rientra nella tipologia dei “giardini romantici”.

La loro caratteristica è di essere creati per emozionare: ricchi di spazi racchiusi ed ombrosi, più che di spazi aperti, luminosi e lineari, atti a creare una sequenza di luoghi intimi tra alberi, cespugli e fiori che apparentemente sono fatti crescere in modo naturale, quasi disordinato.

ll problema è sorto, probabilmente, nel momento in cui il progetto architettonico della Villa ha prevalso su quello dell'agronomo. Infatti secondo gli architetti il progetto avrebbe dovuto valorizzare le viste prospettiche della villa mentre il parco diventa elemento di contorno che va sfoltito in quanto adito solo a dar risalto all'edificio. Mentre, al contrario, il progetto dell'agronomo è di tipo conservativo: esso tende a dare risalto al verde e a mantenere l'autenticità del giardino. 
L'altro elemento che ha portato all'elaborazione del progetto preliminare di abbattimento, soprattutto quello riguardante i pini domestici, è stata la messa in sicurezza degli spazi pubblici.
E' ovvio che nessuno possa garantire che un albero in un centro urbano non cada e non arrechi danni in seguito ad un evento forte di vento. Pertanto, secondo questa logica, moltissimi alberi sani  e non ancora giunti a fine vita, possono essere abbattutti.
Studi recenti hanno dimostrato che, in particolare per quanto riguarda i pini domestici, gli alberi lasciati crescere liberamente e con apparati radicali indisturbati siano più resistenti in quanto la naturale conformazione aerodinamica della chioma permette una maggiore stabilità.

In seguito all'incontro del 21 gennaio tra l'amministrazione e  progettisti, tecnici comunali, tecnici dell'associazione DTGP (dirigenti e tecnici giardini pubblici) e con la presenza del Sig. Patrone - promotore della petizione pro parco - il progetto ha subito delle sostanziali modifiche.

Molte delle piante destinate all'abbattimento (in seguito ad indagini strumentali) sono state preservate.

Il direttore dei lavori, dr Sassatelli, bolognese,  ha sposato le proposte riguardo l'integrale conservazione del palmeto suggerita dall'associazione Dirigenti e tecnici dei pubblici giardini.
Purtroppo però non si è fatto in tempo a fermare l'abbattimento di un tipo di palma dal tronco multiforme molto pregiato (vedi foto 1). Il numero totale delle piante abbattute è sceso sotto le 150 unità rispetto alle 207 previste e il totale delle 589 sottoposte alla verifica VTA (visual tree assessment). Oltre ad aver accantonato lo sfoltimento del  palmeto quegli esemplari che venivano indicati come “da trapiantare per scopi architettonici” rimarranno al loro posto. Questo freno è stato posto grazie alla sollevata di scudi della cittadinanza arenzanese e ad una petizione contro l'abbattimento, atrimenti l'esecuzione dei lavori previsti dal progetto avrebbe potuto procedere per inerzia (vedi foto 2).

Al termine della pulizia preliminare l'Associazione Dirigenti e Tecnici dei pubblici giardini sarà invitata ad una visita nel parco in occasione della quale potrà attivarsi una sinergia tra progettisti-amministratori-tecnici per la valorizzazione del parco ad iniziare da un lavoro di classificazione delle piante di pregio (che a nostro avviso avrebbe dovuto compiersi prima di procedere).

sabato 20 febbraio 2016

Convocazione riunione - PARCO DI VILLA FIGOLI: Situazione attuale e futura del Parco



Vi aspettiamo 


Ordine del giorno:

1) VILLA FIGOLI: RELAZIONE SUL PROGETTO CHE AVEVA PREVISTO L'ABBATTIMENTO DI NUMEROSI ALBERI - Quale è lo stato attuale del parco? E quello futuro?- RELATORE Dr. CLAUDIO SERRANO - AGRONOMO

2) Scelta e organizzazione GRUPPI DI LAVORO (tra cui quello per osservazioni al PUC); 

3) organizzazione prossimo gazebo: proposte di iniziative di democrazia diretta (referendum, petizioni)

4) varie ed eventuali




La riunione è aperta a tutti coloro che sono interessati

venerdì 19 febbraio 2016

L'ACQUA DI ARENZANO - un tesoro pubblico da non cedere alla governance delle multi-utility

Venerdì 12 febbraio scorso è stata convocata l'assemblea di Am.Ter , ordine del giorno è il passivo di bilancio riscontrato nell'esercizio 2015 e la volontà dei 5 soci di maggioranza, i comuni di Cogoleto, Mele, Masone, Campo Ligure e Rossiglione, di capirne i motivi.
Il socio di minoranza che detiene il 49%, che è anche il socio operativo , è Mediterranea delle Acque (MdA), la stessa società che gestisce l'acqua di tutta Genova e che tramite le sue controllate gestisce di fatto anche le zone limitrofe e tutto il Tigullio . A MdA appartengono i Laghi del Gorzente, il complesso dei tre bacini artificiali che costituiscono la riserva idrica di tutta l'area. MdA è una controllata di IREN spa che ne detiene il 60% delle azioni, il restante 40% appartiene a F2i (banche, fondazioni, cassa depositi e prestiti).

Sul piano amministrativo abbiamo l'Ente d'Ambito che governa l' ATO (Ambito Territoriale Ottimale), esso assegna il Servizio Idrico ai gestori e con loro stabilisce le tariffe in base al rapporto fra spese correnti, previsione di investimenti e stima dei servizi erogati. 
L'ente d'ambito dell' ATO genovese è costituito dai rappresentanti dei 67 comuni che lo costituiscono e fa riferimento alla città metropolitana di Genova.
L'assegnazione del SII ad un unico grande gestore da parte dell'Ente d'Ambito viene motivato come una scelta volta a razionalizzare il servizio, rendendolo più efficace ed economico, anche se, alla luce dei fatti, non riscontriamo nessun beneficio sulla bolletta mentre le spese per gli investimenti vengono ridotte a discapito delle piccole reti locali di approvvigionamento.

La tendenza delle grandi società di servizi a risparmiare sugli investimenti pur di ottenere dei dividendi è ormai nota, sembra anzi essere il reale motivo della loro stessa esistenza. In tutta Italia queste cosiddette “multiutility” spartiscono dividendi superiori agli utili: nel caso di MdA essa ha distribuito nel periodo 2010 -2014 , 367 milioni di dividenti a fronte di un utile di 350, questo in violazione della legge votata dagli Italiani con il referendum del 2011.
In questo contesto si inserisce l'incomprensibile buco di bilancio di Am.Ter :
Se confrontiamo gli esercizi dell'ultimo triennio possiamo notare che il conto economico della società continua ad essere positivo mentre compaiono considerevoli aumenti di voci accessorie in bilancio.
Sostanzialmente però, i numeri, non consentono ad una società che ha un capitale sociale di 1.300.000€ di venir liquidata per un buco di bilancio di soli 30.000 .
A norma statutaria la parte di azioni possedute dai comuni non possono nemmeno essere acquistate da un eventuale socio privato, solo se la società venisse in qualche modo liquidata il SII dovrebbe essere nuovamente assegnato a un gestore. Tirando le somme, da una parte traspare la volontà di far apparire AmTer come una società in passivo quindi inefficiente, dall'altra si prepara il campo all'abbandono delle le reti locali di approvvigionamento a beneficio di una rete principale proveniente da Genova. 

Nella maggior parte dei Comuni dell' estremo ponente ligure, dall'entroterra Ingauno fino a Ventimiglia, oltre il 90% dei Comuni gestiscono in economia diretta le proprie risorse idriche.
Sia il territorio, sia le infrastrutture, sono molto frammentati, poco idonei ad una gestione centralizzata; a causa degli alti costi di manutenzione e della bassa concentrazione demografica la gestione risulta poco appetibile per le grandi società .
Sembra quindi che il vero motivo della presenza dei grandi gestori, non sia un bisogno di razionalizzare o di ottimizzare i costi della gestione idrica, ma piuttosto quello di produrre utili. Infatti solo dove le previsioni di investimento sono favorevolmente proporzionate al numero di utenze e la densità di popolazione è più elevata, questi ultimi si impongono come gestori unici del Sistema idrico Integrato.


Se consideriamo il sistema idrico di Arenzano e Cogoleto possiamo riscontrare che esso è già dotato delle infrastrutture che consentono di sopperire ad eventuali carenze, principalmente estive, veicolando acqua proveniente da Genova, acquistandola cioè dalla stessa società (MdA)che rappresenta il 49 % di Am.ter stessa.
Come si può non pensare che una volta dichiarato antieconomico il mantenimento delle nostre fonti non si cerchi di monopolizzare l'intera area di ponente della città metropolitana vendendo acqua di MdA? O, ancor peggio, sostituendosi ad Am.Ter come gestore?
Le nostre sorgenti sono caratterizzate da un'acqua di alto pregio, essa non contiene calcare, è povera di sodio e di altri sali, ha un grado di salinità molto basso( 120 /180 microS). E' così pregiata che sull'altro versante dei nostri monti (Urbe) è stata, per un breve periodo, imbottigliata e venduta con il nome di “Acqua del Faiallo”. Non è accettabile che il servizio idrico venga gestito in termini unicamente speculatici senza tener conto degli aspetti qualitativi!

Come cittadini di Arenzano non intendiamo rinunciare alla qualità delle nostre acque e come cittadini di Arenzano a 5 Stelle chiediamo che l'amministrazione scelga di servire gli interessi della cittadinanza nello spirito delle leggi che regolano la materia, a partire dalla norma scaturita dal referendum del 2011, secondo cui, la gestione del Sistema Idrico Integrato non può avere fini di lucro. 
Il Comune deve porre il massimo rigore nel pretendere che le disposizioni del contratto di servizio siano osservate scrupolosamente, perché esse sono il corrispettivo di quanto i cittadini versano per esso.
Non sono tollerabili giochi politici tesi a favorire un regime di monopolio della gestione idrica, con conseguente abbandono delle risorse locali e diminuzione della qualità del servizio ai cittadini


Riunione congiunta su Am.ter


giovedì 10 settembre 2015

INCENERITORE DI RIFIUTI SPECIALI AD ARENZANO?

Non occorre essere un ambientalista per preoccuparsi della tutela della nostra salute quando essa è messa a rischio da un INCENERITORE di rifiuti speciali. Eh sì, perché succede che  ci preoccupiamo tanto degli inceneritori per rifiuti urbani, quando sembrerebbe che proprio ad Arenzano ve ne sia già pronto uno per essere avviato all'incenerimento di rifiuti e di sostanze organiche.
Sarà sempre l'Eco Eridania a provvedere allo smaltimento di questi rifiuti. Emerge infatti da un documento del Dipartimento per la sanità pubblica veterinaria, la nutrizione e la sicurezza degli alimenti che nell'elenco degli impianti autorizzati all'incenerimento e coincenerimento di digestato, prodotti dell'uovo, ossa, sangue, carcasse di animali, compare anche l'azienda suddetta (già da anni occupata nello smaltimento dei rifiuti ospedalieri).
Nel documento compaiono una serie di codici  tra i quali quello che desta  maggior preoccupazione è il DIGR, ossia i residui di digestione o digestato,  (frazione secca post trattamento meccanico e residuo secco del digestato, cioè quello che resta dopo il processo di digestione anaerobica dei rifiuti)

Perché siamo preoccupati se l'Eco Eridania mette in funzione un nuovo forno o predispone quello già esistente per bruciare residuo dei rifiuti?
Solitamente la versione rassicurante degli inceneritoristi è quella che gli inceneritori non danneggiano la salute perché sono dotati di filtri idonei. Ma secondo voi i filtri, sempre che vengano mantenuti in buone condizioni, sono sufficienti a bloccare le nano-particelle?

Forse non tutti sanno che......
i forni di incenerimento vengono utilizzati per lo smaltimento dei rifiuti attraverso un processo di combustione che avviene ad alte temperature. Gli impianti di ultima generazione bruciano a temperature sempre più elevate.
Proprio per quest'ultimo motivo, i nuovi inceneritori sono ancor più pericolosi dei precedenti. Infatti più elevata è la temperatura di combustione più sono piccole le dimensioni delle particelle emesse. Sono le polveri sottili (di dimensione micrometriche, ovvero del diametro medio compreso tra 10 e 1 micrometro) e le nano-particelle (ancora più piccole, con un diametro medio compreso tra 0,2 e 100 nanometri).
Queste particelle invisibili s'insinuano nell'organismo umano attraverso l'apparato respiratorio ed anche attraverso l'apparato digerente, dato che le particelle si depositano anche sulle coltivazioni prossime agli impianti.
Qualsiasi sorgente ad alta temperatura provoca la formazione di particolato; più elevata è la temperatura, minore è la dimensione delle particelle prodotte; più la particella è piccola, più questa è capace di penetrare nei tessuti; ed inoltre non esistono meccanismi biologici o artificiali capaci di eliminare il particolato una volta che questo sia stato importato da un organo o da un tessuto: insomma le particelle durano per sempre.
Il corpo, non riconoscendo le nano-particelle, le isola come corpi estranei e questo, nel corso del tempo, può generare un gravissimo processo infiammatorio. In questi casi si parla di nano-patologie.
Purtroppo le particelle di dimensioni ancora più ridotte possono penetrare fino all'interno delle cellule, fino addirittura a ledere la struttura del DNA, con gravissime conseguenze come dimostrato dai numerosi casi di feti malformati.

Gli studi sulle nano-potologie si occupano appunto di studiare le malattie causate delle nano-particelle: è una scienza che sta aprendo un mondo a sé all'interno della Medicina. Le scoperte sono importantissime e sarebbero ancor più fruttuose se i rappresentanti del mondo politico decidessero di sedersi attorno a un tavolo, in un serio dibattito pubblico, con i medici contrari agli inceneritori. Purtroppo i medici e i ricercatori non ottengono risposta e quest'attesa di un dialogo concreto continua ancora.

Per questo e per innumerevoli altri motivi, un inceneritore (anche se di piccole dimensioni) desta la nostra preoccupazione e in qualità di cittadini vorremmo essere informati su tale eventualità.

giovedì 11 giugno 2015

LITORALE E FONDI EUROPEI

Vorremmo sottoporre all'attenzione delle amministrazioni pubbliche ma anche dei cittadini una questione di non poca rilevanza circa l'indifferenza (al perfezionamento) da parte del Comune - principalmente di Genova, ma anche di Arenzano - in merito ai fondi stanziati dall'Europa per l'erosione marina del nostro litorale.

Per la precisione si tratta di un fondo europeo di 800.000 euro che l'Europa "concede" solo se il Comune ne spende a sua volta, ad integrazione, altri 200.000.

Se questo non avverrà, ovvero, non sarà approvato nel Bilancio del Comune entro Luglio e non sarà appaltato entro il 31/12/2015, i soldi dell'Europa, saranno praticamente buttati al vento e per i prossimi 20 anni, dovremo dire ADDIO ai moli, peraltro già approvati, a salvaguardia delle spiagge.

Il tratto di arenile in oggetto é quello compreso tra la fine di Vesima (versante ovest) e i bagni Pizzo di Arenzano, tratto ancora privo di moli, in cui i gestori delle attività commerciali si arrangiano come possono per proteggere le loro attività dalle sempre più cospicue e ravvicinate mareggiate.



Ci duole constatare che probabilmente le amministrazioni comunali non reputano abbastanza importante la salvaguardia del litorale in una zona in cui manca una discreta densità di popolazione che potrebbe garantire un ritorno in termini elettorali. 

Ci auguriamo che giunte e consigli comunali non lascino cadere nel vuoto questa possibilità.